A un anno dal disastro

Ultima modifica 20 Aprile 2015

È passato un anno dal naufragio della Concordia e la nave è tutt’ora là, adagiata su di un fianco, ad occupare una parte dell’orizzonte dell’isola del Giglio.
Il difficile lavoro di messa in sicurezza al fine dei liberare la Concordia dall’abbraccio del mare prosegue, ma i tempi si sono allungati, perché ci sono molte difficoltà non essendo mai stato tentato il recupero di una nave di tale stazza.
E la Concordia è ancora lì, a ricordare quella notte, quando, con una leggerezza incredibile una rotta era stata tracciata, dei comandi erano stati male eseguiti, qualcuno si era distratto, altri avevano perso la testa ed i passeggeri erano stati lasciati soli, nel buio e nel freddo, con una nave che si inclinava sempre più, con qualcuno che impedì, in un primo tempo, l’uso delle scialuppe di salvataggio,  con altri che si gettarono in mare, altri che raggiunsero il porto spaventati o feriti, qualcuno che, a nuoto, raggiunse uno scoglio, qualcuno che fu ferito più o meno gravemente, ma molti furono i morti e, ancora oggi, 2 sono i dispersi, due persone di cui non si sono ritrovate le spoglie.
E un comandante che ha abbandonato anzitempo la nave, con il suo secondo, che si è posto in salvo su di uno scoglio, che non ha impartito altri ordini ad eccezione di un tardivo abbandonare la nave e che, ora, incolpa altri del disastro.
Gli addetti ai radar che non avrebbero visto nè segnalato la presenza degli scogli, che lui, Schettino, avvertito da un sesto senso, guardando fuori le vetrate avrebbe visto gli scogli ( lui li chiama la montagna) ed immediatamente ordinato una manovra, che, secondo lui avrebbe scongiurato l’impatto, ordine che non è stato capito dal timoniere, che avrebbe sbagliato la manovra e che sarebbe quindi il colpevole materiale dell’accaduto. 
Ma la nave non doveva essere li, quella non era la distanza da lui prevista, dice ora Schettino e glissa sulla velocità eccessiva tenuta dalla nave, lui poverino non si era accorto di nulla, era intento a cenare ed era salito 13 minuti prima dell’impatto per guidare l’inchino, non per assicurarsi che la nave seguisse la giusta rotta in quel braccio di mare stretto, in quei fondali  a tratti bassi, in presenza di scogli ben segnalati da tutte le mappe.
Ha aspettato a dare l’allarme il buon comandante, per evitare il panico, dice, peccato che abbia parlato di blak out anche ai responsabili Costa, anche ai Comandanti di Porto, alle scialuppe che sono giunte in soccorso e che non abbia fatto nulla per l’assistenza ai passeggeri, che non abbia dato ordini precisi all’equipaggio, che non si sia neppure accorto che la nave si stava sempre più inclinando, al punto che , per non finire sott’acqua, sia scivolato in una scialuppa.
Guarda la combinazione: insieme con lui è scivolato anche il suo secondo e poi, in contraddizione con il disposto del comandante De Falco, non è risalito sulla nave e neppure ha diretto le azioni di recupero dalla scialuppa stessa, ma  si è posto in salvo su di uno scoglio.
Il suo avvocato ha dichiarato che  Schettino non era entrato nel panico, che era stato obbligato a salire sulla scialuppa per non suicidarsi e che ad entrare nel panico era stato il De Falco, dando ordini impossibili da eseguirsi, come il salire sulla nave per mezzo di una biscaglina che, secondo gli avvocati, era sott’acqua.
Peccato che una biscaglina era servita al vicesindaco del Giglio per salire sulla Concordia e a portare il suo aiuto.
Dice lo Schettino ‘ quei morti li porto sempre in una parte del mio cuore ’ , senza mostrare alcun rimorso, senza chiedere il perdono ai sopravvissuti, ai parenti dei morti.
Nessuna parola sulla sua colpevolezza, non si sente responsabile neppure moralmente, la colpa è di altri e della sfortuna.
Se il timoniere avesse eseguito correttamente la manovra da lui ordinata all’ultimo secondo, anzi agli ultimi 13 secondi, lui è sicuro che avrebbero scansato lo scoglio per UN METRO,  capite 1 metro, il disastro sarebbe stato evitato per 1 metro, lui ne è sicuro, altri no.
E contesta il licenziamento Schettino, vuole continuare a navigare, a comandare una nave!!
Ma davvero pensa che ci possa essere qualcuno che salirebbe a bordo di una nave comandata da lui?
Attendiamo l’esito del processo e le motivazioni della sua condanna.

 

Nonna Lì

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