Lucy di Cristina Comencini

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Incuriosita dalla copertina mi sono tuffata nella lettura di questa nuova uscita in libreria. Si tratta di una storia familiare narrata dal punto di vista dei personaggi coinvolti che variano ad ogni capitolo. La protagonista è Sara, una donna matura, paleontropologa di professione che per inseguire le sue aspirazioni lavorative ha perduto la famiglia. Infatti il marito l’ha lasciata e si è costruito una nuova famiglia con un’altra compagna. Chi ha sofferto di più nelle dinamiche della separazione sono stati i figli: Alex, anche lui antropologo che si rifiuta di parlare della sua infanzia e, per tenere le distanze, si è trasferito in Canada, e Matilde, più fragile e attaccata alla figura materna tanto da esserne sempre preoccupata.

Sara è una donna complessa che ama il suo lavoro, i viaggi in Africa sulle tracce degli ominidi, come Lucy da cui tutti noi proveniamo. Come molte donne è stata messa di fronte alla scelta fra i figli e il lavoro e come ogni decisione difficile, ha cercato di conciliarli entrambi, senza rinunciare alla sua passione e alla professione in cui si è tanto impegnata. Sara è forte, determinata, contraddittoria e tutti dipendono da lei e desiderano la sua presenza, anche se la considerano una mamma poco incline alle faccende domestiche, alla routine quotidiana, alla tranquillità.

Il marito e i figli si sono sentiti traditi, messi da parte ogni volta che lei è partita per una ricerca importante, tanto da mettere in dubbio e sgretolare l’intero nucleo familiare. Questa considerazione mi ha fatto riflettere sul prezzo che dobbiamo  pagare noi mamme (ma dove è scritto?) per le scelte che facciamo. L’unica alternativa accettata dalla società è scegliere la famiglia, mettendo da parte ogni ambizione lavorativa? Perchè non può essere il padre a occuparsi dei figli durante l’assenza della madre, magari con l’aiuto di altri familiari o figure di riferimento? Ancora oggi un marito che viaggia spesso per lavoro è socialmente accettato, una moglie no, è considerata anaffettiva, giudicata una cattiva madre a priori.

Sara, nonostante ami i suoi figli e suo marito, paga lo scotto di questa scelta ritrovandosi sola, perché Franco la lascia per il troppo dolore legato alla sua continua assenza. Sara vive in solitudine, scrivendo e andando in piscina, finchè un giorno nell’agosto afoso di Roma, non incontra Milo, un ragazzo giovane come suo figlio Alex, che l’ aiuterà nella sua decisione finale di partire. Infatti Sara, in seguito ad una scoperta che le cambia la vita e la visuale del futuro, fa trovare una lettera al suo ex marito Franco comunicandogli di ritirarsi a scrivere in un posto sconosciuto e segreto e di non voler essere cercata.  Scrive:

“…Mi batte il cuore per una fantasia banale, non riuscita. Vorrei essere altrove, aver rispettato chi amo, conoscere me stessa e questi impulsi infantili. Eppure il cuore mi batte, va da solo, domina anche queste parole buttate giù per te in fretta in una stanza calda e vuota. Il letto però l’ho rifatto, è il mio letto di sempre, anche di questi giorni di fatica e di insonnia. Ripartire dal primo battito, quello che ha condizionato tutti gli altri, ma non è più possibile…Lasciami andare, non parlare con nessuno, solo con chi ti telefona. Lui ti dirà tutto.
Sara”

E’ proprio grazie alla sua scomparsa che i figli potranno risolvere tutte le sofferenze e  le questioni rimaste in sospeso con la madre, attraverso i ricordi e la scrittura che li farà sentire vicini anche da lontano.  Franco si metterà a riflettere, a capire ed a ripercorrere le tappe del loro legame ancora forte, nonostante la sua nuova famiglia, perché:
“Le storie non finiscono mai, anche quando sono finite da molti anni, decenni, basta un pensiero e ci tornano tutte intere davanti”
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Sara non si è mai staccata dall’idea di Franco perché lo ha amato davvero e non si è mai rassegnata ad essere stata lasciata per aver inseguito la propria passione. E alla fine capisce che tutta la sua esistenza, il dolore, la rabbia dei figli hanno bisogno di distacco per essere compresi pienamente. A volte, bisogna allontanarci per vedere il disegno per intero, uscirne un po’ perché quando siamo troppo coinvolti non ci riusciamo.

La caratteristica che più mi ha colpito di questo romanzo è la struttura a specchio con cui ogni personaggio dialoga fra se’ e se’ individualmente, ma con la consapevolezza che ci sia un lettore al quale rivolgersi dietro lo specchio. Il messaggio che ho colto è che non si può racchiudere un’identità, una vita in un’etichetta, perché ogni persona è molto di più delle scelte che compie, ogni storia ha motivazioni profonde che la animano e la portano avanti.

La Comencini riesce ad immergersi nella profondità intricata dei legami e dei sentimenti che esistono all’interno di una famiglia, mettendo in luce l’individualismo, tipico dei nostri tempi, ma anche l’amore e l’unione che possono avere forme diverse da quelle che ci hanno sempre raccontato. Mi ha affascinato il racconto parallelo di Lucy che Sara si cimenta a scrivere e che, alla fine, rappresenta il simbolo di una storia nuova.

Franco e mia madre sono le persone che ho amato di più nella vita. E i figli? Non ho mai pensato che la loro vita mi appartenesse, e neanche la mia a loro. Vanno per il mondo con la nostra presenza dentro, quella di Franco e la mia, non bisogna trattenerli. Ce la farò a vivere senza di loro? Senza vederli, toccarli o scambiare parole. Ce l’ho fatta con Franco, sarò capace anche con loro. Tiro le lenzuola fino al mento, cerco calore, mi abbraccio da sola. Buonanotte, anche a te che mi ascolti in questi complicati giorni della mia vita”.

Titolo: Lucy

Autore: Cristina Comencini

Editore: Narratori Feltrinelli

Data di pubblicazione: 2013

Pagine: 199

Prezzo: 15 €

Voto: 3 stelle su 5

Federicasole

 

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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