Fiabe e matematica. Cosa hanno in comune?

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Gianni Rodari ha detto: “Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi, essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”

Albert Einstein ha detto: “Se volete figli intelligenti leggete loro le fiabe; se volete figli molto intelligenti, leggete loro molte fiabe”

Se vogliamo sono due figure così diverse l’una dall’altra… sembra che nulla possa accomunarle.

entrambi hanno creduto nella
forza attiva della fiaba
nel percorso di crescita del bambino.

fiabe e matematica

L’insistenza con cui le mie figlie mi chiedono, alla sera, di leggere una storia mi rafforza l’idea che Rodari e Einstein siano stati e siano tuttora con le loro idee, profondi conoscitori delle piccole menti.

I bambini ci fanno capire che hanno un bisogno estremo di immergersi nelle storie.

Una desiderio che parte dalla semplice richiesta di attenzione, passa per la necessità e il piacere di vivere nella mente una piccola avventura, per arrivare alla soddisfazione di sentire sulla pelle il lieto fine.

E la ripetitività nel leggere più volte la stessa storia li rassicura. Dà loro quella fiducia di cui hanno bisogno per affrontare la notte e il giorno. Sì, perché i protagonisti delle fiabe affrontano le difficoltà per amore o per amicizia con coraggio e a volte con un po’ di magia.

Leggere una favola non è far credere che tutte le situazioni abbiano sempre una soluzione positiva. E’ presentare la vita come una serie di difficoltà che possono essere superate attraverso strade diverse, cambiando paesaggi e comportamenti, andando a volte contro le proprie paure.

Le fiabe aiutano ad accettare l’ignoto in modo più sereno.

E credo che l’abitudine mai interrotta, fin dalla prima infanzia, all’ascolto delle fiabe contribuisca alla formazione degli “anticorpi” per la gestione della frustrazione.

Intanto perché il genitore che racconta e si ritaglia ogni sera un quarto d’ora o più per leggere una storia fa, ogni volta, al bambino un’iniezione di felicità e di soddisfazione. In secondo luogo la continuità dell’azione immerge la mente del piccolo in un’atmosfera positiva che secondo me ha la forza di scolpire in qualche modo la personalità.

Nelle “terra nera e ricca” delle fiabe c’è però un altro semino.

Lo dice proprio Rodari quando afferma che “La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi”.

Ascoltando una fiaba il bambino può immaginare luoghi sconosciuti attraverso le sue conoscenze

Può dare nutrimento alla sua curiosità naturale. Può farsi le sue idee.

Mi viene da ricordare quando, alla prima lettura di una storia nuova, mia figlia mi interrompe con mille domande per capire in quel momento esatto nuovi termini o per potersi immaginare ambienti mai visti. Quelle domande le scappano e scoppiettano come un fuoco. Poi, nelle letture successive non chiede più. Ascolta e si gode in silenzio tutta la storia, tutta d’un fiato.

Il silenzio dell’ascolto vuol dire immaginare, comprendere e ricordare.
Vuol dire cogliere in anticipo quello che accadrà. Ripassare con la mente nuovi percorsi e anche arricchire in modo esponenziale la fantasia.

Io lo trovo meraviglioso.

E tutto questo non può non aiutare il bambino a scuola nella capacità di ascolto. Nella capacità di mantenere l’attenzione, nello scrivere, nel leggere e anche nella matematica.

Sì, perché la matematica è creatività e fantasia nell’utilizzare le proprie conoscenze.

Come si risolve un problema?
Con la conoscenza, con la fiducia che una soluzione. C’è e bisogna trovarla anche se è nascosta, con un po’ di magia, con l’immaginazione di nuovi percorsi e nuove strade.
E’ una fiaba.

Certo che tanta poesia nelle tabelline e nelle frazioni non c’è…

Però, se ci pensate bene, l’attitudine alla scoperta e alla fiducia nell’affrontare l’ignoto invade ogni campo dell’apprendimento.

Diventa un modo di vivere e costruire la propria conoscenza.
Ma non nasce spontaneamente. Bisogna “perderci del tempo” ogni giorno.
Inoltre, se provate per curiosità a digitare “Matematica e fiabe” in un qualsiasi motore di ricerca scoprirete che esistono tanti progetti che legano queste due realtà così apparentemente distanti.

Voglio chiudere con due idee.

Una è l’affermazione di Umberto Eco che mi è rimasta nella mente e ci sta proprio come “il cacio sui maccheroni”: “Chi legge vive mille vite”…e anche chi ascolta.

L’altra è questo link che vi aprirà un mondo di bellissimi libri da leggere ai vostri bambini.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

2 COMMENTI

  1. Ho letto molti libri di fiabe a mia figlia da piccola ma anche adesso che ha 10 anni e dovrebbe leggere ormai da sola (ha appena terminato la quinta elementare) lei preferisce ascoltare. Speravo di riuscire a trasmetterle l’amore per la lettura autonoma, ma noto che è un po’ pigra. Io però non rinuncio e, piuttosto che non vederla leggere continuo la piacevole condivisione di un momento comunque molto intenso tra noi. Leggo principalmente io a lei, alla sera, ma scelgo per lei libri anche un po’ “difficili” e impegnativi, comunque romanzi importanti, da analizzare e farci sopra dei bei discorsi. Menziono tra i tanti: Wonder, il Giardino segreto, Ronja figlia di brigante, Il piccolo principe, Anna dai capelli rossi, ecc. Non mi piacciono molto invece tutti quei libretti della serie Geronimo Stilton… non so, li trovo scarsi come livello letterario. Visto poi che sono io a doverglieli leggere, preferisco scegliere qualcosa che piaccia anche a me e che sia, a mio avviso, istruttivo, educativo, con una profonda morale.
    Cosa ne pensa? Meglio spingerla a leggere in autonomia, qualcosa di più leggero (che comunque non è detto abbia poi voglia di leggere ugualmente…) o stimolare comunque la capacità d’ascolto con qualcosa su cui soffermarsi a discutere? Perché devo ammettere che poi mia figlia ricorda, anche a distanza di anni, ciò che le ho letto. Quindi anche i libri “solo ascoltati” le rimangono impressi e… alla fine quindi… direi che tutto serve.

  2. Vero che tutto serve. Ma serve soprattutto il tempo dedicato e credo sia per questo che le restano in mente: perché sono momenti preziosi di rapporto affettivo.
    Mai smettere se le.fa piacere.
    Le riporto comunque una cosa che ho imparato dalla mia cara e storica collega che insegna italiano da quasi 20 anni ed è una “avanti” già da tempo: la lettura personale e silenziosa è un’altra cosa rispetto a quella ascoltata. È lavoro mentale, sforzo di comprensione, rielaborazione interiore. Inoltre leggere affina, vedendo le parole scritte, la capacità di scrittura e composizione oltre che un consolidamento ortografico.
    È ovvio che seguire entrambe le strade sarebbe perfetto. Ma è una bellissima cosa quella che fa con e per sua figlia.
    Ylenia
    Buona giornata

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