La sentenza

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

 

avvocato sfregiata acidoAveva chiesto, e ottenuto, il rito abbreviato, forse pensando che la pena da scontare sarebbe stata minima, magari gli avrebbero concesso i domiciliari.
In fin dei conti lei non era morta, era solo stata sfregiata e dopo dieci operazioni era, quasi, ritornata normale.
Non poteva, una donna, quella che lui amava, quella con la quale era fidanzato, essersi stancata di lui, non poteva lasciarlo, non poteva andarsene, non ne aveva il diritto, e così lui, vigliacco fino in fondo, non aveva avuto nemmeno il coraggio di affrontarla, forse, in cuor suo, sapeva di non poter vincere, sapeva che in un confronto sarebbe riuscito perdente, sconfitto su tutti i piani.

Questo il suo orgoglio non poteva accettarlo, così ha ingaggiato due delinquenti, affinché portassero avanti la sua vendetta, un getto di acido sul viso, tanto acido, da sfigurarla sino alle estreme conseguenze.
Ma anche così ha perso, è stato sconfitto da una donna forte, che non ha esitato a denunciarlo, a segnarlo a dito, a mostrare pubblicamente e fieramente il suo viso deturpato, a sottoporsi a dieci dolorose e delicatissime operazioni, per cancellare le bruciature dell’acido, per ritornare ad avere un viso che si può guardare senza pietà, ma con rispetto e ammirazione per il coraggio dimostrato.
E lei è li, in tribunale, segue passo, passo il processo, è presente a ogni seduta, fiera e orgogliosa di sé, guarda in viso il vigliacco che l’ha fatta sfregiare.
Ascolta senza battere ciglio, ma con commiserazione, le balbettanti parole della difesa, le inconsistenti scuse, ascolta tutto sino alla stringente arringa finale del Pm, che chiede il massimo della pena applicabile: 20 anni.

fidanzatoNon è lunga l’attesa della sentenza, il giudice non ha dubbi e conferma: 20 anni. Giustizia è fatta. Magari.
È solamente terminato il processo di primo grado, i difensori già annunciano l’appello e, allora, mancano ancora due gradi di giudizio, se va bene, se la Cassazione, come spesso succede, non rinvia il tutto a nuovo processo e, con i tempi della giustizia nostrana, possono passare anni, tanti anni prima che le porte di un carcere si chiudano dietro di lui, se mai si chiuderanno.
Siamo stati spesso, in questi ultimi anni, spettatori di ribaltamenti di giudizi, di assoluzioni inconcepibili, di sentenze assolutorie assurde.
Alcuni diranno che 20 anni sono troppi, che è una condanna che vuol essere di esempio, una condanna troppo dura, ingiusta.

Io penso che non sia così. Quest’ essere con due gambe, che alcuni si ostinano a chiamare uomo, non so se voleva uccidere, ma certamente voleva che questa donna vivesse nell’ombra, si nascondesse, fosse costretta a nascondersi per la vergogna di mostrare un viso orrendamente deturpato.
Voleva condannarla a una non vita, a un dolore perpetuo, perché aveva solo ferito il suo orgoglio, il suo essere superiore, e non si merita 20 anni?
Pensate, uscirà dal carcere ancora giovane e, forse, se avrà meditato sulla sua condotta, se avrà riconosciuto la sua colpa, proprio per merito della forza della sua vittima, potrà vivere.

Nonna Lì

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