Ma la scuola è maschio o femmina?

Ultima modifica 2 Aprile 2013


L’altro giorno, a scuola, facevo questo tipo di ragionamento: nelle mie classi (tranne in una) il gruppo che raggiunge i risultati migliori è formato quasi esclusivamente da femmine. Sono infatti quelle più studiose, quelle più diligenti, quelle che eseguono puntualmente i compiti a casa tutti i giorni e per questo vengono valutate con l’eccellenza.  Anche nelle altre classi il panorama è più o meno lo stesso e spesso si sente dire nelle statistiche nei telegiornali che “a scuola le femmine riescono meglio dei maschi”. Ma è proprio così? O meglio, è proprio insito nel cervello femminile quella “marcia” in più che ci fa essere più portate per lo studio o, almeno in parte, è proprio la scuola che in qualche modo “favorisce” le alunne?

Da donna devo dire che la prima ipotesi mi inorgoglisce e mi piacerebbe fosse vera, da insegnante mi rendo conto che talvolta è proprio la scuola che propone delle regole ed attività alle quali risponde meglio un cervello femminile piuttosto che maschile. E’ chiaro che il mio discorso è molto generale ed esistono mille eccezioni, ma qualche traccia di verità, a mio modo di vedere, c’è.

Pur non essendo un medico voglio partire dalla biologia e dal “senso comune”. Le donne, fin da piccole, sono portate a fare e pensare più cose contemporaneamente (e prima si abituano, meglio è per loro, mi verrebbe da dire con un po’ di ironia!) , per cui riescono molto bene nelle materie orali in cui è necessario fare dei collegamenti e giungere a delle conclusioni una volta conosciuto un fatto. Sono spesso e volentieri affascinate da storia e geografia e riescono, anche grazie alle loro capacità comunicative, a fare dei discorsi pieni anche di particolari e valutazioni personali. L’organizzazione, il “multitasking” e la “chiacchiera”, in parole povere, sono due capacità estremamente tipiche del cervello femminile che a scuola vengono valutate molto positivamente.

La logica ed il pensiero matematico, che in qualche modo, riflette un po’ di più il cervello maschile, qualche volta crea un po’ più di difficoltà alle alunne, ma alla scuola primaria, il programma è relativamente semplice per cui con un po’ di studio ed impegno anche chi è in difficoltà ma non ha particolari problemi, riesce a raggiungere buoni risultati.

Non dimentichiamo poi che la scuola è fatta di regole e la vivacità, l’eccitazione e l’energia viene sempre un po’ sanzionata e limitata. Vuoi per la paura costante che i bambini possano farsi male, vuoi perché a scuola si deve tenere una certa condotta ma anche a ricreazione è un continuo non correre, stai fermo…ecc. I maschi sono proprio quelli che vengono tenuti più a freno e non gli viene permesso di scaricare il loro carico di energia e vitalità che magari hanno accumulato durante le prime di due ore di lezione. Ma spesso e volentieri a scuola non esistono gli spazi: non c’è un cortile o se c’è è pericoloso e non è possibile andare, non c’è una palestra, ci sono solo corridoi molto spesso pieni di spigoli e pericoli ad ogni angolo. Anche da come è costruita si percepisce che la scuola è un luogo dove ci sono regole ed alcuni comportamenti precisi da tenere.

Non dimentichiamo poi che in classe non bisogna parlare tutti insieme, è vietata ogni forma di competizione ma bisogna aiutare l’altro in difficoltà, non bisogna fare la gara dei voti… Anche se i tempi sono cambiati la donna è sempre educata ad essere paziente, a non essere vivace e competitiva, a non essere un “maschiaccio” ma femminile, ad essere perfetta e a mostrare una bella immagine di sé agli altri e queste caratteristiche sono proprio quelle che ritroverà a scuola.

Con ciò non voglio dire che la scuola penalizza o non favorisce i maschi ma di certo la mancanza di qualsiasi tipo di didattica laboratoriale (a scuola non si realizza quasi più niente se non i lavoretti per le Festività che poi vengono quasi sempre rifiniti o fatti dalle maestre!), una sola ora di sport e di motoria e una di tecnologia ed informatica (che spesso e volentieri non viene fatta per le carenti apparecchiature di cui dispone la scuola) di certo non aiuta. La difficoltà che hanno gli alunni più vivaci ad imbrigliare la loro vivacità, specie quelli più piccoli, può poi portare poi ad innescare un circolo vizioso dal quale è difficile uscire: l’alunno viene sempre richiamato, si disamora della scuola, non rende.

E la classe di cui parlavo all’inizio, dove invece è una coppia di due maschi a raggiungere voti alti? Di sicuro hanno delle capacità personali e sono particolarmente portati per la scuola (così come avviene per le alunne che raggiungono l’eccellenza nelle altre classi), sarà un caso, ma in questa classe la maestra prevalente è piuttosto “mascolina” e ha portato avanti, per sua indole, un lavoro poco mirato alla precisione, alla ripetizione, al disegno ed alla cura del particolare, bensì un lavoro più spedito, legato alla concretezza, alla velocità del risultato ed alla sintesi. Ripeto, sarà un caso, ma di sicuro in queste caratteristiche i maschi, già bravi di suo, si sono maggiormente ritrovati ed hanno consolidato, di anno in anno, i loro apprendimenti.

L’insegnante, con la sua valutazione, in un certo qual modo decide il destino di un alunno: se si pensa che lui sia bravo, di certo lo sarà, perché i voti positivi e l’apprezzamento dell’insegnante sarà la sua motivazione giornaliera. Per questo motivo noi insegnanti dovremmo tener conto della personalità dei nostri alunni e, anche se so che non è facile, bisognerebbe cercare di avviare attività diversificate e di valutare più capacità in modo da cercare di non perdere nessun alunno per strada, maschio o femmina che sia.

Arianna Simonetti

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