L’Italia ce la può fare

Ultima modifica 20 Aprile 2015

 

A patto che smetta di piangersi addosso!
Queste le parole del nostro Premier, ovvero dell’ autoproclamato primus inter pares del nostro governo, che tutti i media e i politici nostrani ritengono validato dall’esito delle elezioni europee. Ma, sbaglio o si votava per eleggere i nostri rappresentanti al parlamento europeo? Nessuno ci aveva avvisato che il voto sarebbe stato usato come elezione diretta del capo del governo, o no?
Comunque queste sono solo sottigliezze, poiché di ben altro sono capaci i nostri uomini politici!

Io volevo parlare del significato delle parole di Renzi, parole che hanno un fondo di verità o sono soltanto parole al vento?
Ho letto un articolo di Frank Bruni, un giornalista del New York Times, già in Italia per conto del suo giornale, ma che qui ritorna spesso, perché il nostro paese gli piace, forse anche per le sue evidenti origini italiane. L’incipit è: l’Italia ti spezza il cuore.
Perché? Lui vede un paese stanco, che via, via va disperdendo il suo animo, un paese di grande bellezza non abbastanza apprezzata e difesa, un paese in cui regna un pessimismo viscerale, un paese dove la lamentela è ostentata e decantata. Fa venire in mente quel mugugno genovese al quale i marinai della superba non rinunciavano anche a costo di ridursi il salario, nonostante la loro notissima tirchieria.
matteo-renziLui parla di paradiso italiano, ma una marchigiana settantenne lo confuta: no non siamo in un paradiso, piuttosto in un museo, un museo fatiscente ed ogni anno il nostro paese lascia dietro di se un po’ di importanza. E racconta dei giovani che sono fuggiti all’estero, dei molti che sono pronti ad andarsene, dei giovani genitori che si trasferiscono in altri paesi preoccupati per l’avvenire del figlio. Come è possibile sperare in futuro migliore quando il debito che ci affossa continua ad aumentare mentre il pil sprofonda sempre più in basso, peggiora in maniera esponenziale, molto più di quello spagnolo e portoghese e il tasso di disoccupazione raggiunge percentuali preoccupanti ( nei giovani il 40%), quando il rapporto tra debito e pil è secondo solo a quello greco?

Forse, come ripete Galli della Loggia, siamo in piena paralisi, una paralisi che dura da anni e anni e, forse, la colpa è da ricercarsi in quella gerontocrazia, pensa sempre Galli, che impedisce ogni meritocrazia. Sarà, ma non sono stati i giovani che nel ’68 proclamavano il 18 per tutti? Che i voti erano da abolirsi, sostituiti dai più teneri giudizi per impedire la depressione degli studenti?
Non sono forse stati i giovani di quel tempo ad invocare l’uguaglianza senza se e senza ma, abolendo di fatto il merito? I peggiori ne hanno approfittato e quella gerontocrazia che ci governa non è forse figlia del 68?
Ed è cieco chi come Ignazio Marino pensa che il colpevole di questa non cultura sia il solo Berlusconi, lui è perfettamente uguale ad altri che, come lui, hanno assorbito quelle idee, proclamate, non dobbiamo dimenticarlo, da quella sinistra, parlamentare e non, che contestava coloro che avevano creato il nostro miracolo economico.
striscionedisoccupatiItaliaSe di miracolo si può parlare, perché era il frutto di un lavoro indefesso e di grandi sacrifici, ma raggiunto il benessere abbiamo pensato di aver raggiunto la cima, dopo la salita faticosa, ma che davanti a noi non ci fossero discese.
E abbiamo gozzovigliato e sperperato senza pensare a conservare nulla o quasi, dimenticato la bellezza del nostro paese, dei monumenti, dei ricordi del passato di cui abbiamo trascurato la manutenzione e, come sempre, ora la vita ci presenta il conto.
La discesa c’era, eccome, inizialmente dolce, poi sempre più ripida e scivolosa e non ce ne siamo preoccupati, se non a parole, non se ne sono preoccupati i nostri governanti, coloro che avevamo incautamente eletto, nella speranza, o meglio nell’illusione, che fossero diversi da noi, più bravi, più capaci.

Invece si sono rivelati come i peggiori, una volta raggiunta quella poltrona non si sono occupati d’altro che di ricavarne il massimo, con qualsiasi mezzo lecito o no, bastonando senza remore gli onesti o coloro che non avevano possibilità di evadere, irridendoli e asserendo con i fatti se non con le parole che il mondo era dei furbi. Ora dicono di non essere tutti uguali, che molti tra loro vogliono il bene comune, ma noi non ce ne siamo accorti, non ce ne accorgiamo, ma non sappiamo ribellarci o, forse, non vogliamo, perché l’arte di arrangiarci, tutta italiana, fa si che, nonostante i disoccupati, i cassintegrati, gli esodati le pizzerie e i bar sono pieni di gente che è vero non va più in ferie come nel passato, ma………

problemiItaliaÈ vero non si dovrebbe piangerci addosso, bisognerebbe darci da fare per sfuggire a quel baratro sull’orlo del quale sostiamo da tempo, ma non ce lo permettono. Cambiano i leader ma la musica è sempre la stessa: sono necessarie…l’elenco non cambia, ma rimane sempre e solo un elenco di cose da fare.
Fatti? Come Socrate li cerchiamo con il lanternino, ma non li troviamo.
Invece di dire che l’Italia ce la può fare basta che smetta di piangersi addosso, sarebbe meglio che iniziassero realmente a dare un taglio deciso ed immediato ai veri sprechi, che sono noti, invece di continuare a perdere tempo con cavilli e bazzecole, mentre il debito continua a salire e il pil, miseramente, a scendere!

Nonna Lì

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