Una scuola senza compiti

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

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Girando su Internet mi è arrivata notizia che si è formato su Facebook un gruppo in cui si auspica l’eliminazione totale dei compiti dalle scuole di ogni ordine e grado. Non mi sono iscritta, più per correttezza (visto che ho una diversa opinione) che per altro, ma ho comunque dato un’occhiata. Con grande stupore ho visto che il gruppo non è formato solo da genitori stremati dai compiti pomeridiani e del week end ma anche da tanti insegnanti.

La petizione inviata al MIUR, completa di argomentazioni a supporto, è invece firmata da alcuni pedagogisti e psicologi ed è riportata da Orizzonte Scuola.

Personalmente penso che il problema compiti non sia un problema, o meglio, non sia il problema della scuola italiana ma uno dei tanti problemi e probabilmente neanche quello principale.

Credo che qualche compito assegnato nel pomeriggio non sia un male. Non credo davvero che passare una mezzora o un paio d’ore (dipende dal grado di scuola frequentato dall’alunno) con la mamma o con il papà a ripetere qualche brano studiato o a fare una ricerca non sia davvero una cosa così dannosa.

Più che altro perché sono sicura che l’alternativa non sia quella di passare il medesimo tempo a giocare o a fare qualche attività con i genitori perché, purtroppo, la vita quotidiana così frenetica o di corsa non ce lo permette.

Lo studio individuale è anche un ripasso ed un consolidamento degli argomenti trattati a scuola e non sono del tutto inutili. Specialmente per lo studio a scuola possono essere dati gli strumenti ed il metodo, mentre l’applicazione deve essere fatta necessariamente da soli e a casa.

A scuola ci sono mattine in cui è proprio difficile lavorare. Arrivano in classe bambini talvolta con parecchie difficoltà e problemi per i quali è necessario essere prima psicologo che insegnante. Una parte di lavoro, talvolta, che salta in classe è necessario consolidarlo a casa.

Ma poi, che male c’è a far pensare ai bambini che i compiti siano il loro piccolo dovere quotidiano? Che i compiti, pochi e dosati, vengano svolti prima di mettersi a giocare o a fare qualsiasi altra attività? Che sia necessario un piccolo sacrificio per raggiungere gli obiettivi? Non è, in fondo, lo stesso messaggio che propone anche lo sport che spesso e volentieri gli stessi bambini frequentano durante i pomeriggi?

Il problema dei compiti, a mio modo di vedere, si pone, quando vengono assegnati in maniera assurda: ad esempio ce ne sono troppi nel week end quando effettivamente la famiglia si ritrova a casa e può passare del tempo insieme, oppure dopo 8 ore di scuola nelle scuole a tempo pieno o addirittura quando i docenti non si coordinano assegnando ciascuno una bella mole di compiti per la propria materia da svolgere per il giorno dopo. Lì sì è davvero assurdo e rappresenta un problema.

Capita anche, spesso e volentieri, almeno nella scuola primaria, che le maestre considerate “brave” siano quelle che assegnano molti compiti e fanno sgobbare i bambini, con polso ed autorità che spesso la famiglia stenta a mantenere. Purtroppo sono le stesse famiglie a richiedere inconsciamente un carico maggiore di compiti per cui l’insegnante si adegua.

Da docente posso dire che da quando ho una figlia che frequenta la scuola primaria ho cambiato la mia visione sui compiti a casa. Percepisco molto di più la fatica di un bambino alle prese con schede e fotocopie. Ma non li demonizzo e non posso di certo dire che sono inutili, anzi, a me piace molto quel piccolo appuntamento quotidiano con mia figlia che mi serve anche per verificare il suo andamento scolastico ed “aggiustare il tiro” su alcune lacune.

Arianna Simonetti

 

 

1 COMMENT

  1. Probabilmente hai tutto il pomeriggio libero per stare dietro a tua figlia. Ci pensi ai bambini che hanno mamme che lavorano? E a quelli che una mamma non ce l’hanno? O ai figli di mamme che non parlano l’italiano? E poi da insegnante dici questo? Non mi stupisce che l’Italia vada a rotoli, visto che un insegnante immagina il tempo passato con la figlia come il tempo da dedicare ai compiti! Da indignante dovresti preoccuparti di come portare gli alunni all’autonomia. In altri paesi i compiti non esistono, i genitori fanno i genitori e i ragazzi sono più autonomi e più bravi. Questo, da insegnante, come te lo spieghi?

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