Quando posso andare a scuola?

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Ieri ho incontrato la mia amica Miriam davanti alla costruenda copertura di una pista di pattinaggio, dove noi e le nostre figlie abbiamo trascorso interi pomeriggi.

Abbiamo rinnovato vecchi ricordi e poi, come al solito, siamo passate a parlare dei nostri nipoti che vivono tutti lontano, in altre città, anche se Orietta, la figlia di Miriam, abita solo ad un’ora e mezza di treno e, quindi la mia amica si reca spesso da lei, per un aiuto, che so molto gradito.

Purtroppo ogni volta non si può fermare più di tre giorni, il limite massimo di ‘autosufficienza’ di suo marito. Ora, però, è sorto un grosso problema.

Il bambino più piccolo compie 3 anni il prossimo ottobre e l’anno scolastico dell’asilo nido da lui frequentato termina ogni 31 agosto.

E, quindi, dal primo settembre inizia un nuovo anno che non troverà tra i frequentatori il piccolo Alex.

Ma la scuola dell’infanzia della loro cittadina accoglierà Alex solo dal primo di ottobre e non prima.

Assurdo!! Due enti pubblici che dovrebbero assicurare la cura dei bimbi, che non si preoccupano di dialogare, di completarsi a vicenda, di assicurare un iter tranquillo ai genitori e che, invece, si curano solo del loro piccolo spazio, sena preoccuparsi d’altro, senza interessarsi del percorso dei ‘loro’ bimbi.

Nulla li interessa al di fuori delle regole che si sono dati e che non importa provochino grossissimi, non sempre risolvibili problemi alle famiglie.

Si blatera tanto di aiuti, spesso anche in denaro, perché alle famiglie sia assicurata una certa tranquillità, si sproloquia sull’importanza degli asili nido e delle scuole dell’infanzia che devono coprire tutte le richieste per permettere alle mamme di lavorare fuori casa e poi….

Non si ha neppure la capacità di stabilire norme precise, chiare che sopperiscano a questa vacanza di custodia!

Miram mi ha detto che un’amica di sua figlia ha già richiesto 2 mesi di aspettativa, senza stipendio s’intende, per accudire sua figlia che compie gli anni a novembre. Ma, dice Miriam, lei è una dipendente e può!

Orietta, invece, ha, con il marito, un lavoro in proprio, che si sono inventati anni fa, un lavoro creativo che li impegna per tutto l’arco della giornata, e fanno veramente i salti mortali per ‘ ritirare ’ in tempo i figli ( perché hanno anche una bimba di 7 anni), devono programmare con molta attenzione i loro impegni e lasciarsi, alternativamente, gli spazi per tale compito.

Ma un mese intero, 30 giorni uno dopo l’altro, con un bimbo di 3 anni da accudire non permetterebbero ad uno di loro di lavorare e, in questo periodo di crisi…

Miriam sta cercando un piccolo appartamento da affittare per tutto il mese di settembre, per trasferirvisi con il marito (vivono n una cittadina di mare), ma non è facile con così poco preavviso.

Perché, oltretutto, non li avevano avvisati, loro erano tranquilli, pensavano che Alex fosse al sicuro, fino a tutto settembre al nido, e poi dal 1° di ottobre alla scuola dell’infanzia, ed invece….pochi giorni fa la doccia fredda, inaspettata, incomprensibile.

Affidarsi ad una tata? Quelle brave, affidabili, sono poche, quasi tutte impegnate e comunque troppo care  e di affidarsi a delle ragazzine senza esperienza e capacità non è proprio il caso.

E allora? Per loro è fortunatamente possibile che i nonni si trasferiscano, temporaneamente nel loro paese, anche se devono modificare e stravolgere la loro vita,  lo fanno volentieri e, ripeto fortunatamente, loro possono.

Ma se non ci fossero nonni? Se lavorassero ancora? Se non potessero trasferirsi?

E questo l’aiuto che le nostre istituzioni offrono alle famiglie?

E, si tratterebbe, tra l’altro, di modificare semplicemente la normativa, senza spese per lo Stato e per il contribuente, ma forse, per i nostri  superpagati, è troppo difficile pensare a soluzioni semplici.

 

Nonna Lì

 

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