Un figlio scomparso

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Ultima modifica 12 Febbraio 2013

Sicuramente la cosa più difficile per un genitore è gestire la preoccupazione. Io lo capisco bene perché nei primi mesi di vita la mia crisi post partum era dettata soprattutto dalla preoccupazione. Preoccupazione di non farcela e di non essere all’altezza.  Poi la crisi è passata e la mia sicurezza aumentata fino a farmi diventare serena. Ma un genitore è preoccupato per definizione. Come potrebbe non esserlo? D’altronde li leggiamo tutti i giornali no?

Maddie Mccann. Ricordate la bimba di tre anni inglese scomparsa il tre maggio del 2007? E’ stato richiesto alle autorità di fare un test del DNA su una bambina che le assomiglia molto. Vedremo cosa succederà ma prendo spunto da questo fatto così…incredibile per una riflessione. Su quanta paura fa una notizia così. Perché sembrano cose lontane ma sono certa che lo pensavano, prima, anche i genitori di Maddie. Non esiste credo una tortura peggiore per un genitore di non sapere che fine ha fatto tuo figlio. Non sapere se vivo o morto. Ma soprattutto e per me anche peggio,non sapere se vivo in che modo lo è. In che modo vive. Perché purtroppo dietro un rapimento possono nascondersi decine di cose orribili.

Quindi ritrovarsi non solo ad aver perso un figlio ma nemmeno sapere cosa gli è successo. Perché in una situazione paradossale come questa io mi sono interrogata spesso su cosa penserei io. Beh, meglio la morte. Fra un dolore continuo e senza soluzione e la certezza della morte se mai dovessi o potessi scegliere sceglierei la morte. Ma non sapere dov’è, o pensare mio figlio solo e che piange lontano da me o le altre cose orribili che le potrebbero accadere….Io non potrei accettarlo. Diventerei pazza. Ci vuole tanta forza e coraggio per non arrendersi mai, per credere di poterla riabbracciare. Davvero non oso immaginare una condanna e una sofferenza peggiore per un genitore. Per assurdo più della morte stessa del figlio, se capite cosa intendo.

Di contro non possiamo diventare paranoici o istillare in loro la paura del mondo che ci circonda. L’attenzione ai pericoli certo ma non la paura di tutto. L’essere apprensivi in modo eccessivo e non motivato li renderebbe degli insicuri e per paradosso anche più vulnerabili alle insidie del mondo. Renderli ragionevolmente sicuri delle persone che gli vogliono bene e nelle loro capacità credo sia la cosa migliore.

Non è facile, come non è facile tenere le paure sotto controllo. Ma niente nel lavoro di genitori è facile. Se non amarli. Amarli incondizionatamente. Per sempre.

Nathalie Scopelliti

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