I am a Ukrainian, ecco le ragioni della protesta di Kiev

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Ultima modifica 6 Novembre 2015

 

È lecito domandarsi dove sia il pensiero positivo nel dramma che, da ormai troppo tempo, sta sconvolgendo l’Ucraina e la sua capitale KievIl bilancio dei morti, come accade sempre in tempo di guerra, non è chiaro. I dati ufficiali parlano di circa 30 persone, ma i medici di campo ne contano più di 100. Dov’è la buona notizia? E, in effetti, in questo scenario di follia di spazio per le buone notizie ne rimane troppo poco.

Dal mondo della rete, dopo aver aspettato di conoscere la sorte della giovane Olesya Zhukovskaya, l’infermiera colpita da un proiettile alla gola e diventata icona della protesta ucraina, grazie al suo drammatico tweet “muoio”, postato nei minuti successivi al colpo, si solleva un’altra voce dalla polvere di Piazza Maidan, Kiev.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Hvds2AIiWLA]

I Am a Ukrainian” è un grido di speranza, una richiesta di sostegno e solidarietà. Protagonista è una giovane donna ucraina bellissima. Potrebbe essere una modella, ma non si sta esibendo altezzosa su di una passerella, vestita con abiti preziosi. A farle da sfondo solo Piazza Maidan, sede della protesta ucraina e quel rumore di ferro percosso con mazze e manganelli, diventata ormai colonna sonora della rivolta.

La sua espressione è stanca e terrorizzata, ma una luce le illumina il viso, trasudante di contegno e dignità. Fa freddo in Ucraina e le sue parole escono trasportate da nuvole di condensa. La protesta, così come la sua voce, non si ferma. Il suo messaggio è chiaro: “ascoltatemi, ascoltateci, aiutateci. Diffondete questo messaggio. Non lasciateci soli a combattere questa guerra”.

Con il suo sguardo, insieme a quello di tutti i ragazzi e le ragazze ucraine, vuole raccontare la sua storia al mondo, prima che sia troppo tardi, prima che il governo oscuri la rete e soffochi le loro richieste agli occhi del mondo. È lo sguardo di tutti quelli che lottano per la giustizia e la libertà d’espressione e autoaffermazione.

A girare e produrre il video Whisper for a Roar, un collettivo di filmakers, già autore di un docu-film omonimo Whisper for a Roar, in cui vengono narrate le  storie di coraggio degli attivisti democratici in Egitto, Malesia, Ucraina, Venezuela e Zimbabwe.

I am a Ukrainian è un video che va visto, discusso e condiviso, perché noi non siamo ucraini, ma solamente se la nostra voce si unirà al loro coro di giustizia, l’Ucraina avrà la speranza di vincere la propria battaglia contro l’oppressione.

E noi ci uniamo a loro.

Paola Lovera

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