Tecnologia in classe. Ma è davvero obbligatorio?

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Ultima modifica 16 Luglio 2019

Leggo spesso i post dei gruppi dedicati all’insegnamento ed un intervento sul tema mi ha spiazzato, spaventato, spinto ad una riflessione. Il post recita così “il nostro dirigente ci obbliga all’uso della tecnologia in classe“.

Obbliga come?
Obbliga perché?
Non è dato sapere.

Comunque mi sembra assurdo che un insegnante sia “obbligato” ad usare la tecnologia in classe, che sia un computer, una LIM, un software…

Di fondo un’immaturità, forse, del sistema: non possono obbligarmi, perché la libertà d’insegnamento è sacrosanta, purché la metodologia sia efficace e lo studente raggiunga le competenze auspicate.

Ma in fondo, se stiamo a leggerci (almeno, come insegnanti) le Indicazioni Nazionali, che neanche tanto di nascosto realizzano già una riforma scolastica rivoluzionaria (e poteva bastare), qualcosa dovrebbe venirci in mente, voglio dire che dovrebbero essere la nostra Bibbia, non come il sale a tavola.

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Per dire, solo nella premessa, pagg 4-5

“La diffusione delle tecnologie di informazione e di comunicazione è una grande opportunità e rappresenta la frontiera decisiva per la scuola. Si tratta di una rivoluzione epocale, non riconducibile a un semplice aumento dei mezzi implicati nell’apprendimento. La scuola non ha più il monopolio delle informazioni e dei modi di apprendere. Le discipline e le vaste aree di cerniera tra le discipline sono tutte accessibili ed esplorate in mille forme attraverso risorse in continua evoluzione. Sono chiamati in causa l’organizzazione della memoria, la presenza simultanea di molti e diversi codici, la compresenza di procedure logiche e analogiche, la relazione immediata tra progettazione, operatività, controllo, tra fruizione e produzione.

Dunque il “fare scuola” oggi significa mettere in relazione la complessità di modi radicalmente nuovi di apprendimento con un’opera quotidiana di guida.

Attenta al metodo, ai nuovi media e alla ricerca multi-dimensionale. Al contempo significa curare e consolidare le competenze e i saperi di base, che sono irrinunciabili perché sono le fondamenta per l’uso consapevole del sapere diffuso e perché rendono precocemente effettiva ogni possibilità di apprendimento nel corso della vita. E poiché le relazioni con gli strumenti informatici sono tuttora assai diseguali fra gli studenti come fra gli insegnanti il lavoro di apprendimento e riflessione dei docenti e di attenzione alla diversità di accesso ai nuovi media diventa di decisiva rilevanza.”

Questo non vuol dire che dobbiamo accendere un pc in classe ogni giorno, cascasse il mondo, ma studiarci gli ambienti del web che possono aiutarci ad integrare la didattica, questo può fare comodo.  No?

Io ho intorno a me esempi diretti attraverso i quali si può riuscire a comprendere motori di ricerca, social, piccole piattaforme nonostante un passato a-tecnologico ed un’età matura.

Forse volontà, entusiasmo ed Indicazioni Nazionali possono fare qualcosa…

Poi, che la tecnologia in classe sia come una spruzzata d’acqua santa questo no. Se non c’è sostanza, hai voglia ad accendere la LIM.

Sull’uso degli smartphone in classe ho qualche remora. Secondo me non è proprio il momento storico.

Ce ne sono tanti di professori entusiasti che hanno compreso il canale preferenziale dei ragazzi e spingono verso l’uso consapevole e conveniente delle tecnologie. Si sente la volontà e non l’obbligo, che poi diventa deprimente e poco utile ai fini dell’insegnamento.

Cioè se un ragazzo sente che utilizziamo una LIM, perché dobbiamo dimostrare di farlo al collegio docenti, poi che insegnamento vogliamo che ne tragga?

Quale guida autorevole potremmo essere riguardo all’uso della tecnologia in classe? Non parlo di insegnare il linguaggio informatico: credo sia importante lo facciano insegnanti qualificati in scuole specializzate.

Le “infarinature” non giovano a nessuno.

Sta di fatto però, che, da insegnanti, con questo mondo dobbiamo confrontarci.

Purtroppo la scuola non detiene più il potere del sapere e dell’informazione, ma potrebbe diventare l’occasione quotidiana per dimostrare come, quando e perché può far comodo usare i libri, web, TV,  per conoscere e costruire il proprio sapere.

La scuola, se ci pensiamo, è non l’ultima, ma l’unica spiaggia per promuovere l’uso critico, consapevole e motivato di un iPad. Contro quello lobotomizzante che invade le piccole menti.

Riuscire ad accendere un pc quando serve e spegnerlo a favore di un libro: chi può insegnarlo? Papà la sera quando alle otto torna stanco morto da lavoro? 

Ora, in base a tutto ciò, non dovremmo essere obbligati da un dirigente ma da una professionalità richiesta che agisce nella realtà.

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