Una donna su due non ha un lavoro: come colmare il gender gap

Ultima modifica 14 Dicembre 2022

In Italia il gender gap (“divario di genere”) rappresenta ancora un forte problema: secondo le ultime statistiche Istat le donne sono assunte in minoranza rispetto agli uomini. Un altro dato preoccupante è che il 42,6% delle donne che si trovano attualmente in stato di disoccupazione sono madri.

Il tasso di disoccupazione femminile in Italia

L’elemento che desta ancora stupore è quello relativo al tasso di disoccupazione femminile in Italia, che pare essere tra le nazioni con uno dei numeri più alti tra gli altri Paesi europei sotto questo punto di vista. Questo fenomeno è senza alcun dubbio più diffuso specialmente nelle regioni del Sud Italia, ma è possibile dire con certezza che è un disagio che affrontano le donne provenienti da ogni regione italiana.

La percentuale di donne disoccupate in Italia, infatti, è pari al 63% tra le 25-34enni e al 60% tra le 45-54enni. I dati sono notevolmente aumentati a seguito del periodo di pandemia, in cui tantissime donne si sono trovate costrette ad abbandonare il lavoro a causa del licenziamento, ma le motivazioni che stanno alla base di tali percentuali allarmanti sono diverse e meritano un approfondimento ad hoc.

Le principali cause del gender gap

Sono varie le motivazioni individuate dagli esperti e che stanno alla radice dell’attuale gender gap. In primo luogo vi è un basso tasso di iscrizione da parte delle donne in delle facoltà universitarie che sono, nell’immaginario collettivo, più appropriate ai maschi. È possibile dunque fare riferimento a facoltà come informatica, ma anche come economia e le materie STEM.

Un altro motivo per cui il gender gap è importante in Italia è che, a causa degli impegni lavorativi, ci si trova il più delle volte costretti a prendere la decisione tra l’impiego e la famiglia, e molto spesso questi elementi della vita della donna non riescono a convivere.

Inoltre, sono sempre meno i sussidi che sono stati forniti negli anni alle donne che intendevano impiegare il loro tempo in mansioni lavorative; di conseguenza, nella maggior parte dei casi le donne si sentite costrette a scegliere la famiglia e tralasciare la carriera professionale per paura di essere giudicate.

Come colmare il divario di genere

Per le donne tra i 20 e i 34 anni, considerate Neet, è possibile cogliere alcune interessanti occasioni di formazione specializzata, usufruibili ormai anche completamente da remoto, grazie al web.

È il caso di soluzioni come i corsi professionalizzanti per il settore digitale, come quelli proposti dalla startup italiana Epicode, per esempio. Proprio il comparto del digitale, infatti, offre delle ottime opportunità lavorative al giorno d’oggi (come dimostra la crescente richiesta di esperti in ambito tech), con stipendi anche molto più alti della media nazionale.

Lo stesso si può dire per la formazione universitaria: i numerosi corsi di laurea disponibili online consentono l’accesso a un’istruzione superiore in modalità decisamente più flessibili rispetto a quelle proprie dell’università tradizionale. Non solo: studiando in via telematica è possibile tagliare tutte quelle spese (come quelle per l’alloggio e per i trasporti) che, il più delle volte, finiscono per scoraggiare anche le donne più determinate nel proseguire gli studi. Inoltre, la flessibilità in termini di orari facilita anche le donne che hanno figli piccoli a casa.

Sensibilizzazione e attenzione costante a tale tematica è una sfida giornaliera. Colmare il gender gap è fondamentale ai tempi di oggi e il Governo Italiano e le varie istituzioni stanno lavorando sotto questo punto di vista, nonostante i notevoli ritardi e le inevitabili difficoltà.

Rispondi