La dignità del lavoro

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Ultima modifica 14 Ottobre 2015

Giorni fa è stata pubblicata sul sito del Corriere della Sera, nel blog “La nuvola del lavoro”, la lettera di una giovane ragazza. Giorgia – questo è il suo nome – ha 26 anni, vive nelle Marche, ha una laurea in Lettere e sogna di fare la giornalista.

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Mi rivedo molto in lei: stesso percorso di studio e, soprattutto, stesso sogno nel cassetto. So cosa significa, so quanto la carriera giornalistica rappresenti un sogno per molti, so quanto quest’ambizione richieda dedizione, tempo – non entriamo, infatti, nel merito di quanto, in media, lavori un giornalista nelle redazioni – pazienza, umiltà, disponibilità e flessibilità, per non parlare di quanto ultimamente il mercato sia saturo.

Giorgia è praticante – il che significa dover frequentare, per almeno 24 mesi, una redazione giornalistica a diffusione nazionale, per poi sottoporsi a un esame di idoneità professionale – e sta cercando un lavoro a Milano, così racconta nella sua lettera.

Dice di aver mandato il curriculum a un’agenzia di comunicazione milanese che, dopo un colloquio, le ha proposto l’assunzione. E fin qui, nulla da dire, anzi, gran bella notizia, di questi tempi, poi. Il mercato del lavoro è così complesso e non passa giorno senza che ci lamentiamo della sua mancanza.

Ma la questione è un’altra: le offrono 500 euro, con partita Iva, per lavorare cinque giorni a settimana. Togliendo, poi, l’agevolazione al 5% della partita Iva e il 27% della gestione separata dell’Inps, arriviamo – udite, udite – all’esorbitante stipendio mensile di 340 euro.

Ma come si fa a offrire una retribuzione del genere che, oggettivamente, non permette di vivere? In una parola: vergognoso.

disoccupazione_lavoro_fotogramma1La domanda sorge spontanea: “il gioco vale la candela”? Per Giorgia “no”, dato che ha deciso di rifiutare l’offerta, e non solo. Ha lanciato un appello a chi, come lei, si trova nella stessa situazione:

«Impariamo a dire no a quel datore di lavoro furbetto, che ti offre due spiccioli per un impiego che meriti e per il quale hai studiato. Io ho detto di no ma, finché ci saranno ragazzi che accetteranno qualsivoglia compromesso, la situazione in Italia non cambierà».

Quella di Giorgia è una storia come tante, tantissime, di difficoltà e tristezza nell’Italia di oggi, ma anche di coraggio e speranza, di chi, nella sua onestà intellettuale e integrità, ha saputo rifiutare e ribellarsi di fronte a una vigliaccheria.

Il suo messaggio, chiaro e forte, dovrebbe essere d’esempio per tutti i giovani perché, finché ci sarà qualcuno disposto a cedere a certi compromessi, le cose non cambieranno. Ma, purtroppo, tanti giovani si accontentano, nella speranza di un successivo progresso o perché, comunque, per quanto siano pochi, sono sempre soldi che entrano.

Giorgia, invece, ha compiuto una scelta di coscienza, ha fatto valere la sua dignità, non l’ha “svenduta” per timore di essere considerata “choosy”.

Di forme contrattuali, poi, ne esistono tante, come stage retribuito e apprendistato. Eppure, chissà perché, il datore di lavoro ha optato per una “bella” partita Iva, giusto per nascondere un rapporto di lavoro subordinato. Eppure, qualche parassita privilegiato, interessato al permanere di uno status quo, che faciliti sfruttatori ed evasori, ha avuto il coraggio di offendere Giorgia, accusandola di avere poca voglia di lavorare.

Ma, dunque, giusto per capirci: se la Giorgia della situazione avesse accettato, sarebbe stata bollata come “sfigata”; se, invece, come ha poi fatto, non avesse accettato, sarebbe stata definita “scansafatica”?

Quindi, come ne usciamo? Fissi a casa, con mamma e papà, da buoni “bamboccioni”, o in fuga dall’Italia?

1 COMMENT

  1. Sono quello che quasi un anno fa ha accettato quella proposta. Penso sia giusto farvi sapere come è andata a finire questa storia.
    Dopo 3 mesi di lavoro in agenzia ho ricevuto un aumento significativo. Da qualche giorno ho accettato la proposta di un’altra agenzia di comunicazione: chiuderò la partita iva in favore di un contratto a tempo indeterminato. Inutile dire che senza questi mesi di esperienza, non avrei ricevuto una proposta di questo spessore.
    Detto questo, non ho mai avuto mai il piacere di conoscere Giorgia. Con lei ho solo avuto un breve confronto telefonico, quando ancora entrambi non sapevamo se accettare o meno il lavoro. Ci tenevo, tuttavia, a dirle che non mi ritengo, come ha scritto lei sul Corriere della Sera “colpevole della crisi economica e della disoccupazione giovanile”: una sintesi sommaria che farebbe sorridere per quanto è ingenua, se non fosse anche di una bassezza rara. Un commento gratuito, carico di un rancore che posso comprendere, ma non accettare, e che fa certamente cattiva pubblicità a una che vuole fare la giornalista. Mi piacerebbe sapere, peraltro, se poi ci è anche riuscita e cosa fa oggi.
    Su una cosa la nostra Giorgia aveva ragione: accettare l’offerta iniziale era senz’altro un compromesso. Per me, però, era anche una scommessa. Direi che l’ho vinta.
    Davide

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