A corto di spiccioli? Vendiamoci il latte…

Ultima modifica 24 Marzo 2021

Li conosciamo tutti i benefici dell’allattamento al seno, tanto che alcune madri che non possono nutrire in modo naturale il proprio piccolo si rivolgono alle banche del latte, dove il prezioso liquido viene sottoposto a controlli severissimi di qualità e quindi messo a disposizione di quante ne facciano richiesta.

Quello che è meno noto è che il latte materno sia acquistabile liberamente sul web senza alcun controllo.

Accade principalmente in America, dove le madri con latte da vendere (è proprio il caso di dirlo) lo offrono in rete riuscendo a racimolare fino a 20.000 dollari l’anno.

Fin qui, si fa per dire, non c’è nulla di strano. In fin dei conti quello delle nutrici a pagamento è un fenomeno che ha interessato la nostra società per lunghissimo tempo.
I nostri nonni, e forse anche i nostri genitori, in caso di necessità sono stati nutriti con il latte di un donna che non li aveva partoriti. Ma sempre con la saggia precauzione di rivolgersi a una balia di fiducia, non alla prima disperata costretta a vendere il latte per racimolare qualche spicciolo in più.

Oggi vendere il proprio latte è un sistema come un altro per contrastare la crisi economica, che a quanto pare non è un fenomeno tipicamente italiano, ma interessa anche i floridi Paesi d’oltreoceano. Ciò che invece lascia basiti è l’atteggiamento delle acquirenti del prezioso liquido le quali, pur di offrire al loro bambino un alimento “sano”, non riflettono sul quanto sia pericoloso acquistare un nutrimento di dubbia provenienza. Negli Stati Uniti il latte di mamma è ritenuto un alimento, di conseguenza non viene controllato dallo Stato, al contrario di altri fluidi corporei, come il sangue.

Tempo fa le nutrici virtuali mettevano all’asta il proprio latte su eBay, una vendita ormai bandita, mentre ora è possibile rivolgersi a siti come Onlythebreast.com, che fornisce solo contatti delle donatrici senza assumersi alcuna responsabilità sulla qualità del “prodotto” venduto.

Si tratta di un vero e proprio business, così scrive Wired ; 30 millilitri di latte costano fino a 1,50 Euro. Ciò significa che per riempire un biberon di medie dimensioni si arriva a spendere fino a 11 Euro. A poppata, fra parentesi. Ecco perché questo traffico viene definito come il business dell’ “oro liquido”.

Le venditrici si promuovono professando di seguire una dieta bilanciata, di non essere schiave del fumo o di droghe e con frasi persuasive sul genere: «Mamma sana di due splendidi bambini». Ma chi garantisce che queste affermazioni corrispondano a verità?

Non sarebbe più sicuro, e anche più economico, rivolgersi alla rete ben distribuita delle banche del latte, organizzazioni che controllano e pastorizzano il prezioso liquido prima di distribuirlo agli ospedali, ai genitori di bimbi nati prematuri o alle mamme che non possono allattare?

No. Per molti il latte materno è un alimento sano a prescindere da chi lo dona, un ragionamento che denuncia quanto la smania di dare il meglio ai propri figli finisca, paradossalmente, col mettere a repentaglio la loro salute.

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