Vent’anni dopo

Ultima modifica 20 Aprile 2015

È stata una stagione di stragi. La mafia aveva già assassinato uomini dello Stato che la combattevano: magistrati, sindaci, giornalisti. Ma si trattava di uccisioni isolate, poi vent’anni fa…

Prima hanno assassinato il prefetto Dalla Chiesa poi, e oggi ricorre l’anniversario, il giudice Giovanni Falcone e dopo 57 giorni sarebbe toccato all’ultimo dei  combattenti, Paolo Borsellino.

Sono passati 20 anni e i delitti sono tutt’ora irrisolti, in tempi diversi i “pentiti” si sono accusati a vicenda o hanno accusato personaggi più o meno noti.

Racconti diversi di persone diverse, ma nonostante processi, condanne emesse e poi annullate, la nebbia è sempre più fitta. Si conoscono, forse, i nomi di alcuni dei “manovali” che hanno sistemato il tritolo, ma i mandanti? E i veri perché?

Solo capi di mafia? Politici conniventi? Forze dell’ordine concusse?

Tre stragi annunciate e, finora, nessun vero colpevole, perché esistono vari filoni di inchiesta, ma non c’è chiarezza.

Il procuratore Grasso ha dichiarato, in un programma televisivo, di avere delle idee, dei sospetti, ma per accusare ci vogliono prove, bisogna essere sicuri. Ma dico io, non si può indagare perché bisognerebbe inviare un avviso di garanzia al sospettato o perché, per farlo, ci vorrebbe tanto, troppo coraggio?

Oggi si sprecheranno parole di apprezzamento per Giovanni Falcone e qualcuno ricorderà anche Paolo Borsellino, due uomini che hanno avuto il solo “torto” di voler eseguire al meglio il lavoro cui erano stati chiamati. Lavoro difficile e pericoloso, che avrebbe avuto bisogno di collaborazione e di sostegno, di fiancheggiamento e di aiuto.

Invece… Giovanni Falcone ha subìto l’ostracismo dei suoi colleghi, del suo capo, in quel tribunale di Palermo dove era mal sopportato da quegli stessi che, dopo la sua morte, ne tessevano le lodi.

Osteggiato per il suo attivismo nella lotta alla Mafia, a quella piovra che, da sempre, distrugge la Sicilia, per il suo lavorare con i fatti e non con le parole, come invece facevano altri. Gli fu persino impedito di lavorare, gli furono tolti dei casi, fu accusato di aver ascoltato “pentiti” reali, tanto che l’allora ministro degli interni Claudio Martelli lo chiamò a Roma, per permettergli di continuare il lavoro iniziato, con l’intesa di un suo ritorno, quando fossero stati rimossi gli ostacoli, quando avessero trovato e sostituito i suoi nemici.

Non ha fatto in tempo. Ritornava a casa per un fine settimana in famiglia, con lui la moglie e gli uomini della scorta. Nella località di Capaci, a mezza strada tra l’aeroporto e Palermo, una mano assassina fece saltare il tritolo e con esso le due automobili: fu una strage.

Avevano messo tanto tritolo per essere sicuri del risultato, e quelle immagini di morte e di sangue sono apparse su tutti i telegiornali, sulla carta stampata; fu dichiarato il lutto, i funerali di Stato, ma intanto Falcone era morto.

E rimase solo Paolo Borsellino. Solo, senza amici. Solo, con la sua fedele scorta. Era un personaggio più tranquillo, più defilato, ma non meno attivo, lo capirono subito dopo l’assassinio di Falcone e 57 giorni dopo corsero ai ripari. Era un bersaglio vivente, come già Falcone, e lo sapevano tutti, ma non era protetto, né fiancheggiato, e non assunse neppure le misure minime di protezione. E l’indifferenza consentì il secondo attentato, preparato sicuramente da uomini di mafia, ma fu l’indifferenza ad ucciderlo.

Ed ora, dopo vent’anni ne celebriamo il ricordo, le immagini di Falcone e Borsellino campeggiano ovunque, ma chi ordinò i massacri? Chi lo sa tace.

La reazione degli uomini dello Stato non fu violenta, ma raffazzonata e grande solo a parole, ma la stagione delle stragi finì. Perché? A vent’anni di distanza la domanda non trova ancora risposta, ma loro sono morti e con loro i “ragazzi” assegnati come scorta, e Francesca Morvillo, la moglie di Falcone.

Non chiamiamoli eroi, non osanniamoli, ricordiamoli in silenzio composto, ma diamo loro delle risposte: se lo meritano!

 

Nonna Lì

1 COMMENT

  1. sono d’accordo, basta con le commemorazioni trite e ritrite, sempre con le stesse facce stolide tra cui si nascondono i colpevoli. BASTA!!

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