Regole: l’importanza di educare i nostri figli.

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A scuola non si può delegare nessuno.
La scuola è il luogo-impatto per la scoperta delle leggi del vivere comune.

Per la scuola una regola è come l’acqua, non si scappa.

La libertà e la salute sprigionata in corse nei prati, anche sotto la pioggia, che oggi va tanto di moda, l’autogestione in casa e la capacità di fare, non sono esattamente sufficienti a garantire il rispetto delle regole del vivere civile.

Un mese fa ero in fila alle poste con una carinissima famiglia (senza ironia) che non riesco a dimenticare, perché mi si è rivelata come emblematica.
Avete presente il separatore di corsi a cinta?
Ecco, le due bambine, gioca, tira, dondola, tuffati di qua e di là lo hanno rotto.

Il papà nel corso di una mezz’ora le ha sgridate sussurrando dolcissime parole mozzate, come se ogni volta si vergognasse  Bast’ ferm’ venite qui a gioc’ bast’.
Le bambine non sentivano.

Regole

Io ho solo detto ad una delle due di fare attenzione perché poteva farsi male.
Ma la mamma mi ha guardato malissimo (il proverbio africano “per educare un bambino ci vuole un intero villaggio non l’ha convinta).

Bene, la cinta si è rotta.
L’educazione pure.

La cosa positiva è che la mamma non mi ha più guardato, né bene né male.
Quelle bambine sono tornate a casa sapendo benissimo di aver rotto un non ben identificato gioco… “manonfaniente” , come ha ricordato il papà, stavolta senza sussurrare.

“andiamo ché poi lo aggiustano loro“.

Loro chi?

Facciamo un gioco?
Immaginiamo le due bambine in un gruppo scolastico di 26, per entrare al museo: giocano con la cinta separatrice, perché è un gioco.
“Ferme che può rompersi”
“Ma ci ho già giocato, poi se si rompe si aggiusta”
“Tu comunque non giocarci, serve solo a separare le corsie di attesa, vedi?”
Ma la cinta si rompe.
Però, purtroppo per loro, stavolta nessuno le porta via dicendo “Non fa niente, l’aggiustano loro”.

educazione

Per le bambine è un brutto momento.

Una scoperta veramente poco simpatica, con qualche sguardo di disapprovazione dei compagni. Qualcuno che si scansa per non essere incolpato, qualcuno che le sgrida, la signorina della biglietteria che scende dal suo banchetto per controllare, l’insegnante giustamente contrariata.
Eh sì.

Il genitore è a casa o al lavoro,
senza minimamente immaginare
in che condizione di disagio
ha messo le figlie.

L’ineducazione forse ti lascia la possibilità di scampare una discussione o una scenata come genitore, ma non risparmierà certamente ai figli delle memorabili musate.

A scuola non ci sono sconti.

La scuola, come dico sempre, non è un giochino in cui si imparano tante cose belle.
La scuola è la vita e la vita presuppone il nostro incontro-scontro con gli altri.
A scuola, anche per dire “posso andare in bagno”, un bambino deve considerare gli altri. Figuriamoci.

E un’altra cosa, che dico sempre ovviamente a me per prima, vorrei dire ai genitori:

“quando non riuscite a comprendere i motivi di qualche bizzarra iniziativa o piccola punizione, riflettete sul fatto che le regole che si dà una persona in casa propria sono molto diverse da quelle che si dà una persona in mezzo ad altre.
Pensate a 25 bambini in giro a piedi per la città: o le regole sono di ferro o li mandiamo tutti saltellanti e inciampanti sotto una macchina… per dire”

E se non sono abituati ad ascoltare l’adulto, le regole non cambiano:
sarà solo più duro rispettarle.

Mi viene in mente una cosa al mattino, quando guardo le mie figlie dallo specchietto, a volte imbronciate dal sonno, a volte inquiete con me, a volte sorridenti e rumorose: il mio percorso casa-scuola e la loro incolumità dipendono, volente o nolente, da me e da chi incontro.

La mia vita, per strada, dipende dall’intelligenza civile mia e degli altri.

Vorrei tanto dire a quel papà delle poste che non c’è niente da vergognarsi a sgridare e modificare il comportamento dei propri figli.
Se i figli nascessero “imparati” non saremmo distrutti alla fine di una tranquilla giornata d’agosto…
Ecco, quando sprechiamo un’occasione per educare i nostri figli, ricordiamoci che poi li mandiamo a scuola e, in prospettiva, al lavoro, in discoteca, con un’automobile in mano.
A rispettare persone e cose si impara da piccoli, anche se educare è così difficile che a volte preferiresti una martellata sul pollice o, a scelta, il mignolo del piede sullo spigolo del comodino.

Difficile, ma necessario.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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