Trasferirsi in Inghilterra con la famiglia

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Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Il mio compagno ed io abbiamo preso la decisione di costruire la nostra vita a tre in Inghilterra quando mio figlio John aveva solo pochi giorni di vita. Eravamo in Inghilterra l’anno precedente ma colti dall’entusiasmo per l’arrivo di un bambino abbiamo pensato fosse meglio rientrare in Italia.
Sono bastati pochi mesi in patria per renderci conto che la scelta non era stata quella giusta: in Italia non ci si erano presentate opportunità lavorative dignitose e dopo l’esperienza all’estero non riuscivamo più ad adattarci allo stile di vita italiano.

Nei nostri sogni immaginavamo un futuro non semplicissimo ma felice in un paese che offrisse opportunità di carriera e crescita sia per noi che per nostro figlio. Tra le altre cose immaginavamo quanto sarebbe stato vantaggioso conoscere due lingue per nostro figlio.

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Da quella decisione sono passati quasi 5 anni e nonostante non rimpianga nulla della mia vita in Italia mi rendo conto di quanto abbiamo sottovalutato l’ostacolo bilinguismo.

Mio figlio John ora ha quasi 5 anni ed è bilingue ma arrivare a questo punto non è stato affatto facile.
A due anni circa parlava pochissimo rispetto ai suoi coetanei e dopo aver imparato una decina di parole il suo sviluppo linguistico ha subito un arresto.
Da lì sono cominciate le nostre preoccupazioni e ogni volta che ci veniva domandato se avevamo qualche dubbio sul bambino il problema linguistico veniva menzionato.

Con l’inserimento all’asilo a 2 anni e mezzo e grazie a libri e ai cartoni animati l’inglese ha cominciato ad entrare nel suo linguaggio ed è iniziata una fase da cui non siamo ancora usciti (e chissà se ne usciremo mai?) nel quale le due lingue vengono mischiate creando spesso dialoghi divertenti.
Gli ultimi grossi problemi sono arrivati con l’inizio dell’anno di Reception (un anno intermedio tra asilo e scuola) che qui inizia a 4 anni, perchè il suo vocabolario e la sua comprensione non erano sufficienti a seguire un programma ed a rimanere concentrato… come si può chiedere ad un bambino che ancora fatica a spiegarsi di imparare a scrivere?

Con i mesi abbiamo capito che l’ambiente non era quello giusto per lui: non migliorava e in più era stressatissimo. Per questa ragione abbiamo deciso di cambiare scuola nella speranza di trovare una maestra che diventasse una guida per John, che capisse le sue difficoltà e lo spronasse nella maniera corretta. Per fortuna questa maestra è arrivata e da gennaio ad ora i passi avanti sono stati enormi, il suo vocabolario sia italiano che inglese si è duplicato e comincia finalmente a distinguere le due lingue.

Ora è sereno, sente finalmente di poter parlare con chiunque avendo le parole per farlo.
Sta diventando il bambino bilingue che immaginavamo, un bambino che però è diventato bilingue attraverso un percorso difficile davanti al quale ho visto arrendersi anche molti adulti.

Sono fierissima del risultato anche se durante questi anni mi sono sentita spesso in colpa per avergli riservato un percorso così complicato durante gli anni nel quale il suo unico pensiero avrebbe dovuto essere quello di essere felice e spensierato… non mi pento assolutamente di essere partita e non voglio scoraggiare chi sta pensando di partire, voglio invece dare coraggio e suggerire di affrontare il bilinguismo con ogni mezzo garantendovi che riuscire si può.

Ci sono i mezzi per farlo, le scuole sono attrezzate e preparate per inserire i bambini al meglio e senza subire alcun trauma. I bambini sono eccezionali, trovano sempre un modo per venirne fuori e imparano rapidamente se seguiti con dedizione dalle persone giuste. Solo qualche giorno fa per dirmi che la sorella stava mettendo disordine mi ha detto “mamma, Nora sta messando tutto!” (mess= confusione) e nonostante non sia corretto trovo fantastico che riesca attraverso le due lingue a non bloccarsi mai, a trovare un modo per far passare il messaggio.

Ora io mi trovo a dover affrontare tutto da capo con la mia secondogenita che ha quasi un anno, per il momento sa dire solo mamma! Questa volta affronterò la situazione consapevolmente e mi sento preparata.

Certo le due lingue sono molto diverse e non è facile ma la soddifazione e la gratificazione alla fine del percorso sono assolutamente ineguagliabili.

Gennifer Lorefice

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