Legge sull’affidamento, cambiamenti importanti in vista.

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adozioni

Ultima modifica 19 Dicembre 2015

Primi passi verso una nuova legge sulle adozioni, o almeno una parte di tale legge; per essere precisi sulla possibilità di adottare da parte dei genitori affidatari siano essi un nucleo familiare o dei single.

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C’è molto fermento in parlamento riguardo la legge sulle adozioni, si muovono nuove idee e tentativi di cambiamento al fine di rendere quantomeno più semplice il percorso adottivo. Intanto, in questi giorni c’è stato un primo sì, in commissione di Giustizia del Senato, sulla riforma della attuale legge che potrebbe modificare  in maniera determinante  le cose. La modifica fa riferimento all’impossibilità da parte della famiglia affidataria di ottenere in adozione il bambino che aveva accolto. Con tale modifica, il minore affidato ad un nucleo familiare o ad un singolo soggetto potrà rimanere nella situazione dove è cresciuto acquisendo la posizione di figlio a tutti gli effetti nel momento in cui la  condizione originale del minore sia cambiata e si sia  creata la possibilità di una adozione ed  il nucleo familiare o il soggetto affidatario ne  facciano richiesta.

Francesca Puglisi, senatrice Pd e prima firmataria della legge,  spiega che: “Quando il rapporto di affido familiare si protrae oltre i due anni, e il minore viene dichiarato adottabile, con la legge 1209 viene offerta la possibilità alla famiglia, o alla persona affidataria che ne faccia richiesta, se corrisponde al superiore interesse del minore, la possibilità di essere considerata in via preferenziale, ai fini dell’adozione stessa”. Il senso profondo è quello di assicurare al bambino, dice Puglisi, “una continuità di affetti e di legami”.

Ora, ai profani, potrebbe sembrare naturale questa soluzione.
Affido un bambino ad un soggetto che se ne prende cura, il bambino diventa adottabile, cerco di lasciare il bambino nella situazione in cui è.

Dato che la legge sulle adozioni mette al centro dell’adozione stessa “il bene supremo del minore” va da sé che tale  “bene supremo” per un bambino sia quello di restare con le persone che lo hanno accudito fino a quel momento. Invece, con legge tutta italiana (nel senso peggiore del termine), fino adesso, questo non era possibile.

Un minore in affidamento, che a causa dello sviluppo in negativo della sua situazione originale, fosse passato da affidabile ad adottabile, veniva spostato dalla famiglia affidataria, che poteva averlo anche seguito per anni, alla nuova famiglia adottiva. Vi lascio immaginare gli effetti che questo trasferimento forzato potesse avere sul bambino:  uno sradicamento da una situazione familiare vissuta come stabile ed appagante,  un nuovo abbandono e la fatica di dover ricominciare da capo a creare un rapporto di fiducia con due estranei.

Ma anche gli effetti sulla famiglia affidataria non erano leggeri. Per quanto si potesse spiegare alle coppie o ai singoli  che il percorso di affidamento era differente e separato da quello adottivo, non è immaginabile pensare che anche in questa situazione non si creassero dei legami profondi.

Un bambino non è un pacco che tengo lì tutto il tempo necessario a trovargli una collocazione definitiva, un bambino è un essere con sentimenti, vissuti  così come colui o coloro che se ne prendono cura.

Quindi il trauma di vedersi togliere un bimbo che si è cresciuto come un figlio è devastante per qualsiasi persona.

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Ricordo ancora l’esperienza di una famiglia di mia conoscenza, famiglia formata da genitori e due bambine ancora piccole, che si resero disponibili, oltretutto dopo grande insistenza dei servizi della zona ai quali si erano rivolti per altri motivi, ad accogliere un neonato che era in una situazione alquanto instabile, per un periodo più o meno lungo, mentre i servizi  cercavano di valutare un possibile rientro nella  famiglia d’origine. Dopo un paio di anni, il tribunale stabilì che il minore era  adottabile per cui gli fu trovata una famiglia senza nemmeno domandare alla famiglia affidataria se fosse  disponibile ad adottarlo dato che la legge non permetteva che la famiglia affidataria potesse trasformarsi in adottiva. Il bambino venne prelevato in maniera veramente poco ortodossa dalla famiglia affidataria,  sottratto durante una visita in ospedale, di nascosto dai genitori e dalle sorelline….insomma un rapimento legalizzato a tutti gli effetti dove non si tenne conto dei sentimenti di nessuno, né del minore, né tanto meno della famiglia affidataria dove c’erano altri minori.

Un comportamento   non così insolito in queste situazioni, dove veniva creato un danno a tutti. Però questo era il “bene supremo del minore”, secondo loro. Ora, si spera che a questa mentalità alquanto discutibile venga messa la parola fine. Certo, questo apre le porta all’adozione da parte di soggetti singoli o alle coppie di fatto che fino ad ora erano state escluse dalla possibilità di adottare.

Diciamo che apre, secondo me, anche uno spiraglio verso le adozioni da parte delle famiglie omosessuali, ma io sono una che è convinta che un bambino stia meglio in una “casa” con delle persone che lo accudiscono con amore, qualunque sia il loro stato giuridico, piuttosto che in un istituto o una qualsivoglia casa-famiglia.

Questo cambiamento mi spinge verso una personale visione, quasi ottimistica, per tutti quei bambini che si trovano ancora in situazioni precarie e per i quali è difficile trovare persone che si prendano l’impegno di crescerli, perchè, parliamo chiaro, non sono in molti ad essere disposti ad investire, dal  punto di vista affettivo, su una situazione spesso a termine.

Per quanto sia l’atto supremo di amore gratuito, l’affidamento è un percorso che  pochi scelgono per la grande difficoltà che richiede. Investire sentimenti, tempo e aspettative su una situazione che può finire da un momento all’altro è, secondo me, veramente faticoso.

Questo cambiamento credo che aprirà la possibilità di trovare una collocazione a più bambini ai quali fino ad ora era quasi preclusa la possibilità di una famiglia o che dovevano, in ogni caso, passare lunghi anni in istituto prima di avere una posizione chiara da parte della legge.

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Le persone  che  intraprendono questo percorso non devono dimenticarsi però che la possibilità che il minore rientri nella famiglia d’origine non è annullato ma almeno esiste la possibilità per cui, se tale minore non dovesse poter rientrare nel nucleo familiare originale, almeno ha la possibilità di restare con chi si è preso cura di lui fino a quel momento. Chissà, stiamo piano piano diventando un paese più civile sull’argomento? Speriamo che, anche a piccoli passi, si arrivi ad una legge che dia una famiglia a tutti i minori in difficoltà.

Elisabetta Dal Piaz

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