Sono una cacciatrice di cicogne

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Perdonami, o Signore, perché sono una peccatrice.
Perché in chiesa a salutarti io non ci vengo più.

Mi hai deluso a morte, anche se è vergogna dirlo. Non è da brava cristiana…
Ma io sono stufa di addossarmi tutta la colpa, e allora la butto addosso a te, perché mi fa sentire meglio.
Io una spiegazione a quello che mi succede non riesco a darmela, e allora vorrei tanto che me la fornissi tu. Ti ho pregato per troppo tempo senza ricevere risposta, ed è per questo che ce l’ho tanto con te. Io sono una cacciatrice di cicogne, il mio fucile è carico ormai da 5 anni. Ma sparo colpi a salve, io. E non riesco a centrare l’obiettivo, perché tu non mi aiuti.

cicogna

Tutte le mie amiche si sono riprodotte, tutte. Io sono l’unica che non stringa al collo un bebè urlante e sporco di moccio. Quella che ha tribolato di più a rimanere incinta, ci ha messo 6 mesi. 6 mesi… un lasso di tempo ridicolo per me che ci provo ormai da 5 anni. E la cosa che mi fa impazzire è che alcune sono rimaste incinte “per caso”. Altre, probabilmente, per immacolata concezione e certe a causa di un “incidente”. A me questi incidenti non capitano mai, e sì che mi ci metto di brutto in mezzo alla strada per farmi investire…

In tutto ciò, come se non bastasse, mi tocca sopportare i commenti curiosi dei familiari, le frasi inopportune dei vicini/parenti/gente che non si fa i cavoli suoi/compagni di metropolitana/colleghi d’ufficio in spasmodica attesa della “bella notizia”, come se fosse un mio capriccio quello di disilludere le loro speranze. Le loro… E io?

Pensate forse che io non desideri diventare madre?
Che non voglia farlo nel timore di sciuparmi la linea oppure le tette?

Provare a concepire un figlio è divertente, non c’è che dire. Ma quando vedi che ci provi per un anno e non succede nulla, ti cala anche la libido. E gli anni sono diventati 2, poi 3 e adesso addirittura 5. Accusatemi pure di essere una persona priva del senso dell’umorismo, ma concepire non è più divertente, almeno per me. Vedere la mia speranza che si sbriciola a intervalli precisi e inesorabili di 28 giorni non mi fa ridere per niente.

Non rido, è vero. Ma neanche voglio affogare nelle lacrime. Mi sto attivando in modo diverso, in accordo con mio marito. Dopo un viaggio della speranza fra ginecologi di fama interplanetaria, ecografie, monitoraggi, indagini ginecologiche, farmaci, droghe e medicine di ogni tipo, anestesie totali, FIVET come se piovesse e due test di gravidanza positivi andati a male, un anno fa io e il mio lui abbiamo deciso di adottare un figlio.

Sarà un percorso difficilissimo, forse ancora più complicato del concepirne uno nostro. Ma non è per noi sintomo di una sconfitta, anzi. E l’idea di concepire un figlio naturale non l’abbiamo del tutto abbandonata. A questo punto lo prenderemo con un secondo dono del cielo, ammesso che qualcuno ci faccia avere almeno il primo.

Sono tutto sommato molto fortunata, io, perché ho la possibilità economica di affrontare le cure mediche e anche quella per procedere a un’adozione. Non sono ricca, intendiamoci, ma posso farcela. Sono troppi quelli che non immaginano neanche quanto sia dispendioso anche in termini monetari provare ad avere un figlio quando la cicogna continua a posarsi ovunque, tranne che sul tetto di casa tua. C’è chi è diversamente fertile e non ha la possibilità di curarsi, e questo aggiunge strazio a una situazione già di suo insostenibile…

Spero presto di riuscire a beccarne almeno una di cicogna. Che porti nel fagotto un figlio con il mio DNA oppure uno partorito da un’altra, per me non fa grande differenza.

Luciana

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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