La scuola del Covid: cosa è cambiato. Cosa (fortunatamente) no.

E’ un po’ che non scrivo… quindi non sarò breve.
A volte uno ha bisogno di decantare vita, impressioni, emozioni, delusioni.
Altre volte trovarsi in mezzo al casino, alle responsabilità, a un modo nuovo di fare scuola non permette di vedersi da fuori subito e di capire fino in fondo cosa accade.
Se va almeno un minimo secondo i piani.

Qualche tempo fa ho scritto che la scuola ai tempi del Covid si può fare e ora confermo con due mesi sulle spalle, fortunatamente senza DAD, ma con due spalle così.
Un po’ d’immaginazione.

So bene che, se non abbiamo smesso di andare a scuola, è per la nostra organizzazione, per l’attenzione personale degli insegnanti e degli ATA alle norme e, diciamolo, per la serietà e la responsabilità di bambini e genitori.

Ma un po’ anche per quello che tecnicamente si chiama fattore C.

Chi lo sa come andrà domani?
Nessuno è esente, tranne i negazionisti: ormai è chiaro.
Sto ordinando sushi da asporto dal ristorante vicino casa.
Vado a fare spesa una volta o due a settimana.
Sto 5 ore con ffp2, gel ad ogni mossa in fuorigioco, ordino libri dalla piccola grande libreria perugina “Mannaggia”…libri dell’altro mondo, fidatevi. Cos’altro potrei fare?

Parliamo di Scuola.

Cosa ci è cambiato? Tanto.
Nulla a scuola ora è gratuito, nemmeno respirare, farsi sentire a 5 metri di distanza, far capire che sorridi, che scherzi… che fai una battuta, che ti inquieti.
Se cacci un urlo, poi, devi riprendere fiato mettendo in atto la ormai famosa tecnica yoga della mascherina aripigliafiatoconcalma, altrimenti te la ritrovi amorevolmente attaccata alle nari e assumi quel colorino asfittico per cui necessita uscire dalla classe sui gomiti a riprendere fiato.

E’ cambiato l’aiuto: all’inizio la vera e concreta difficoltà, soprattutto con i bambini di 5/6 anni. I numeri alti, nelle classi, compensavano ampiamente col mutuo aiuto: chi era più a corto di esperienze e di organizzazione spaziale giovava costantemente del sostegno dei compagni più precisi e veloci.
Niente di più bello che vederli come formiche che si passavano i semi.

La scuola del Covid ci ha costretto a tirare all’indietro la socializzazione, quella vera, quella fisica, per tutelarli.

E così all’inizio è stata dura, tenerli ai banchini. Sì, durissima, lo ammetto.
Ma, non so perché, si sono fidati e sembra che ci vogliano persino bene…
Noi, invece, a vederli così obbedienti, bravi nel senso più semplice e globale del termine, forse gliene vogliamo già troppo.
Pensavo che le mascherine non avrebbero permesso di conoscerli fino in fondo: falso.
Poter scrutare i loro occhi forse è stata una forma di conoscenza più acuta e profonda. Hanno tutti degli occhi bellissimi, credete.

E’ cambiata la paura: la mia.

Quella di non riuscire a recuperare, prima di andare in DAD, quel buco di 4 mesi di scuola dell’infanzia che sono i più ricchi in assoluto, quelli in cui gli insegnanti tirano le somme del loro prezioso lavoro. Risultati che si vedono chiaramente a lunga scadenza nell’atteggiamento dei piccoli.
Un esempio ne è quella propensione naturale ad iniziare insieme a tutti una piccola storia quotidiana.
I tempi della raccolta delle idee, del quaderno giusto, della matita al posto del pennarello hanno avuto una dilatazione a cui non eravamo abituate, sinceramente.
Abbiamo trovato, come era giusto, una pacifica resistenza alle attività scandite, al ritorno al lavoro dopo un’ora di ricreazione.
Ma ora va tutto bene. Li abbiamo un po’ tirati in avanti, ma posso riconoscere ora che sono stati del peso: piccoli e tosti.
Ora viene il bello.

Cosa non è cambiato?

Per fortuna il nostro affiatamento, il nostro entusiasmo, l’avere un obiettivo comune. Perché un insegnante da solo non funziona mai, men che meno ora.
Il mondo fuori, ecco, quello non è cambiato.
Anzi, se possibile è diventato ancora più gretto, ignorante, consapevolmente falso, tendenzioso… che riesce anche in un momento tragico a spianare tutti i nostri sacrifici.
Quel mondo, quello che parla di scuola senza sapere, è tutto, perfettamente, ancora al suo posto.
Il mondo di chi non ha capito la difficoltà iniziale. Quello di chi preferisce chiudere gli studenti in casa invece che spendere per la sicurezza.
Il mondo che crede che la DAD ci salverà tutti, tranne i nostri ragazzi.

Il mondo fuori non si è accorto che la scuola adesso è più forte e in negativo affiora chi se n’è fregato.

Ma c’è un lieto fine: non è cambiato il “Maé mi confondo sempre il verso del 3”
“Maé non riesco a tirare su il dito per fare 4!”
“Maé ho sonno”
“Maé lo sai che hai il profumo della mia mamma?”
“Maé vieni vicino a me ché non ci riesco?” 

Mi basta.

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