Vivere la realtà o continuare a sognare?

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

 

Ho sentito un illustre tuttologo elogiare quelle persone, giovani compresi, che pur di guadagnare il necessario, accettano qualsiasi lavoro anche quando questo non sia conforme ai loro desideri o inclinazioni o non rispetti il loro percorso scolastico, spingendo il suo elogio sino a definirli eroi.

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Quanto sono bravi, ripeteva, sembrava quasi sorpreso da queste decisioni, parlava come se fosse la prima volta che questo accadeva, come se non fosse mai accaduto prima, come se fosse una novità, come se mai qualcuno avesse dovuto accettare anche il più umile e precario dei lavori per coniugare il pane con il companatico, ovvero per sopravvivere.

E si batteva, metaforicamente, il petto accusando tutte le generazioni precedenti, inclusa la propria, di aver rubato i sogni ai giovani, non tutti abbastanza forti da seguire l’esempio di quelli da lui chiamati eroi.

Ma dove ha vissuto fin’ora quel bel tomo e dove hanno vissuto tutti quelli che la pensano come lui, se non ha idea di quanti, nel passato, hanno dovuto abbandonare i sogni, quanti si sono addirittura impediti di sognare cercando di trovare nella realtà una strada, una qualsiasi e si sono rassegnati, magari con grosso rammarico o con malcelato rancore?

E quanti si sono adattati, cercando di trarre il meglio possibile da quel poco che la vita era in grado di offrire loro.

Anche negli anni d’oro, quelli del boom economico, questo accadeva, accadeva spesso, senza che nessuno li elogiasse, anzi la loro era considerata normale prassi.

Forse è ancora più duro e più difficile da accettare quando non le difficili condizioni economiche, ma la volontà di uno o di entrambi i genitori sono le cause di una mancata prosecuzione degli studi desiderati, oppure se la scelta degli stessi, scelta ovviamente imposta, è differente o totalmente contraria alle proprie inclinazioni o, addirittura incompatibile con le proprie capacità.

Quando sei consapevole che le tue aspirazioni non sono velleitarie, non sono sogni fondati sul nulla, quando sai che hai le capacità necessarie, ma ti tarpano le ali e tu non puoi reagire, non ti è permesso, non ti ascoltano e ti demoliscono……non è questo forse la vera ruberia, la vera privazione della vita ?

Credetemi, dopo la prima rabbia, dopo inutili scontri con volontà cieche ed inflessibili, la maggior parte di noi cercava di uscire dalla disperazione in cui era sprofondato cercando……, cercando di trarre dalla situazione il meglio possibile, con fatica e rassegnazione, senza piangersi troppo addosso, trovando conforto nelle piccole cose e aggrappandosi ad esse, cacciando i rimpianti nell’angolo più profondo del proprio essere.

E non ci sentivamo eroi, neppure quelli di noi, credetemi i più fortunati, che avevano la possibilità di mantenersi agli studi con lavori estivi o precari, in nero e sottopagati ed erano felici di raccogliere frutta, pomodori, vendemmiare, trapiantare o raccogliere riso.

Chissà perché si pensa che allora fosse tutto più facile, quelli che c’erano hanno dimenticato come si viveva, a quali e quante privazioni la maggior parte di noi era sottoposta, ma no…..erano gli anni del boom economico, della crescita esponenziale, delle conquiste dei lavoratori.

Nelle case cominciavano arrivare i primi frigoriferi, le prime televisioni a 18 pollici, le 600 stavano diventando il sogno non troppo proibito di molti, non dei giovani, ma degli adulti, quelli che facevano grandi sacrifici per comprarsi una casa, ovviamente lavorando in due e rinunciando a tanto, tantissimo.

Oggi, scusate quanti si priverebbero di un telefonino, di uno smart phone?

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Quanti all’uscita serale? Quanti all’ argent de poche molto più sostanzioso delle antiche paghette?

Vero, all’ora c’era il boom e oggi c’è la crisi, ma se oggi come allora, invece di piangersi addosso ci si scrollasse e si cercasse di trarre il meglio dalla situazione?

Tutti, dico, ma, forse, è solo un’ utopia, perché chi può, chi è al comando ci da, giorno dopo giorno, un pessimo esempio.

Nonna Lì

 

 

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