Abbiamo di meglio, molto meglio, da fare…

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

 

scuola seconda 2011-2012 013Gli insegnanti del settore Scuola Pubblica che avevano ottenuto lo sblocco degli scatti di anzianità tra il 2012 e il 2013, dovuti per legge, non per simpatia, stavano per perdere 150 euro del loro stipendio. Il 7 gennaio si è parlato di “risarcire il debito”  in alcuni comunicati…sì, perché avevamo un debito con lo Stato.

2 giorni per capirne i motivi. Tanto fermento. Poi la retro marcia del governo.
Una petizione firmata da 10.500 persone in 24 ore, alcuni politici che si sono mossi contro il provvedimento e tutto si è bloccato.
Poi giungono notizie “confortanti” di aumenti stipendiali per altre categorie   …ma ognuno deve pensare per sé.
Siamo fortunati rispetto a chi un lavoro non ce l’ha e siamo privilegiati perché lavoriamo con i bambini.
Tanto per chiudere il quadro esaltante, l’Europa ha già messo fuori legge la normativa italiana che riguarda il precariato, esprimendo in breve la necessità di assumere i precari storici senza concorsi, evitando questo chiama-richiama solo a necessità.
Forse pochi sanno che i 67mila inserimenti in ruolo previsti per la scuola non copriranno neanche i pensionamenti dell’anno in corso.
Ci auguriamo di non scendere ancora più in basso…non solo economicamente.
Per dare un quadro di quelle due giornate di fermento, gli insegnanti della mia scuola, nonostante il destabilizzante messaggio, hanno continuato come sempre a fare scuola. Qualcuno neanche lo sapeva o se lo sapeva, fiduciosamente, pensava “Non è possibile dai!”
Ma scuola si è fatta. Nei gruppi chiusi dei social network più conosciuti, accanto ai messaggi giustamente preoccupati (perché 150 euro sono 150 euro per la gente), c’era la vita di sempre: scambi di opinioni, di materiale didattico, di conoscenze.
La passione che non si ferma: il lavoro che non si ferma, anche di pomeriggio, anche se non ti pagano.
Insegnanti che condividono e-book gratuiti, esperienze, metodi didattici per bambini in difficoltà.
Dà l’idea di un mondo che, fondamentalmente, se ne frega di ciò che pensa la gente dei  “3” mesi di ferie e dei privilegi che abbiamo (come la macchinetta del caffè? O un tetto sulla testa? O la responsabilità di 40 bambini?). Lavora in una realtà parallela.
C’è ancora chi pensa che il lavoro dell’insegnante sia entrare in classe, mettersi seduti, aprire un libro, dire 2 parole, fare merenda, giocare al gioco dell’impiccato un paio d’ore e ordinare la fila per uscire. Lasciamoglielo credere.
C’è anche la Deputata di Scelta Civica Ilaria Capua che in un’intervista del mensile Tuttoscuola del 10 gennaio dice che non siamo sotto-pagati…evviva la diversità di opinione!

beautiful teacher instructs student at the blackboard
Mi viene da chiedere come mai su un mese di lezioni in una conosciuta università, qualche professore ne faccia due terzi, neanche avvisando gli studenti che si presentano puntuali se non con un biglietto sulla porta. E non è un’altra storia.
Quei 150 euro, noi che siamo lì ogni giorno, nemmeno li meritavamo, oltre ad essere un debito!
La cosa bella, quando entro in classe, è che lavoro per i bambini, non per far parlare bene di “me” i rappresentanti del governo e neanche per avere un aumento di stipendio. Lavoro perché mi piace.
Proprio in quei giorni di fermento vedo una collega con 25 anni di servizio che porta i suoi bambini alla LIM e uscendo dice sorridendo:”Fare scuola così ha un altro senso, loro sono presi e si ricordano tutto!”
La mente era a scuola con i suoi bambini e non a pensare ai 150 euro. E forse i suoi bambini, proprio mentre si scriveva su Tuttoscuola che gli insegnanti prendono uno stipendio sopravvalutato, hanno avuto da lei una nuova possibilità di affrontare la conoscenza. Ma non avrà nessun premio e neanche lo vuole. E’ il suo lavoro.
Questa essenza degli insegnanti sembra sia quasi una magia interna alle nostre mura diroccate, nonostante le infiltrazioni d’acqua, nonostante le palestre/non palestre, nonostante i fazzolettini asciugamani contati, nonostante i nostri vecchi computer che fanno a gara con le stampanti per rompersi…. nonostante chi pensa tutt’altro.
Sinceramente non abbiamo né il tempo né la voglia di impegnare la mente a combattere ogni giorno. Abbiamo di meglio da fare: far camminare i bambini nella conoscenza e nella civiltà. Forse perché siamo una delle poche categorie per le quali i bambini vengono ancora prima di tutto e assorbono le nostre energie, come è giusto che sia.
Non posso parlare della scuola di altri gradi, perché non ne ho la minima esperienza.

La scuola primaria che io conosco e vivo, è così.

Ylenia Agostini

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