Ultima modifica 18 Gennaio 2016

Per chi, come me, vive in paesi di mare, incontra sovente sulla sua strada vecchi e grandi edifici, da tempo in disuso che, un tempo, ospitavano nei periodi estivi frotte di bambini venuti a trascorrere un mese di vacanze al mare.
Erano le colonie di proprietà di comuni, province, regioni o di grandi fabbriche che, istituite nel trentennio, offrivano un periodo di svago e cure ai bambini delle classi meno abbienti, tante volte assolutamente gratis altre esigendo un piccolo contributo.
Poi c’è stato il boom economico e tutti, o quasi, erano in grado di offrirsi, e di offrire ai propri figli un periodo di vacanza.
Anzi le vacanze sono diventate un diritto per tutti, tanto che la mancanza delle stesse è considerato un indice di profondo disagio, di povertà.

Forse pochi tra di voi conoscono personalmente o ne hanno sentito parlare o appreso da italici filmetti della squallore di certe pensioncine a conduzione famigliare che offrivano, specie nella Romagna, soggiorni per pochi denari: le camere erano modestissime, mal arredate, le toilettes difficilmente provviste di bagno o doccia, erano in comune, nel migliore dei casi 1 per piano, e il cibo?
Eterne paste asciutte mal condite con salse di pomodoro scondite, pseudo milanesi (l’ impanatura nascondeva la bruttezza della carne) con contorno di povere insalate inframmezzate da qualche cubetto di pomodoro. E questo, giorno dopo giorno con poche, pochissime variazioni.

Poi le pensioncine si sono trasformate, sono apparsi i primi alberghi alla portata di tutti, o quasi, le camere con bagno, i menu più variati che presentavano una scelta, anche se modesta.
Era, il benessere generalizzato, ormai un ricordo, ma non è quello delle ferie mancate il più grave dei problemi. Quando arriva giugno il pensiero è uno solo: dove ti colloco il bambino?
Più di 2 sono i mesi di vacanza estiva, ma lo stesso periodo non è concesso ai lavoratori in genere, e allora?

Ci sono i nonni se ci sono, se vivono nella stessa città, se sono abbastanza vecchi da non lavorare più, se sono abbastanza sani da poterli seguire, ma in loro assenza? Dove ti metto il piccolo?

Tante le alternative: campi estivi, stages a diverso indirizzo, scuole di sport, soggiorni all’estero per imparare le lingue ma…..il MA è grosso come una casa: il costo.
Sono tutti abbastanza cari, qualcuno di più, qualcuno di meno e se i bimbi sono più di uno pochi se li possono permettere.

Eppure le donne, dicono i nostri soloni governativi, devono lavorare.

Devono, se si vogliono risollevare le sorti di questo paese, se si vuole uscire dalla crisi, e lo dicono con cognizione di causa (sic) individuando nella mancanza di lavoro al femminile l’arretratezza del nostro mezzogiorno. È il classico cane che si morde la coda: le donne devono lavorare, devono esserci più nascite per assicurare il nostro avvenire, ma chi si prende cura dei bambini?

Sembrerebbe una domanda sciocca, inutile, ma non trova risposta, almeno da noi, chi ci governa non se ne cura ( almeno così sembra) e non dico oggi che c’è la crisi, ma anche in tempo di vacche grasse era un problema accantonato ed è rimasto irrisolto.
Qualcuno ogni tanto, fa riferimento al modello scandinavo, dove asili e strutture pubbliche sono, da tempo, operanti, ma ne parla soltanto, con voce nostalgica, e le parole rimangono tali, non diventano neppure progetti, sono solo parole vuote, senza significato.
Ora il problema dominante è il lavoro, si sprecano le ricette, le risoluzioni, ma solo sulla carta.

I provvedimenti? Solo palliativi, solo …

Ci si dimentica, non si vuole provvedere ad una seria ristrutturazione delle pastoie che legano, rallentano, distruggono il mondo del lavoro e non invogliano chi i denari li possiede ad investire da noi. Il pretesto? Ci vuole troppo tempo, abbiamo bisogno di lavoro subito! Quasi fosse possibile ottenerlo con un colpo di bacchetta magica!

E, quindi, non si fa nulla, si rimanda, chiedendo ad altri di operare al buio, senza protezioni, senza offrire garanzie.
Figuriamoci se in questo clima, in questo modo di condurre lo Stato c’è un posto per i nostri piccoli, un pensiero per loro!

Ma no! A parole, ma solo a parole tutti ne sono preoccupati, tutti cercano il sistema, a parole, solo a parole, poi, girato l’angolo…


Nonna Lì

Sono una giovane ragazza dai capelli bianchi, un vulcano di curiosità con una voglia irrefrenabile di sorseggiare la vita, una fantasiosa e interessante signora piena di voglia di fare, dire, raccontare, condividere.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here