Riparalo, non disperare!

Ultima modifica 4 Settembre 2017

Se c’è una cosa che odio è buttare una cosa che si può aggiustare! Poi, quando si parla di elettrodomestici ancora peggio e quando mi sento rispondere che si spende meno a ricomprarlo che ad aggiustarlo, mi sale una rabbia che non vi dico, perchè in questo modo continuiamo a buttare, produrre rifiuti e a spendere in continuazione!
Ed ecco che due ragazzi londinesi hanno un’idea geniale. Il loro motto è: “Repair, don’t despair” (“riparalo, non disperare”).

Ugo Vallauri e Janet Gunter l’anno scorso hanno creato ill “Restart Project”.  Sulle orme dei “Repair Café” di Amsterdam o dei “Fixers Collective” di Brooklyn, organizzando a ondra dei “Restart Party”, cioè dei workshop mensili dove si impara gratuitamente a riparare il proprio gadget o elettrodomestico che sembra non funzionare più!

“L’idea – spiega Vallauri, trapiantato a Londra da Bra – mi è venuta dopo la mia collaborazione in Africa con la organizzazione non governativa britannica Computer Aid. In Kenya ho imparato approcci meno spreconi dei nostri. Lì non ci si sbarazza facilmente di qualcosa che può essere riparato. Si aggiusta tutto. Mentre noi spesso compriamo oggetti non dettati dalla necessità, ma dalla pigrizia e dalla mancanza delle conoscenze necessarie per la manutenzione di quelli che abbiamo già. Il nostro obiettivo non è offrire delle riparazioni gratuite, ma sconfiggere l’obsolescenza programmata e recuperare la manualità in una società esasperata dal consumismo”.

In Olanda, naturalmente, i Repair Cafe sono oramai una trentina e hanno ricevuto anche una sovvenzione governativa di quasi mezzo milione di euro. E lo stesso accade in Australia o negli USA.

Ma anche in Italia sta nascendo qualcosa: la PcOfficina che organizza incontri settimanali a Milano dove, imitando la ciclofficina, si riparano computer tra una birra e una chiacchiera. O come l‘Oratorio digitale lanciato dall’associazione Ohibò che insegna ai ragazzi sopra gli 11 anni ad allungare la vita del cellulare o del lettore mp3.
Insomma, da oggi in poi non disperate, ma imparate a riparare. Perché fa bene all’ambiente e… al nostro portafoglio.

Rachele Masi

 

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