Vento di indipendenza

Ultima modifica 20 Aprile 2015

venetoC’erano tutti i sintomi.
Il malcontento crescente, la crisi che ha evidenziato il pantano e le differenze nelle quali si muove la vita nelle regioni italiane, da quelle virtuose nelle quali, nonostante gli sperperi accertati, non c’è traccia di dissesto finanziario a quelle dove lo spreco si somma a spreco, dove non esiste alcun controllo della spesa né del bilancio, dove non si trova neppure un euro nei cassetti e dove il passivo e i debiti assumono una tale grandezza da rischiare il default, evitato solo dalle massicce dazioni del governo centrale con i famosi decreti salva questo, salva quello.

Di  contro chi sa amministrare oculatamente, si ritrova nelle casse il denaro sufficiente per spese utili, anzi necessarie, denaro che non può essere utilizzato a causa dei debiti di altri, del malgoverno di altri, che ha generato quell’assurdo denominato fiscal compact.
Il malcontento, l’indignazione salgono, la crisi morde là dove, fino a ieri, il lavoro abbondava e nessuno se ne occupa, chi di dovere rimane sordo e allora…
24 arrestati, alcuni incriminati, altri indagati in uno dei tanti blitz che le forze dell’ordine conducono all’alba.
Questa volta nel mirino non c’erano i soliti uomini di mafia, comunque denominata, né politici e fiancheggiatori corrotti e corruttori, questa volta l’indice era puntato contro i cosiddetti serenissimi, cioè gli indipendentisti veneti.

Preparavano una vera e propria rivolta? Erano veramente intenzionati ad occupare piazza S. Marco con l’uso delle armi pensando di dare fuoco alla miccia del malcontento e far scendere in piazza i veneti a rivendicare l’indipendenza dall’ Italia matrigna?
Sembra un tentativo raffazzonato, da operetta: quel mezzo agricolo trasformato in un simulacro di carro armato, quelle armi invocate, ma non ancora possedute, quelle frasi dette al telefono, frasi farneticanti indici di un non – progetto, di uomini pronti ad andare allo sbaraglio e che, presi, si dichiarano prigionieri di guerra (quale?).
Il tutto sembra assurdo, sembra il risultato di farneticazioni di menti esaltate, di persone al di fuori della realtà, di gente che, memore dei fasti dell’ antica repubblica veneziana, ne ha una tale nostalgia, accresciuta dalla lontananza, da volerla far rivivere.

Senza pensare che non è più quel tempo, che il mondo è cambiato ma il malcontento e la disperazione si annidano negli animi.
La disparità di trattamento da regione a regione è reale, la crisi morde, non basta più rimboccarsi le maniche per crescere, produrre ricchezza e sempre più si vedono gli sprechi di altri, si nota il malcostume che dilaga, i propri denari, le tasse, che vengono usate da altri per riparare i bilanci, per pagare privilegi, sprechi, spese assurde e immotivate.
Pagate dalle imposte di altri, imposte ben superiori al limite della tollerabilità, imposte con non permettono alle aziende di essere concorrenziali, che strangolano sia le imprese che i singoli cittadini e nessuna risposta, nessun provvedimento, nulla.
Di qui la protesta che si spinge all’estremo almeno nelle menti dei complottanti.

Ma si può continuare così?
Ma si può, in nome di una mal intesa solidarietà nazionale, continuare a premiare chi non lo merita?
Continuare a foraggiare, con denari di altri, sprechi e spese pazze, a pagare i privilegi dei pessimi amministratori?
I veneti, i lombardi sono tutti pazzi o sono insopportabilmente esasperati?
Le loro richieste, sempre ignorate, sono demenziali o contengono molte verità?

Oppure, a causa della migliore situazione delle loro regioni, dovuta alla loro volontà e capacità di lavoro, devono sostenere, a loro discapito l’ignavia di altri?

Lo Stato italiano è un crogiolo di sprechi dove a pagare sono sempre i piccoli, coloro che non hanno voce, con gli stipendi più bassi d’Europa, mentre i dirigenti, gli a.d., gli amministratori, le alte cariche dello stato, i politici sono i meglio pagati non solo d’Europa, ma chi più guadagna meno paga, lo sappiamo bene, poiché è in grado di pagare consulenti finanziari che sanno come rigirare le leggi e le normative ridimensionando così le imposte per i loro clienti.
Perché siamo dovuti giungere a questo punto?
Ci siamo arrivati perché un migliaio di persone che occupano, da tempo, le ben remunerate poltrone, gli scranni della politica perde tutto il suo tempo ad individuare e combattere l’avversario, considerandolo un vero e proprio nemico da sconfiggere con ogni mezzo lecito ed illecito, tanto a  loro che ne cale.
Che cosa importa a loro che il popolo cada in miseria, per molti davvero nera?

Certo a parole questo costituisce il loro più grande rammarico, solo a parole però, sicuri come sono di imbambolarci tutti con il Grillo o il Renzi di turno.
Ma manca la volontà di porre realmente mano a riforme che mettano in primo piano l’interesse di tutti e non solo ed esclusivamente il loro, come fin’ora è accaduto.
E poi ci si stupisce che alcuni perdano il senno e pensino di imbracciare le armi!

Nonna Lì

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