Percorso psicoterapico nei ragazzi adottati

Ultima modifica 15 Novembre 2016

Può succedere che, ad un certo punto del percorso di una famiglia adottiva, sia necessario intraprendere un percorso psicoterapico.
Generalmente il primo approccio viene fatto con un percorso di accompagnamento e supporto alla genitorialità dove i genitori adottivi vengono supportati da un esperto in dinamiche familiari.

Qualora il percorso fatto dai genitori non sia sufficiente si interviene anche sul minore.

Mi sono sempre chiesta quale sia la strada migliore da intraprendere dato che le tipologie dei percorsi terapeutici sono molte.  La mia domanda principe è sempre stata la stessa: quanto conta la preparazione del terapeuta rispetto al peculiare vissuto dei nostri figli?

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Quanti psicologi conoscono le possibili problematiche relative all’adozione ed i speciali percorsi mentali che i nostri figli si ritrovano a vivere? Credo che questo sia un dubbio che si affaccia alla mente di ogni genitore adottivo nel momento in cui si trovi a dover affidare il proprio figlio ad un terapeuta.
Ho sempre pensato che la scelta del terapeuta adeguato dipenda proprio da questo.
Sono fermamente convinta che prima di mettere i nostri figli nelle mani di uno specialista sia nostro dovere informarsi attentamente su quanto quest’ultimo sia a conoscenza delle dinamiche fondamentali che sono insite in una famiglia adottiva, della profondità delle ferite che si sono aperte nel passato dei nostri figli perché è da lì che tutto parte e si sviluppa come un filo che, se non riavvolto in maniera efficace, può creare nodi che possono trasformarsi in una tale rete di dolore che poi diventa difficile da sgarbugliare e che provoca danni a volte irreparabili.

Ma quanti terapeuti in Italia sono realmente preparati in tal senso?

Pochi anzi pochissimi.
In fondo già di per sé la psicologia è una scienza relativamente giovane tanto che i vari approfondimenti delle pieghe delle situazioni che la vita presenta al di là della “normalità” (lo metto fra virgolette perché la normalità è un termine azzardato a parer mio visto che niente è da considerarsi normale) sono così vasti che le situazioni un po’ differenti da quella del vivere comune vengono già dopo.
Le sfumature, sfumature si fa per dire, della vita (non parlo delle patologie psichiatriche) sono motivo di interesse solo da poche decine di anni e tale interesse è sempre nato dall’impegno di gruppi di persone direttamente coinvolte in un problema.
Ecco, l’adozione come argomento di interesse ed approfondimento dal punto di vista di studio della situazione, è giovanissimo, affrontato solo nell’ultimo decennio credo e quindi i professionisti del settore che si sono dedicati allo studio dell’argomento si contano sulle dita delle mani (anche questa affermazione si fa per dire perché non saprei riportarvi il numero di terapeuti veramente specializzati sull’adozione).

A primo acchito mi verrebbe da chiedere ai ragazzi che sono stati adottati e che si trovano a dover decidere il percorso di studi di pensarci… chi meglio di loro potrebbe capire veramente la situazione che un altro ragazzo adottivo sta attraversando magari con difficoltà?
Tuttavia il problema rimane e ho visto spesso genitori ricorrere ai professionisti per essere aiutati e non risolvere nulla anzi ritrovarsi impantanati nei problemi comportamentali dei loro ragazzi in maniera ancor più accentuata oppure mi sono state raccontate tali processioni fatte da un terapeuta all’altro da far rizzare i capelli.
In genere il primo passo che una famiglia fa è quello di ricorrere ai servizi pubblici, servizi nati per intervenire sull’età evolutiva ma presso questi servizi lo “specifico adottivo” è pressoché ignorato.
Meglio sarebbe ricorrere al servizio adozione dove esistono specialisti che di materia adottiva ne capiscono anche se spesso la loro informazione è più specifica per quanto riguarda l’accompagnamento della coppia verso la scelta di adottare, un po’ meno dentro al percorso e quindi alle difficoltà che possono presentarsi negli anni successivi.

Inoltre sono talmente ingolfati con le richieste di valutazione delle coppie che chiedere loro di occuparsi anche di questo credo vorrebbe dire assumere più specialisti e, si sa che di questi tempi la parola assunzioni nella pubblica amministrazione…
Ad onor del vero, qualche servizio, visto il calo generale di richieste per quanto riguarda le adozioni, in questo senso lo stanno facendo iniziando ad organizzare corsi per genitori adottivi con figli che stanno vivendo la fase adolescenziale. Questo almeno nella mia regione, l’Umbria. Ma il lavoro è fatto sulle coppie genitoriali e non sui ragazzi.

Ho sentito anche di coppie che si rivolgono agli enti con cui hanno adottato ma anche lì mi si pone il dubbio su quanto siano preparati sulle problematiche adolescenziali.
Certo è che, almeno loro, non potrebbero sicuramente perdere di vista l’importanza dell’impatto che l’adozione ha sulla vita dei nostri ragazzi.
Molto potrebbero fare e fanno le associazioni genitori che offrono supporto alle coppie nelle varie fasi del cammino adottivo ma anche qui credo che pochi abbiano uno specialista che si occupa individualmente dei ragazzi in difficoltà.

Tutto questo si riassume in un concetto fondamentale: in Italia manca totalmente il post adottivo.

Fatto sta è che, chi si ritrova a dover far fare un vero percorso terapeutico, si trova in forte difficoltà a trovare un terapeuta adatto. Allora, prima di affidarsi ad un terapeuta qualsiasi, meglio essere molto pignoli e cercarne uno che di adozione ne sappia e ne sappia molto, senza farsi incantare da chi pensa che basti un terapeuta, psichiatra, psicologo e psicoterapeuta specializzato sull’età evolutiva qualsiasi ad aiutare i nostri figli e non perché l’essere adottivo è sinonimo di essere problematici ma perché il riconoscere ciò che è in linea con la crisi adolescenziale naturale in tutti i ragazzi e ciò che invece ha radici nel loro passato non è cosa facile e un terapeuta che non è in grado di farlo può solo fare ulteriori danni nelle menti già delicate di questi ragazzi.

Una di queste terapeuti, incontrata ad un convegno sull’adolescenza nei ragazzi adottivi, disse che lo scopo delle terapie è aprire le ferite, ripulirle, far prendere loro sufficiente aria affinché possano guarire e poi cicatrizzare. Questo è il lavoro che un buon terapeuta deve fare, non cosa facile. Quindi, se vogliamo far accompagnare i nostri ragazzi pretendiamo un terapeuta che sappia veramente di cosa si parla.

8 COMMENTS

  1. Cara Elisabetta, sebbene io creda fortemente che serva “sapere” cosa significhi essere adottati ed essere famiglie adottive vorrei anche porre una riflessione che ribalta la tua giusta riflessione. Se è importante e fondamentale che ci siano operatori formati sul tema, non basta essere informati sul tema per essere automaticamente degli operatori validi, in grado di aiutare seriamente le persone bisognose di aiuto. Quindi non serve e non basta chi si inventa e serve invece aggiornamento e formazione sul tema per tutti.

    • Esatto, aggiornamenti e formazione. Era quello che intendevo. Aggiornamento ed informazione per i servizi pubblici. Aggiornando ed informazioni per gli psicoterapeuti che pensano che basta essere psichiatri per capire e risolvere situazioni che neanche hanno approfondito. Aggiornamenti ed informazioni per chiunque si avvicina a chi questa strada la sta percorrendo con o senza fatica.

  2. articolo è davvero molto importante. Il mondo delle adozioni richiede un approccio specifico intriso di esperienza e condivisione. E’ necessario conoscere attentamente tutte le dinamiche che sottendono questo tema che richiede una preparazione adeguata e specifica, altrimenti può capitare che prima di intervenire bisogna pensare a riparare “danni altri”.

  3. Nell’associazione di cui faccio parte (Anfaa sezione di Novara e piemonte orientale) operano psicologhe, psicoterapeute (ora anche esperte in EMDR), pedagogiste. Poiché hanno fatto molta “strada” con noi, hanno avuto modo di approfondire tematiche importanti riguardanti l’adozione. Per l’esperienza acquisita occorre dire che – spesso – le famiglie chiedono aiuto quando le situazioni già si sono fatte difficili. Inoltre nel periodo adolescenziale i ragazzi – anche loro spesso – rifiutano di entrare in contatto con uno/a specialista. Come associazione abbiamo predisposto dei progetti prevedendo uno “sportello” di ascolto per famiglie e/o ragazzi ma, purtroppo, non sempre abbiamo le risorse (intese come finanziamenti) adeguate per offrire percorsi di ulteriore approfondimento alle famiglie o ai ragazzi …

  4. Davvero molto interessante, rappresenta una realtà che ogni famiglia adottiva vive nelle dinamiche della crescita comune. Noi affronteremo la prossima settimana il primo incontro con psicoterapeuta e pedagogista: non hanno esperienza specifica nell’adozione, ma la scuola ci ha indirizzati a questo centro. Vedremo come sarà. Di certo le famiglie adottive hanno pochi punti di riferimento nella fase post-adozione.

  5. Che in Italia non esiste il post adottivo, ne sono fortemente convinta anch’io.
    Di professionisti competenti ne ho sentito veramente pochi, la stragrande maggioranza non sa neanche di cosa parla.
    Il problema è che io ho il tremendo sospetto che non basti aggiornarsi.
    I professionisti migliori e più competenti sono esperti in traumi, riattivazioni traumatiche, disturbi di attaccamento.
    Ma, al di là della comprensione (nel senso di comprendere appieno il meccanismo delle reazioni cerebrali) e della formazione genitoriale (fondamentale), continuo a chiedermi se c’è davvero qualcuno in grado di far cicatrizzare questa ferita.
    Io non ne sono più convinta…..

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