L’ultimo mostro

1
447

Ultima modifica 20 Aprile 2015

Il suo avvocato comunica ai giornalisti che il suo assistito, durante gli interrogatori piange. Dice che si sente vicino ai genitori di Melissa, la ragazza che la sua bomba ha ucciso. Dice che scriverà loro una lettera.

Per dire cosa? Che è stato un raptus (durato sei mesi) di follia e che gli dispiace tanto? Che si sente tanto vicino a loro? Che non lo farà più?

Che cosa vuole comunicare, se non rinnovare il dolore, se non tormentarli ancora e ancora? Spero che lo dissuadano o glielo impediscano.

Toccare una lettera, come una qualsiasi cosa che viene dall’assassino della propria figlia, è qualcosa che supera ogni limite, aggravato, se la cosa fosse possibile, dal fatto che lui ripete di aver messo la bomba davanti alla scuola perché era il posto più comodo, aveva una buona via di fuga, e lo ha progettato, studiato a lungo il suo attentato, fatto sopralluoghi e meditato per più di sei mesi, e poi lo ha eseguito e provocato la strage.

Senza un vero perché, senza una scusa, una causa. No, lui si nasconde dietro frasi incredibili, stupide, senza senso.

Ha gravissimi problemi finanziari, dice. Gli affari sono precipitati, lo hanno truffato di ben 400.000 euro e non ha ancora avuto giustizia. Suo genero se ne è andato e ha lasciato sola la figlia e lui èpieno di rabbia.

Per questo ha studiato ed imparato a fabbricare la bomba; per questo ha scelto il posto migliore per collocarla; per questo ha programmato minuziosamente il tutto, fino ai minimi particolari, sino all’ultimo dettaglio.

Per questo ha atteso l’arrivo della corriera delle studentesse; ha atteso che scendessero e arrivassero vicino all’ordigno, ha atteso; pazientemente che raggiungessero il punto fatale e ha premuto il pulsante.

Per questo ne ha assassinata una e ferito gravemente cinque.

Ma dice la verità?

Questo assassino freddo e senz’anima dice di essere in seri guai finanziari, ma possiede un lussuoso yacht ancorato a Porto Cervo, che costa e gli costa una fortuna solo per il solo fatto di esserne il proprietario.

Perché non lo ha venduto se era così disperato?

E il resto delle sue ammissioni hanno un fondo di verità?

Sembra chiaro (lo hanno riconosciuto nel filmato) che sia lui il colpevole, ma nessuno crede alle sue motivazioni, anzi gli inquirenti pensano che abbia avuto dei complici se non un mandante.

Dubitano che sia opera sua l’attentato occorso alla persona che lo ha truffato, attentato che ha molti punti di similitudine con quello di Brindisi, e l’ultima possibilità prospettata è quella che avrebbe voluto colpire la fidanzata del figlio di colui che lo ha truffato che avrebbe dovuto essere su quella corriera.

L’importante è che non perdano tempo, che non lascino decorrere i termini, lui è colpevole, lo ha confessato, lo processino velocemente, senza concedergli il processo breve è gli venga comminato l’ergastolo, come giusta condanna.

Ma non un ergastolo normale, una detenzione simile a quella dei condannati per mafia, un carcere duro intendo, non merita altro, e non è un pensiero di vendetta il mio, solo di giustizia.

Ma se non sono convinti che abbia agito da solo, proseguano le indagini, anche dopo la condanna definitiva, con lui in carcere però.

 

Nonna Lì

1 COMMENT

Rispondi