27 giugno 1980

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

27 giugno 1980: alle 20,59 il DC9 Itavia  Bologna – Palermo scompare dai radar: 81 morti
28 gennaio 2013
: la terza sezione civile della Corte di Cassazione condanna lo Stato Italiano al risarcimento ai familiari delle vittime per non aver garantito la sicurezza nei cieli.

Sono passati 33 anni da allora, ma nessuno ha chiarito come sia potuto accadere che un aereo dell’aviazione civile, senza avere il tempo di lanciare l’allarme, sia potuto scomparire all’improvviso e precipitare in mare a poca distanza da Palermo. Non che non siano state svolte indagini meno che accurate, non che non si siano svolti dei processi, ma le indagini ed i processi sono stati faticosi ed estenuanti anche perché è mancato un minimo di collaborazione da parte degli uffici competenti sia dell’aeronautica militare (che ha il controllo dei cieli), sia dal  ministero dei trasporti. Anzi, ci sono stati troppi non so, non ricordo, troppe tracciati radar sono letteralmente scomparsi dagli archivi, e la prima ipotesi di collasso strutturale, che, tra l’altro, ha portato l’Itavia al fallimento, è miseramente crollata quando l’aereo è stato ripescato.

Si è parlato di depistaggi di alti, altissimi funzionari dello stato, si è parlato di tradimento, si è parlato di smarrimento intenzionale dei tracciati radar e 4 generali sono stati rinviati a giudizio, giudizio che si è concluso nel 2007 con la sentenza della stessa corte di Cassazione, questa volta in sede penale, che assolveva i generali per non aver commesso il fatto. La sentenza emessa il 28 u.s. pur non potendo, a termini di legge, entrare nel merito dei fatti accaduti, da per scontato che la tesi è abbondantemente e congruamente motivata. Ma di che tesi si tratta? Quella che dipinge la scena come un vero e proprio atto di guerra. E questo è inconciliabile con la predetta sentenza di assoluzione che ha ribadito chiaramente che nessun atto di guerra è mai stato commesso, nessun complotto attuato e nessun tradimento compiuto.

Tra parentesi ricordo che i generali erano stati condannati in primo grado per alto tradimento.

Ma ritorniamo alla scena del crimine, quella notte, sotto la pancia del DC9 si nascondeva un mig libico, che, secondo la ricostruzione, aveva a bordo Gheddafi, che, anche all’epoca era nel mirino di molte nazioni, specialmente la Francia che rivaleggiava con lui per il possesso del Ciad, e che, invece, per chiari interessi economici, era protetto dall’Italia. Per viaggiare più sicuro si era fatto proteggere dall’ombra del DC9.

Risulta chiaramente dai pochi tracciati radar rimasti che molti altri aerei solcassero lo stesso spazio, forse intercettori partiti da una portaerei di stanza nel mediterraneo, si sa per certo che erano aerei sconosciuti, sull’identità dei quali i non so, non ricordo si sono sprecati e parimenti sono spariti i tracciati radar dell’ora precisa in cui l’aereo scomparve.

I vertici dello Stato italiano, come quelli delle nazioni che avevano aerei in quella zona, non hanno mai risposto, alle domande della magistratura opponendo il segreto di Stato, che, forse, ma ne dubito,poteva avere una valenza allora, ma dopo 33 anni….

Comunque su You Tube gira un filmato che ritrae l’allora ministro De Michelis mentre afferma, tra l’altro, che ci sono delle cose che non devono avere risposta, e un altro nel quale Francesco Cossiga, già ministro e poi Presidente della Repubblica, che avverte i giornalisti del pericolo che avrebbero corso se si fossero intestarditi a capire quello che veramente accadde quella notte (“gli potrebbe capitare qualche incidente di macchina”).

Parole rivelatrici di un agire malsano, di un voler nascondere la realtà dietro un paravento, dietro la scusante della ragion di Stato.

Ma quello era il primo Cossiga che quando, terminato il mandato presidenziale e diventato il picconatore, dopo la sentenza del 2007, asserì che quell’aereo precipitò a causa di un missile lanciato da un caccia francese che, volendo colpire Gheddafi, sbagliò la mira, provocò la caduta e la morte di 81 persone, civili innocenti.

Ora la dicotomia delle due diverse sentenze della Corte Costituzionale è così evidente da non poter essere tollerata, è indispensabile fare chiarezza, decidere una buona volta che cosa siamo se una nazione sovrana o uno stato di pulcinella, dobbiamo esigere risposte di nostri vicini.

Chi ha compiuto il misfatto deve assumersene la responsabilità, e non opporre la ragion di stato e non nascondersi dietro di essa, perché non c’è vergogna più grande.

 

Nonna Lì

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