Un marito sempre in viaggio

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“Amore la prossima settimana devo partire per Los Angeles, starò via 10 giorni!
A fine mese poi devo andare a Roma per dei meeting e a Dicembre ho una convention di 3 giorni a Bologna…”
Alle mogli dei medici, degli ingegneri, dei dirigenti d’azienda, o degli imprenditori, queste parole potrebbero risuonare familiari.
Ma banalmente parlo anche a tutte le mogli degli avvocati, dei commercialisti o dei consulenti che spesso cenano da sole e i cui figli vanno a letto senza riuscire a dare la buonanotte ai loro papà.

Noto sempre di più attorno a me casi in cui la donna resta a casa o fa un lavoro part time e l’uomo lavora per entrambi (e noi non facciamo eccezione). Conosco davvero pochissimi papà che alle 18 sono liberi dal lavoro e tornano a casa presto.

Partendo dal presupposto che i nostri compagni non hanno una seconda famiglia e ci fidiamo di loro (magari un’altra volta affronteremo il tema del tradimento) nel post di oggi vorrei suggerivi come affrontare questi momenti e vivere al meglio una routine che non è proprio quella che avreste immaginato.

Prima di tutto cerchiamo di non fargli pesare che è via.

E lo dico a me in prima persona, che ad ogni cena fuori, sbuffo e ad ogni viaggio, impreco! 🙂
Dobbiamo sostenere i nostri mariti, cercando di pensare che anche per loro non è una passeggiata: è stancante viaggiare, star lontano da casa, da noi e dai figli.
Quindi diamoci un pizzico sulla pancia e cerchiamo di diventare loro complici… in fondo per loro è sempre lavoro!

Spieghiamo tutto ai bimbi.

Se i nostri figli sanno che il lavoro di papà lo impegna fino a tardi o che 5 giorni al mese viaggia per lavoro, sapranno cosa aspettarsi quando non lo vedranno tornare per cena. E saranno più sereni perché la sua assenza farà parte della loro routine.

Sfruttiamo il tempo a disposizione per fare qualcosa solo per noi stesse.

Leggere quel libro che è sul comodino da settimane, cenare con una pizza o da mc donald (figli felici e marito ignaro), dormire a quattro di bastoni, guardare film super romantici che lui escluderebbe.
Da un certo punto di vista… non è una forma di libertà?

Pensiamo che in fondo il suo lavoro è importante per tutta la famiglia.

Grazie alla sua professione possiamo permetterci un certo stile di vita, ed anche se non è l’unico a lavorare, i suoi sforzi sono sicuramente di grande aiuto al bilancio familiare di fine mese.

Prepariamogli una sorpresa.

Se quando varca la soglia di casa ci ritrova in pigiama e bigodini, stressate e stanche, potrebbe anche voler tornare indietro… e non è quello che vogliamo. Quindi accogliamolo come si deve e prepariamogli un caldo benvenuto. Basterà avergli cucinato la sua cena preferita, o l’entusiasmo dei bambini che gli mostrano tutti i loro progressi scolastici. Non c’è niente di più bello che tornare a casa da un viaggio di lavoro ed essere “travolti” dal calore della famiglia.

Sono cresciuta con un padre che lavorava come un mulo, 12 mesi l’anno, 6 giorni a settimana, dalle 6 della mattina alle 9 di sera. La figura di riferimento della mia infanzia ed adolescenza è sempre stata mia madre, e quando vi dico che io e lui ci siamo conosciuti solo quando è andato in pensione, non sto affatto scherzando.

Forse questo mi ha segnata, e adesso che sono mamma il mio primo pensiero è: “non voglio che i miei figli soffrano l’assenza del padre, come è successo a me”.

Ecco il perché del mio ultimo (ma non meno importante) suggerimento.

Lasciamo a nostro marito del tempo con i nostri figli.

Ne ha tanto da recuperare.
Quando riesce a tornare un po’ prima, facciamo in modo che sia lui ad occuparsi di loro e a metterli a letto. Guardiamoli giocare insieme e godiamoci lo spettacolo.

Mi chiamo Andreana, ho 34 anni, un marito che definirei "workaholic" e due figli: Matteo, 4 anni, e Camilla, 1 e mezzo Il mio messaggio a tutte le mamme (lavoratrici o meno) è: non dimenticate chi eravate prima di avere figli, e se amate davvero i vostri bambini... allora prendetevi cura della loro madre (e un po' anche del loro padre)!

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