Missioni di pace o di prestigio?

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

L’Italia, o meglio i suoi soldati, sono impegnati in missioni di pace in molte parti del mondo, un impegno gravoso per uomini e mezzi che, in soldoni, costa molto e grava in modo insostenibile sul nostro bilancio.

E’ vero non viviamo da soli nel mondo e, di conseguenza, dobbiamo fare la nostra parte.

Siamo (per quanto tempo ancora?) tra le 8 potenze industriali del mondo, per cui ci siamo assunti un grosso impegno nelle missioni internazionali, ma siamo in grado di mantenerlo?

la situazione economica dell’Italia è cambiata, peggiorata di molto, siamo nel mirino dei mercati finanziari, le agenzie i rating ci hanno deprezzato e squalificato; veniamo trattati come un paese di serie B; non ci ritengono affidabili, non pensano che, come Paese, possiamo far fronte ai nostri impegni.

Ma finora nulla era cambiato da parte nostra per limitare, se non annullare, l’impegno nelle cosiddette missioni di pace.

Anzi, tutti i nostri capi della politica hanno più volte ribadito, riconfermato, rifinanziato tali missioni, per loro non c’è crisi che tenga, i tanto proclamati sacrifici necessari, indispensabili per scongiurare il default, che, assicurano, era ed è ancora una minaccia reale, devono essere fatti solo dalla gente comune.

Nessuna riduzione delle spese per le missioni ne andava del prestigio della Nazione.

Come se chi fa fatica a coniugare il pranzo con la cena e non riesce ad arrivare alla fine del mese avesse in mente o gli importasse del prestigio della Nazione!

Finalmente una parola se non proprio contro, ma siamo lì, ci arriva dal nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che, nel confermare l’impegno per le missioni internazionali chiosa che la crisi economica si fa sentire e ciò comporta una rivalutazione delle spese, una diminuzione delle stesse.

E’ indispensabile un profondo ripensamento degli interventi, visto il permanere delle

ridotte possibilità di spesa, delle ridotte condizioni economiche in cui vive la maggioranza del popolo e anche a nuove esposizioni di conflittualità, latenti o proclamate.

Si devono assolvere gli impegni, si deve partecipare alle missioni di pace, ma forse, una migliore distribuzione delle spese e degli impegni si rende necessaria.

Sappiamo che Germania, Francia, Inghilterra e Paesi del nord vivono in condizioni migliori delle nostre, credono di aver superato meglio di noi la crisi, ci considerano un paese a rischio, e allora che si assumano anche impegni internazionali maggiori dei nostri.

Se la loro economia è migliore della nostra o se la ritengono tale, si assumano gli impegni conseguenti.

Forse, ma io credo di si, diminuendo o annullando le spese per le missioni potremmo ridurre il nostro buco di bilancio.

Ma questo a Monti & Co. non interessa, loro preferiscono alimentare prestigio della Nazione… o loro?

 

Il presidente sottolinea anche “il processo di trasformazione intrapreso dai dicasteri degli Esteri e della Difesa per la definizione di un nuovo e più efficace approccio alla cooperazione multinazionale e per la razionalizzazione dello strumento militare nazionale volta ad incrementare l’efficienza e a finalizzare più specificamente le capacità ai prioritari problemi da assolvere”.

 

Nonna Lì

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