Soldi in mani piccole

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Ultima modifica 3 Maggio 2016

Scrivevo solo pochi giorni fa di come i soldi per alcuni siano un metro di valore. Ma non per le cose come dovrebbe essere, ma per le persone. E non dovrebbe esserlo. Mai.

Gli adulti, la società composta da adulti e quindi presumibilmente in grado e in dovere di indirizzarci e guidare i più piccoli da tutte le indicazioni al rovescio. Tutto il contrario di ciò che è naturalmente il bene, il meglio per una giovane anima in via di sviluppo. Il messaggio dato è che non sei nessuno se non hai i soldi, tanti tanti soldi. E che quindi devi essere qualcuno. Se non lo sei non esisti, sei zero o meno di zero. Questo è il messaggio più forte lanciato da molto e da molti nella società in cui viviamo e spesso purtroppo anche da alcune famiglie. Quale impatto quindi può avere su una piccola coscienza ancora bianca e immacolata ?

Ma c’è un messaggio conseguente che in quanto a danni ne fa altrettanti o peggio: ci sono molti modi per avere tanti soldi. Puoi lavorare tanto e spaccarti la schiena. Oppure puoi, privo di talento o studio, lanciarti nel luccicante e colorato mondo della tv, del cinema…Insomma tutto quel mondo effimero e volubile che molte giovani e meno giovani vite ha rovinato per sempre. E senza troppa fatica eccoti li. Pieno di soldi.

E’ fin troppo ovvio che la coscienza si sviluppa innanzi tutto fra le mura domestiche e che quindi sta a noi genitori dare la prima impronta. Quella decisiva che poi non potrà subire intaccature dall’esterno. O almeno avrà una scorza più dura.

In genere il primo contatto dei nostri piccoli con il denaro sono gli spiccioli tutti colorati nel porta monete della mamma. Poi la paghetta. Ed è qui che sorgono dubbi e domande per un genitore. Paghetta si o paghetta no ? Io devo ammettere che per molte delle decisioni che devo prendere su mio figlio e la sua educazione prendo spunto e mi appoggio a quello che i miei splendidi genitori hanno fatto con me. A me è stata data. Pochi soldini, alle medie, per le piccole spese di una giovane adolescente. Cartolerie, la merenda a scuola e un gioiellino di bigiotteria al mercato. Che altro sennò ?

Ma come per altre cose in casa c’erano delle regole. Non ne avrei avuti altri al di fuori di quelli previsti. Erano di mia gestione ma anche di mia responsabilità. Quindi ero io che dovevo gestirli e decidere come e quando spenderli. Se volevo qualcosa che costasse di più non potevo chiederli. Ma risparmiare. Rinunciare a qualcosa subito per avere quello che volevo dopo. Gli unici premi extra erano il compleanno e Natale. Sempre che la scuola fosse ad un livello almeno sufficiente e che non combinassi guai eccessivi.

Man mano che crescevo la cifra è stata sempre più o meno la stessa, ma ovviamente i desideri più costosi. Ma dovevo trovare un altro modo per averli. Lavorare. Quindi via con i  primi lavori di baby sitter. I guadagni sono lievitati ma il gioco del risparmia e gestisci non è cambiato. Il concetto era quindi molto semplice. Se vuoi davvero qualcosa devi guadagnartelo. Noi ti possiamo aiutare un pochino, in base a quello che possiamo, ma anche se potessimo di più in realtà sarebbe lo stesso. Il di più va sudato, ambito, bramato e guadagnato da soli. Con impegno e costanza.

Perché è a questo che servono e questo è il valore che hanno davvero i soldi. Raggiungere un obiettivo o, ancora più importante, realizzare un sogno. Contando su se stessi e il proprio impegno in primis. Non posso pretendere che un ragazzino di 12 anni lavori quindi posso anche concepire di dargli un piccolo contributo. Ma resta il fatto che sarà poi lui a doverli gestire.

Come per tutto, con un bambino io credo che non ci siano cose da proibire per concetto, ma che vada insegnato. Come insegniamo ai nostri figli il rispetto, l’educazione possiamo insegnare il valore del denaro. E cosa importantissima a non giudicare il prossima da quante cose ha comprate con il denaro ma a come ha avuto quel denaro e soprattutto a come lo utilizza.

Senza dimenticare che l’ingiustizia sociale, la cattiveria, i pregiudizi spesso nascono proprio dal denaro. E che il valore più grande che possiamo dare a quei pezzi di carta è utilizzarne una parte per far felice gli altri: regali e beneficenza. Aiuto al prossimo, a chi ha la buona volontà e merita un aiuto. Un piccolo aiuto per provare ad avere un futuro e a realizzare il proprio destino di essere umano. La ricerca della propria felicità.

Il denaro infondo serve soprattutto a questo. E se possiamo aiutare qualcuno attraverso di esso allora avremmo davvero reso giustizia alla società in cui viviamo e a noi stessi.

Nathalie Scopelliti

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