Nome di donna: battaglia per difendere la dignità di tutte. La recensione

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In uscita nelle sale giovedì 8 marzo, Nome di donna vuole dare voce a quell’esercito immenso, ma tuttavia anonimo e silenzioso, di donne che subiscono ogni giorno ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato.

Troppi episodi di questo tipo invadono le cronache quotidiane, nonostante da più di vent’anni ormai lo stupro sia considerato un reato contro la persona e non contro la morale.

Il film di Marco Tullio Giordana, con la sceneggiatura sua e di Cristiana Mainardi, prodotto da Lionello Cerri e Rai Cinema, è stato riconosciuto di Interesse Culturale e per questo ha ricevuto il contributo economico del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

nome di donna

Nina (Cristiana Capotondi) è un ragazza madre che si trasferisce con la sua Caterina da Milano in un piccolo paese della Lombardia alla ricerca di una nuova occupazione.
Comincia a lavorare facendo una sostituzione estiva in una residenza per anziani facoltosi, un ambiente molto fine, sofisticato, che mai potrebbe dare adito a scandali.
Eppure le cose non sono proprio così perfette, presto se ne accorgerà anche Nina che dovrà fare i conti con le richieste del dirigente della struttura Marco Maria Torri (Valerio Binasco).

nome di donna

Lei però, a differenza delle altre colleghe, non si fermerà davanti ai soprusi.

Combattuta nella sua scelta di denunciare le molestie dovrà affrontare anche la solitudine e l’ipocrisia delle persone che la circondano, delle sue colleghe, di chi preferisce mettere la testa sotto la sabbia.

Di chi da questa situazione ne ha tratto pure vantaggi, anche a costo della propria dignità personale.

Nina non accetta il ruolo di vittima predestinata, si ribella.
Uscire dal silenzio ed esporsi al giudizio altrui si rivela alquanto complicato in una società in cui il potere è concentrato per certi aspetti ancora nelle mani degli uomini.

In questa storia appare ancora più drammatico come anche chi sa, sceglie deliberatamente di tacere per non creare scandali, lasciare che la storia continui, negando sempre, spudoratamente, perché prendere posizione risulterebbe parecchio fastidioso.

Ovviamente da donne ci si immedesima nel ruolo di Nina, si spera, si lotta con lei, si tifa per lei e per tutte quelle donne che non hanno avuto il coraggio di arrivare fino a lì o per quelle che lo hanno fatto e ne hanno pagato troppo duramente le conseguenze.
Sì, perché denunciare oggi ti espone alla gogna mediatica, la tua storia e la tu intimità già minate, date in pasto alla società giudicante, che per di più ti allontana, ti isola.

Lei non è un’eroina, è una donna che vuole vedere rispettare la sua dignità e i suoi diritti, vuole lavorare onestamente e guadagnare in questo modo la sua autonomia.

Nina ha un compagno che inizialmente non appoggia le sue scelte, ma più lui la contrasta e più lei si accanisce nel portare avanti la sua battaglia. È allora che il suo appoggio discreto diventa fondamentale per supportare la protagonista nella sua lotta.

nome di donna

Nome di donna non è un film che racconta una violenza carnale, ma una violenza sottile, di un diritto, un sopruso, un tema forte che tocca ognuno di noi nella misura in cui percepiamo quale sia la soglia della nostra tolleranza.

Mai come oggi è necessario sensibilizzare l’intera comunità sul fatto che non possiamo chiudere gli occhi e far finta che questi eventi accadano fuori dalla nostra vista, che non possiamo ancora una volta abbassare lo sguardo, la testa, “giustificare”alcuni atteggiamenti e modalità distorte negli ambienti di lavoro.

Per questo l’8 marzo vi invito a dedicare una serata alla riflessione, al vero significato della festa della donna, andate al cinema a vedere questo film, rendiamoci conto che non è solo una celebrazione retorica, che purtroppo le battaglie si combattono ancora nel 2018 solo perché si è donne, a partire dal gap salariale e finendo con le molestie sessuali.

Si combatte e si deve vincere!

® Riproduzione riservata

34 anni, siciliana di origine ma romana di adozione. Psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta, adoro viaggiare, ascoltare musica e perdermi nelle librerie a curiosare tra le copertine dei libri odoranti di nuovo, sperando un giorno di poterli leggere…

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