Siamo davvero un paese civile?

0
369

Ultima modifica 29 Gennaio 2016

Sicuramente vi sarà capitato di leggere, nei giorni scorsi, qualche commento in merito alla polemica scatenata dal cartello, esposto da un ristoratore romano, all’esterno del suo locale: “Vietato ingresso ai bambini minori di 5 anni”.

Letta così, la scritta è inequivocabile, ma trattasi di intento pubblicitario ( più se ne parla, più si conosce) o pura maleducazione (oltre che errata conoscenza della lingua italiana, dato che il testo prosegue con: “A causa di episodi spiacevoli dovuti ALLA mancanza di educazione…”)?

Personalmente, credo nè l’una nè l’altra, ma il frutto di un’esasperazione e di una politica commerciale ritenuta, dall’imprenditore, corretta.

Noi de Le nuove mamme, siamo continuamente alla ricerca di locali, spazi, posti family friendly, in cui famiglie con bambini (anche più di due!), possano sentirsi a proprio agio e godersi un momento gioioso fuori casa; e sempre più spesso scopriamo che ciò è possibile e che tante strutture si stanno adeguando, anche nei servizi (penso ai seggioloni ai tavoli e ai fasciatoi nei bagni, alle modalità per intrattenere i bimbi con fogli e colori a tavola…) per diventarlo. Di contro, non si può nemmeno pretendere, come genitori, che tutti i locali diventino “a misura di bambino”!
Sicuramente la motivazione a diventare un locale family friendly è dettata da due fattori: l’amore per i bambini in primis ma, ahimè, bisogna anche essere onesti, un interesse commerciale.

paese civile
Nel caso specifico, il “comandante”, soprannome del proprietario del ristorante capitolino, non ha certo interesse a far diventare il suo locale family friendly, ma, allo stesso tempo, ha dichiarato di essere nonno e di non avercela affatto con i bambini quanto, invece, con i genitori maleducati.
Eccola, allora, la verità, sempre nel mezzo.
I comportamenti di un bambino, i suoi gesti, i suoi vocaboli, sono il frutto di una educazione ricevuta e troppo spesso si tende ad etichettare questi bambini violenti, irruenti, irrequieti, fastidiosi…
Ci sono genitori che non si curano affatto di come si comportano i loro figli, usando il loro essere piccoli per nascondere l’inadeguatezza di essere genitori. Ma è la loro inettitudine, a mio avviso, alla base di tutto.
Se ci sono bambini che nei locali e nei ristoranti corrono tra i tavoli, urlano, fanno confusione è perchè qualcuno (padre e/o madre) glielo consente senza intervenire.
Non voglio addentrarmi nei meandri della pedagogia o della psicologia, non ne ho le carte, nè tantomeno ritengo che i bambini debbano essere legati ai tavoli per consentire ai grandi di cenare in pace, sono bambini e devono continuare ad esserlo e se non si ha la voglia e il piacere di occuparsene, meglio lasciarli a casa, spesso, è una tortura anche per loro, essere costretti a stare al tavolo, in un posto dove non sono a loro agio.
Ma come mamma di 3 bambini, sono consapevole delle responsabilità che, il più delle volte ho, delle azioni dei miei figli.
Non sarebbe allora stato più onesto (e forse più efficace) scrivere: “Vietato l’ingresso ai genitori maleducati che non sanno educare i figli”?
Ritengo che alla base di tutto ci sia, come sempre, una mancanza di rispetto: dei genitori maleducati nei confronti di camerieri e personale, che non sono lì per fare i babysitter e che spesso svolgono il loro lavoro facendo acrobazie tra un bambino che corre e un altro accovacciato a terra, rischiando anche si facciano male; ma anche del ristoratore nei confronti di tanti (per fortuna ancora ce ne sono) genitori educati, che alla fine devono sentirsi etichettati o, peggio, ghettizzati.
Un paese civile è quello che sa educare i propri figli al rispetto degli altri e del contesto in cui si trovano, il fatto è che è sempre facile prendersela con i più deboli e questo è un discorso di civiltà che vale anche per i cani, ai quali spesso indirizziamo gli insulti per gli slalom che ci costringono a fare sui marciapiedi al fine di evitare i loro escrementi in giro, ma che invece sono frutto, esclusivamente, dell’incuria dei loro padroni!!
Concludo con un pensiero che condivido: ” Fare dei figli è soprattutto un impegno, verso tutti, verso i figli ma anche verso gli altri, la società. Educarli, istruirli, farne delle persone che sanno comportarsi bene sempre e dovunque, non è un optional ma un dovere!”

Maria Teresa Esposito

Rispondi