Scuola. Quando i genitori si fidano

Ultima modifica 4 Settembre 2018

A.S. 2018/2019. Eccolo.
Stappiamo uno spumantino?

Il profumo buono dell’inizio. Il rumore di bambini alle 8.05. I loro abbracci nel rivedersi e contemporaneamente il ricordo di “antichi dissapori” che scoppietta subito in una chiacchieratina all’orecchio.
Dai, che bello.
Quest’anno io metto la quarta e conosco molto bene sia bimbi che genitori.
Riflettevo sulla loro progressione, crescita e sviluppo… sì, con un occhio affettuosamente ironico, vorrei parlarvi del primo giorno di scuola dei genitori.

Scuola. Quando i genitori si fidano

Il primo giorno di scuola… dei genitori.

I genitori sono quella specie dolcissima che il primo giorno di scuola, in prima, non esce più: li vedi lì, (nella borsa qualcuno ha una Queshua automatica… ditelo pure).
Gli occhi incantati nello smartphone ad immortalare ogni sguardo, sorriso, lacrimuccia, lasciando tradire un maseisicurochetidevolasciare, ad osservare come sto seduto.

… mamma vai ché la sedia l’ho trovata, c’è anche Andrea della piscina e Carlo del calcio, uno a destra e l’altro a sinistra. Ora basta con le foto, questo è il mio nuovo mondo, mamma ciao… ciao… CIAOMAMMAAAAAAA, ciaobacio, ciao… se faccio ciao con la manina, forse è un po’ più ciao? Ciao.”

Le mamme emozionate sono emozionanti e anche qualche papà non scherza (maschera meglio, ma si vede, è inutile, rassegnatevi).
Lo so. In prima gli insegnanti non li conosci e vorresti vedere come iniziano, ma tanto finché ci siete voi non iniziano: perdete ogni speranza.

In seconda è diverso, temporeggiano forse 10 minuti.

Sulla scia della prima resta un piccolo appanicamento: il posto dell’amica è occupato da un altro, è in mezzo a compagni insoliti, potrebbe cominciare storto, ché poi a casa non mi fa i compiti… Dai vai vicino alla solita così ètuttopiùsemplicedddaii.
Magari però lei vuole cambiare. Magari vuole mettersi in gioco.
Cose belle queste, niente preoccupazione. Parola d’ordine pensopositivo.

In terza 5 minuti li passiamo con i saluti alle maestre.

Un’affacciatina alla porta, sì, ma i visi sono tranquilli e sorridenti. La terza è l’anno dell’ok. Metabolizzazione del primo giorno pressoché perfetta: possono ricominciare la somministrazione del caffè.
Con affetto, sempre.

In quarta c’è. In quarta la fiducia la senti proprio viaggiare tranquilla.

La sensazione all’inizio della quarta è particolare: ancora un po’ lontani dal terrore-iscrizione-secondaria, ma comunque oltre le piccole preoccupazioni.
I bambini crescono ed anche i genitori.
E’ bello veder crescere pure loro, allontanarsi dalle tensioni inutili ed avvicinarsi di più al concreto.
Lasciano che la saggezza dell’esperienza occupi la preoccupazione delle amicizie fisse, per vederli serenamente muoversi e ridere con altri che non siano i soliti amichetti della scuola dell’infanzia.
Sì, vedo nei genitori l’idea che ormai quel piccolo mondo, pur tra scontri, sconfitte e bisticci,  se lo gestiscono da soli e possono anche modificarlo.
Il cambiamento diventa normale.

Non è mai facile lasciare i propri figli
e non è mai facile lasciarli ad estranei.

Non è facile nemmeno affidare la loro crescita culturale a chi non si conosce o a chi, forse, la pensa diversamente da noi. Ci vuole coraggio e quel tanto di leggerezza che permette di vedere le cose dall’alto.

Certo, se la continuità scolastica fosse il primo obiettivo di una riforma, sarebbe tutto più semplice.
Certo, se un insegnante potesse lavorare vicino casa non avrebbe motivo di lasciare una scuola, creando ansia alle famiglie per la sua assenza e per il nuovo arrivo.
Il mondo della scuola è fatto di cristallo.
Tutto si gioca sulle emozioni e la conoscenza reciproca: il sapere, i rapporti, il vivere civilmente.
Questo pezzo l’ho scritto per ridere un po’ e soprattutto per dire grazie ai genitori che si fidano, a quelli che ci mettono un attimo o tre anni; ai genitori che anche ad agosto si attivano per accontentare le maestre e grazie anche a quelli che “maquestequantenevogliono”?

Grazie per i piccoli segnali di apertura, perché si riflettono tutti nei bambini.

Grazie perché molto spesso ci sentiamo dire “Grazie per il vostro lavoro e per tutto ciò che fate” ed è, credete, parte fondamentale del nostro stipendio.
Buon anno a tutti.

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