Quote rosa

0
311

Ultima modifica 20 Aprile 2015

 

quote rosaFermi tutti, o meglio, discutiamo, anzi confabuliamo sull’introduzione di una norma, che aiuti le donne a entrare, a parità di possibilità, nella Camera dei Deputati.

Chi è d’accordo, chi invece contrasta, chi agisce solo per dilazionare o rendere impossibile l’approvazione della legge elettorale, quell’Italicum che sembra un porcellum annacquato, ma che si discosta da quest’ultimo solo per le percentuali di accesso.

Per il resto è identico.

Ed è vero che, ammesso e non concesso, che venga abolito il Senato, assicurerà governabilità a questo nostro povero Paese.

Governabilità sì, ma rappresentanza?

È vero, purtroppo, che per poter governare è indispensabile, che è necessaria una sicura maggioranza sia per poter legiferare, sia per assumere iniziative, ma è altrettanto indispensabile e necessario che la maggioranza sia l’espressione della volontà della maggioranza del Paese, almeno, di quella che vota.

L’Italicum ce lo assicurerebbe? Neanche per idea.

Forse, ma proprio forse, il partito con il maggior numero di voti potrebbe governare ma, allora, a che ci serve anche una sola Camera con 600 membri?

Se non possiamo scegliere le persone, ma solo i partiti?

Perché dobbiamo pagare 600 persone, se le stesse sono nominate dai segretari di partito?

Questa è democrazia? Io penso di no, è espressione di un governo di pochi, che si chiama oligarchia, molto, molto vicina alla tirannia, che significa governo di una sola persona, che non necessariamente governa male, ma governa con il suo solo criterio, con la sua sola volontà.

E così l’Italicum riconferma il potere ai partiti, poiché, secondo loro, il popolo è incapace di scegliere, decidere, in una parola, di votare.

E, allora, pretendere le quote rosa, la parità di genere, parità di poltrone nelle stanza del potere, ci può anche minimamente interessare?

O è una questione di lana caprina, fa parte del bla, bla, della finzione dietro la quale si nasconde la volontà vera e cioè quella di occupare una di quelle poltrone, parlando a vanvera, assicurando, a parole s’intende, di preoccuparsi dei problemi del popolo sovrano ma, in realtà, preoccupandosi solo ed esclusivamente di se stessi, del loro tornaconto, dei loro interessi leciti e non.

Quote rosa?

Perché dovrebbe interessarci, se in quelle poltrone siede il 50% di uomini e il 50% di donne, quando non abbiamo alcuna possibilità di scegliere i migliori o quelli che ci paiono tali?

Perché se ci privano di ogni decisione? Perché se ci ritengono imbecilli o corrotti?

Ricordate nel secolo scorso, a maggioranza bulgara, abbiamo approvato un referendum che aboliva il finanziamento pubblico dei partiti?

Forse, dico forse, lo aboliranno nel 2017, sempre che, nel frattempo, non cambino idea e approvino in tutta fretta una norma che, con un escamotages, lo ripristini.

E, allora, è veramente importante la parità di genere? Nella Camera, s’intende.

Nonna Lì

Rispondi