Roma e le 36ore del New York Times, come dargli torto?

Ultima modifica 6 Aprile 2016

Il New York Times  propone un finesettimana a Roma senza alcuna meta “tradizionale” come il Colosseo o San Pietro per proporre luoghi poco conosciuti come le Terme di Caracalla o il Museo della Centrale di Montemartini o il Macro, soprattutto molti media hanno criticato le scelte gastronomiche proposte: ristoranti, osterie e bistrot lontani dal centro, non “famosi” anzi semisconosciuti ai romani.

Ma più che ai Romani direi alla standardizzazione al ribasso e alla scarsa qualità affiancata ai prezzi folli ormai tipici o della ristorazione del centro di Roma.

E allora ben vengano questi suggerimenti di un giornale estero prestigioso che evidenziano una tendenza ormai consolidata nella Capitale. Mangiare in centro è ormai molto lontano dall’essere un’esperienza culinaria… diventa una brutta esperienza sia per il portafogli che per il palato.

Roma centro: ostaggio del malaffare

Non nascondiamoci dietro all’orgoglio cittadino o a una difesa estrema di qualcosa che non esiste più, la classica trattoria romana dove gustare i piatti della tradizione come l’Amatriciana o la carbonara a buon prezzo non esiste più. Oggi i vicoli di Trastevere, di Campo de Fiori e il Ghetto sono diventati ostaggio del malaffare culinario: ti siedi, mangi male e paghi ancora peggio. Ti alzi arrabbiato e deluso.

Ad esempio Benito di Via dei Falegnami, dietro Largo Argentina era famoso per mangiare bene e pagare poco: 4 tavoli in croce, piano di marmo, sedie di legno scomode, un menù appeso al muro compilato malamente di piatti romani e un conto scribacchiato a matita su un foglietto. Ma era l’appuntamento fisso della mia famiglia al sabato. Poi un paio di anni fa il cambio di gestione: la ricerca di qualcosa di simile ma diverso… quella formula che non vuol dire nulla se non affiancata da un cuoco in gamba e da una gestione all’altezza della transizione, soprattutto quando la clientela è affezionata. Beh non ci andiamo più a pranzo.

da-benito

Trastevere è vittima di una massificazione della ristorazione, ad ogni angolo trovi un paninaro, un ristorante similelegante, una cucina fusion… meglio saltarli tutti a piè pari.

Roma non è il centro

E nonostante un’amministrazione municipale che prova in ogni modo a combattere gli abusi dei locali come sedie e tavoli ovunque anche in bocca al turista o locali senza canna fumaria, è altrove che Roma da il meglio oggi.

E’ nel mercato del Rione Monti, dove trovi la genuità della merce e del venditore, nelle vie bellissime del Pigneto, nelle sperimentazioni artistiche di Centocelle, nelle strade di San Lorenzo dove i bambini diventano cittadini e protagonisti di progetti come la città a misura di bambino.

Il centro oggi non è Roma, è ostaggio di malaffare, accattonaggio di ogni tipo, venditori abusivi e mondezzaio a cielo aperto. Il centro è forse la ferita più aperta di Roma, sanguina e nessuno mette i punti.

E allora ben vengano le periferie con le loro esperienze romane da offrire, da far vivere.

Arianna

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