Meno compiti per le vacanze. Ma sono così dannosi?

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La circolare “in arrivo” del Ministro Bussetti per ridurre i compiti per le vacanze di Natale ed il Preside Parodi che da anni combatte contro questa pratica, dicono, tutta italiana… affermano tra le righe ed anche apertamente, che gli insegnanti di buon senso sono pochi e che in generale i pomeriggi dei nostri figli sono rovinosamente rovinati dai compiti.
Non dimentichiamo che in Finlandia bambini e ragazzi stanno a scuola 8 ore.
I nostri 5 nel tempo normale e 8 al tempo pieno, dove non si assegnano compiti in settimana.

Dicono che l’esercizio a casa non serva, se si lavora bene a scuola.

Dicono un sacco di cose ed è ovvio che studenti e genitori (non tutti per la verità) facciano la Ola. Togliere fatica scolastica a bambini e ragazzi è diventato una missione ed io non sono convinta che sia la strada giusta per prepararli alla vita.

A questo punto, già che ci siamo, togliamo tutto: la fatica “giusta” e quella sovradimensionata… a rullo, come sempre accade in Italia, senza valutare la diversità delle situazioni.

Visto che rientro, mio malgrado, nel classico fascio d’erba italiano, anch’io dovrei dare  “meno”compiti in queste prossime vacanze natalizie. Ma una riflessione, parlando dal mio orto, posso farla.

Togliere i compiti, in generale vuol dire lasciare spazio alle attività pomeridiane, senza il cruccio dell’organizzazione personale, così i nostri figli possono fare 3/4 attività a settimana. Oppure passare 5 giorni tra tv ed ipad.

compiti delle vacanze

Mi domando: sarà così dannoso leggere, contare, scrivere?

Ma non dovrebbero essere queste le priorità per un ragazzino che sta costruendo la sua strada culturale?
Sarà mica così devastante pensare di fare i compiti prima o dopo calcio oppure, nella fattispecie, organizzare qualche ora di lavoro tra Natale e la Befana!
Sono mamma e insegnante: nonostante i momenti di fatica inevitabili e le giornatacce (che pur tutti abbiamo), avere un impegno culturale quotidiano ha dato forza alle mie figlie, ed il compito ha sicuramente intavolato un tiro alla fune con Minecraft che ho apprezzato molto.
Parlo di compiti in giusta misura.
Quelli che, tutto considerato, lasciano un’ora e mezza o due di svago al giorno, tolte le attività (musica e sport) che comunque riescono a portare avanti.

compiti per le vacanze

Qual è la giusta misura dei compiti per le vacanze?

Su, che basta fare qualche esercitazione a scuola per rendersi conto del tempo impiegato da ciascuno per operare, scrivere, argomentare, leggere.
Siamo insegnanti… osservare e valutare è il nostro mestiere.
Chi esagera lo fa coscientemente (perché non può essere che non abbia idea), siamo sinceri.
Io dico che ogni situazione va monitorata per se stessa.
L’esagerazione emerge da sé e non passa certo inosservata, perché l’esagerazione fa danni e demotiva i ragazzi.
La scuola è un mondo burocraticamente troppo legato, ma fin troppo libero nell’insegnamento per alcuni aspetti, tra cui quello dei compiti che in realtà andrebbe regolato, più che spianato.
Libertà d’insegnamento non è “il mio piccolo regno che sta bene solo a me”, ma trovare strategie, soluzioni, vie di insegnamento capaci di accogliere tutti gli stili e i tempi di apprendimento.
Per questo, chi assegna compiti eccessivi, non compresi, non spiegati fino in fondo, dovrebbe essere limitato anche dalla dirigenza, se necessario.

Chi assegna compiti per le vacanze pensati e misurati sulla comprensione di tutti, perché dovrebbe sentirsi bacchettato?

Io non mi sento responsabile di pomeriggi distrutti e molto spesso, quando stanco parecchio a scuola i bambini, non assegno nulla se non rileggere ciò che è stato fatto in classe.
Alcuni genitori mi dicono che assegno pochi esercizi (pensa un po’), ma sono ovviamente percezioni lontane dalla didattica e, non potendo testare ciò che accade a scuola, non possono comprendere fino in fondo ciò di cui i bambini hanno bisogno.
Quando si affrontano nuove tematiche non si possono dare troppi esercizi, perché la mente deve riflettere più a lungo.
Quando invece i ragazzini si sciolgono, allora si può dare qualcosa in più perché la conoscenza ha i piedi fermi.
Poi ci sono i momenti in cui tre o quattro concetti (seppure ben interiorizzati) devono incontrarsi in modo coerente e lì c’è un altro momento critico da valutare.
In questi casi il compito, torna ad essere “breve”, ma intenso, e non si può esagerare.

“Ma tu pensi a tutte queste variabili”?

Sì, io penso a tutte queste variabili e credo pure che ai nostri figli, questo sia dovuto.
Non togliere fatica, ma dare un impegno adeguato e studiato da adulti esperti.
Credo che la sensazione di costruirsi cultura, mettersi alla prova, anche un po’ in solitaria, faccia bene.
E togliamoci per sempre dalla testa il fatto emozionale che togliere i compiti serva per stare  di più in famiglia.

Siamo realistici…
la famiglia, quando c’è, non dipende da nulla,
ma approfitta per costruire su tutto.

La famiglia, quando c’è, considera la scuola come il fulcro della vita di un bambino ed il bambino (o ragazzo che sia), se sente che la scuola è importante, dà il meglio di sé, anche nel fare i compiti.
La famiglia, quando c’è, si accorge se il lavoro assegnato è giusto o esagerato, ed in quel caso ha tutti gli strumenti per modificare la situazione.
Comunque il Ministro non ha detto di annullare, ma di diminuire il carico… poi ciascuno lavori secondo coscienza e buon senso.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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