Non è solo malasanità

Ultima modifica 20 Aprile 2015

Pesava solo 6 kilogrammi e aveva 9 mesi, era chiaramente denutrita.

malasanita-trapaniPer questo i suoi genitori, italianissimi, 40 anni lui, 36 lei, quindi non c’è neppure la scusante di una troppo giovane età, sono indagati per maltrattamenti.

Questo succede a Milano, non in un paese o villaggio sperduto del terzo mondo, in una casa quasi fatiscente, la famiglia in difficoltà economiche, peso di circa la metà della media, piaghe da decubito, succede che una bimba muoia per denutrizione tra l’indifferenza generale.

Indifferenza?

Se la famiglia non intrattiene relazioni con i vicini, se la bimba non esce di casa, come le piaghe da decubito farebbero dubitare, possono questi ultimi intromettersi?

Interferire con la vita del prossimo, si può?

Dicono che nella dispensa di casa non ci fossero cibi per neonati, solo latte e biscotti, a causa delle difficoltà economiche o per l’ignavia dei genitori?

Aurora, questo il nome della piccola, è davvero morta per malnutrizione?

Ce lo chiarirà l’autopsia, ma ancora più importante è capire perché una neonata possa diventare invisibile, invisibile al mondo ed alle istituzioni che, apparentemente, sembra che abbiano funzionato, abbiano obbedito a tutti i dettami della legge.

Infatti alla piccola, nata in un ospedale pubblico, è stato assegnato un pediatra, una tessera del SSN che le assicurava il diritto a cure gratuite, alle quali non è mai stata sottoposta, mai un controllo medico effettuato, mai una richiesta di visita domiciliare, perché?

I genitori di Aurora non si sono serviti di queste possibilità, mai!

Mai hanno portato la figlia dal pediatra, mai gli hanno chiesto consiglio, mai fatto controllare se sua crescita fosse corretta, mai gli hanno richiesto rimedi per aiutarli a superare quelle problematiche normali in un piccolo essere appena nato.

Ripeto mai!

Non è che siano ricorsi ad un altro medico, non ne avevano le possibilità finanziarie.

Sapevano come allevare un bambino? Avevano la capacità di farlo? O, più semplicemente non se ne sono curati? Questi gli interrogativi a cui dare una risposta!

Chiaramente, però, non si sono posti il problema poiché hanno ignorato la lettera dell’ USL che ricordava loro l’obbligo di vaccinare la figlia a tre mesi dalla nascita.

E qui sta, forse, tutta la carenza della legge che non obbliga ad altro se non a assegnare un medico, a ricordare gli adempimenti, ma non a imporre nulla ai genitori o a chi ne fa le veci, forse perché ci si fida dell’interesse e dell’amore che questi provano per i loro piccoli, ma, sfortunatamente non è sempre così.

Dicono che la legge non può imporre nulla, che deve lasciare piena libertà di comportamento alle persone, ma chi tutela chi non ha voce?

Chi non può difendersi? Chi non può, per età o per condizioni fisiche e mentali tutelare se stesso?

La risposta purtroppo è semplice nessuno!

Il servizio sanitario nazionale, visto disatteso il suo invito, perché altro non è, alla vaccinazione ha solo la possibilità di richiamare l’attenzione dei genitori inviando loro una specifica lettera entro l’anno, niente di più.

Così come al pediatra assegnato non è fatto obbligo, ma nemmeno consigliato di verificare il perché di mancati contatti, di mancata richiesta di assistenza.

È preminente, per la legge, assicurare oltre la piena libertà la più assoluta privacy ai genitori diritti ritenuti superiori a quelli dei loro piccoli.

E i servizi sociali, cosa ci stanno a fare? Che cosa aspettano per intervenire?

ospedaleChe ci sia una segnalazione, da non importa chi, ma possono solo intervenire su segnalazione di cittadini i quali devono supplire alle carenze di legge, dovrebbero, ignorando il rispetto della privacy, farsi i fatti degli altri indagare sul perché e il per come una neonata esca poco di casa anche se non intrattengono nessuna relazione con i genitori, magari per colpa degli stessi, impicciarsi, farsi delle domande ed infine segnalare i casi ai servizi sociali.

Ed ora qualcuno li accusa di indifferenza, se si fossero comportati diversamente li avrebbero accusati di intromissioni indebite, o no?

Se non si è proprio sicuri, se non si vede con i propri occhi, se non si tocca con mano che cosa si può denunciare, segnalare un caso?

È accertato che la bimba sia stata portata in un ospedale per un’ influenza, ma i medici non hanno riscontrato alcun segno di malnutrizione, di mancato accrescimento, nessuna piaga di decubito, nulla.

Possibile che il dimagrimento sia stato tanto rapido? Le piaghe si siano tutte formate in quei 24 giorni che separano questa visita dalla morte della bimba?

E, quei medici, non hanno trovato strano che la coppia non si fosse mai affidata ad un pediatra? Che la piccola non fosse stata vaccinata? Hanno chiesto ai genitori che dieta seguiva? O si sono limitati ad accertare solamente che era stata colpita da influenza?

Certamente neppure il medico che aveva assistito al parto, ne il pediatra che aveva prestato le prime cure ad Aurora, ne le infermiere che l’avevano accudita si erano mai accorti del disagio dei neo genitori? Ne della loro possibile incapacità di allevare la figlia? O gli stessi avevano simulato certezze e sicurezza?

Tutto questo dovrà essere ben accertato per prevenire altri possibili casi.

Certo è che, nel passato, i servizi sociali erano autorizzati a controllare tutti i nuovi nati, recandosi direttamente in casa degli stessi.

Certo non in tutte le città questa prassi era seguita, certo molti la disattendevano, ma questa era una colpa.

Ancora non sempre le assistenti sociali o le sanitarie visitatrici facevano correttamente il proprio dovere, ma questa era una colpa.

Ora invece i bambini sono abbandonati a loro stessi, lo Stato spera nell’ amore e capacità dei genitori o nell’attenzione degli estranei.

Ah la privacy, quali delitti si compiono in tuo nome.

Nonna Lì

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