Quando i nostri figli crescono e si affacciano alla preadolescenza, c’è un bisogno silenzioso che inizia a farsi spazio: quello di avere luoghi e tempi “solo loro”, liberi ma sicuri, dove stare con gli amici, sperimentarsi, ridere, sbagliare, scoprire chi sono. È ciò che oggi viene chiamato Terzo Spazio.
Non la casa, non la scuola: qualcosa in mezzo. Qualcosa che appartiene a loro.
Tween e Terzo Spazio

Una nuova ricerca di Ringo, in collaborazione con AstraRicerche, ci aiuta a capire meglio come i tween – dai 7 ai 14 anni – vivono oggi il loro tempo libero, tra analogico e digitale, e come noi genitori ci rapportiamo alla loro richiesta (sempre più forte) di autonomia.
Tutti d’accordo sull’autonomia, ma pochi la concedono davvero
La fotografia scattata dalla ricerca è chiarissima: l’87% dei genitori riconosce il valore del Terzo Spazio per far crescere autonomia e abilità sociali nei ragazzi. Eppure… solo un terzo (33%) concede momenti senza supervisione. Il numero sale un po’ dai 13 anni in su, ma resta comunque distante dalla convinzione espressa.
Perché questo divario?
Le paure sono tante e fin troppo note a noi genitori:
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sicurezza fisica (34%)
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“cattive compagnie” (34%)
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gestione del controllo online (33%)
Insomma: da un lato sappiamo quanto sia importante il “lasciarli andare”, dall’altro il mondo esterno ci appare incerto, quello digitale ci spaventa e ci ritroviamo incastrati in un equilibrio difficile.
Come vivono le loro giornate i tween?
Tra compiti (66%), sport (52%) e un po’ di TV (52%), i ragazzi trovano comunque spazio per quel tempo prezioso con gli amici. Non grandi imprese: una panchina, un cortile, un campo sportivo, la biblioteca di quartiere. È lì che il Terzo Spazio prende vita, semplice e spontaneo.
E poi c’è il digitale, che non possiamo più considerare “un altro mondo”: per quasi la metà dei preadolescenti (44%) internet è già un secondo Terzo Spazio. Non solo intrattenimento:
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tra gli 11 e i 14 anni diventa uno strumento di studio (47%)
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e un modo per restare in contatto con gli amici (46%)
I più piccoli navigano accompagnati dai genitori (56%), mentre i più grandi lo fanno da soli (39%). E gli effetti? Occasioni di dialogo (33%), ma anche qualche episodio di isolamento (26%). Segnali di un uso del digitale che evolve, cresce con loro e ci chiede nuove forme di presenza.
“L’autonomia si impara solo vivendo” – la voce degli esperti
Lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini lo dice chiaramente:
viviamo una complessità educativa mai vista prima. Temiamo il web e non ci fidiamo fino in fondo del mondo reale, ma allo stesso tempo sappiamo che nessuna attività strutturata – né scuola, né sport – può sostituire la libertà tra coetanei.
L’amicizia vera nasce nelle pieghe del non programmato: nelle chiacchiere senza un adulto che ascolta, nelle risate spontanee, nei piccoli conflitti che insegnano a gestirsi.
E per questo, sottolinea Lancini, dobbiamo imparare a lasciarli andare, restando però una presenza sicura sullo sfondo.
Ringo e il Terzo Spazio: dare voce a un bisogno reale
In continuità con la campagna “Tra di noi c’è più gusto!”, Ringo ha scelto di portare l’attenzione proprio su questo tema: l’importanza dei momenti tra pari, di quegli spazi in cui i tween possono essere pienamente se stessi. Luoghi piccoli, quotidiani, preziosi… un po’ come la crema che unisce i due biscotti Ringo: ciò che sta “in mezzo” e che dà gusto, forza e legame.
Un messaggio che non parla solo di merenda, ma di fiducia nelle nuove generazioni.
La sfida, per noi genitori, è trovare il coraggio di lasciarli esplorare, senza smettere di esserci. Non un “fai come vuoi”, ma un “ci sono se hai bisogno”.
La forma più difficile di amore, ma anche la più necessaria.
Perché crescere significa proprio questo: passo dopo passo, imparare a camminare da soli… sapendo che, da qualche parte, c’è sempre una mano pronta a sostenerci.


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