Manifestare adesso non serve a niente!

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Ultima modifica 5 Maggio 2015

In questi giorni tutti i telegiornali danno ampio spazio alle manifestazioni, soprattutto di studenti milanesi, che sfilavano contro l’Expo.

no expo

A prescindere dal fatto che trovo estremamente sciocco ed inutile protestare adesso la propria opposizione a quell’esposizione mondiale, poiché nulla e nessuno, a meno di atti di un terrorismo estremamente violento, potrebbero provocare l’ annullamento di quella particolare fiera, mi chiedo il perché si debbano permettere certe sfilate. Occupano intere strade, bloccano il traffico e la vita normale di un’intera città o per lo meno della parte più vitale di essa, in nome di una loro idea, di una loro pretesa, minoritaria sin che si vuole, ma non tale da essere sottaciuta.

Hanno tutto il diritto di comunicarla urbi et orbi, ma non di ledere diritti altrui, ma questo sembra che non sia vero. Anche se rappresentassero la maggioranza dei residenti chi da loro il diritto di calpestare quello degli altri?

Le nostrane autorità, la magistratura, una parte consistente dei media che sbraitano a loro favore, che protestano contro ogni uso e, secondo loro, abuso della polizia, carabinieri o altre forze dell’ordine.

È stato un corteo pacifico forse dovuto al fatto che, dicono, la polizia se ne è tenuta lontana, si è limitata ad osservare da lontano, che non ha accettato le provocazioni, se le è fatta scivolare sopra: così i manifestanti hanno avuto campo libero, sono sfilati tranquillamente, mostrando cartelli, innalzando striscioni, urlando slogan e…mangiando panini, ma impedendo agli altri di fare lo stesso.

Ma, come sempre, la volontà, i desideri, le necessità degli altri, di quelli che compiono giorno dopo giorno il loro dovere, che faticano per sopravvivere, che forse non sono coraggiosi, ma non cercano di imporre le loro idee agli altri, sono di secondaria importanza, non interessano.

Che volete che sia il disturbo di una manifestazione che ti impedisce di lavorare? È una manifestazione pacifica!

E domani, dopodomani o quando i previsti, annunciati arrivi da ogni parte d’Italia e d’Europa, degli individui (non posso, non mi sento di chiamarli uomini o donne) contro, compresi quelli che hanno fatto della violenza il loro modo di proclamare le loro pretese?

Abbiamo visto, e non dobbiamo soltanto ricordarci di Genova, dicevo abbiamo visto come hanno cercato di distruggere, violare, mettere a ferro e fuoco le città, le piazze, le vie, di ogni città dove si tenevano convegni o congressi che a loro non piacevano, sappiamo come qualcuno ha dovuto piangere morti e feriti, da tutte le parti, la Francia ha sospeso Shengen quando si è trattato di salvaguardare Nizza, noi non ci abbiamo neppure pensato.

Per dirlo con Renzivenghino, signori, venghino!

Cosa volete che siano poche (o tante) auto distrutte, vetrine rovinate, mura imbrattate? C’è forse qualcuno che rifonderà i danni provocati? Assolutamente no!

E se qualche poveraccio non avrà il denaro per ricomprarsi l’automobile che gli è indispensabile per il lavoro?  Fatti suoi!

Mi viene in mente l’immagine di quella signora statunitense che, visto il figlio partecipare ad una manifestazione lanciando pietre a volto coperto, è uscita di corsa in strada, lo ha raggiunto e condotto a casa a suon di sberle. Ora la chiamano madre coraggio, tutti i media osannano il suo operato, la portano ad esempio, la intervistano, mostrano il filmato, la citano ad esempio.

Se fosse capitato in Italia?
Se invece di una signora di colore fosse stata una mamma italianissima a prendere a schiaffi il suo pargolo che stava compiendo un atto illecito? Salvati cielo!

Sarebbero entrati in campo gli psicologi, i difensori dei piccoli (ma a 17 anni piccoli non lo si è più), quella mamma manesca sarebbe stata condannata, almeno a parole, non si picchiano i figli, è un atto inqualificabile causa di danni grandissimi per la psiche dei pargoli!

Pensate che sbagli? Io dico di no! Meglio lasciarli sfogare la loro violenza salvo poi piangere se o quando, disgraziatamente perde la vita o prende quella di qualcun altro.
Dicevano meglio prevenire che curare, ma noi non lo mettiamo in pratica.

Nonna Lì

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