Adozione ed attaccamento

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Uno studio sull’attaccamento e il sostegno alla genitorialità dell’Università di Pavia (LAG; [email protected]), ha iniziato a fare luce su quali siano i parametri che potrebbero portare ad un buon esito del processo adottivo e ha permesso di sperimentare modelli di intervento di prevenzione primaria per il sostegno alla famiglia adottiva. I primi risultati sono riusciti a mettere a fuoco in maniera accurata quali possono essere i principali fattori di rischio coinvolti nell’esperienza adottiva e di come i genitori adottivi siano una delle principali risorse per quel processo di recupero psicologico per i bambini che hanno passato periodi più o meno lunghi negli istituti. Nonostante ci sia  ormai quasi un secolo di studi e di ricerche sui bambini istituzionalizzati, quella che  oggi abbiamo è un’immagine non uniforme dei minori  dove, accanto agli aspetti che   descrivono questi bimbi come precocemente attivi e capaci di notevole resistenza   in presenza di condizioni avverse,  si evidenziano aspetti di maggiore fragilità e di rischio per un armonico sviluppo socio-emotivo.
Ma cosa si intende per attaccamento? L’attaccamento è quella innata reazione che ogni neonato ha a ricercare una vicinanza protettiva di un caregiver, ossia di un adulto riconosciuto come figura stabile a cui rivolgersi in caso di necessità o di aiuto. L’esperienza di sentirsi vulnerabili e al tempo stesso protetti, fa parte di un patrimonio universale dell’umanità ed è presente in tutti  i bambini di cultura e di paese di provenienza differenti, che costituiscono la base di partenza per il successivo sviluppo del senso di sé, della fiducia e dell’autostima. Gli studi sui bambini confermano che l’esigenza di cercare vicinanza o accessibilità emotiva di un caregiver è già forte fin dalla nascita e che  all’età di un anno i bambini hanno già imparato modi differenti per conquistarsela. Nelle famiglie cosiddette normative, dove il minore ha a disposizione un ambiente affettivamente stabile e senza discontinuità nella disponibilità degli affetti, circa il 55-60% sviluppa un attaccamento sicuro, il 15-20 % un attaccamento insicuro di tipo evitante e il 10-15% di tipo insicuro ambivalente-resistente. Il restante 15% esibisce un pattern disorganizzato, cioè ha forti difficoltà a sviluppare una strategia coerente per garantirsi aiuto e protezione nei momenti avversi, rimanendo in una condizione di maggiore vulnerabilità che può comportare alterazioni per lo sviluppo socio-emotivo successivo. -È proprio quest’ultima la tipologia di attaccamento che è presente  nel  78% dei bambini allevati in istituti e orfanotrofi- spiega la Dottoressa Lavinia Barone, direttore del laboratorio per il sostegno alla genitorialità  dell’Università di Pavia ma si è visto che, grazie all’accoglienza in  famiglia, queste problematiche  si riducono drasticamente attestandosi intorno al 30% circa dopo un periodo di almeno un anno di permanenza nella famiglia adottiva (Barone, 85, 2012; Dellagiulia, Lionetti, Barone). Una trasformazione straordinaria visto che parliamo di  uno degli aspetti più importanti del benessere psicologico dei bambini , cioè quella sensazione di poter affrontare anche emozioni difficili o negative grazie alla presenza protettiva e quotidiana del genitore adottivo. Da qui si evince che, è possibile una ristrutturazione progressiva delle forme di attaccamento, e ci fa capire come  il principale fattore di rischio per lo sviluppo socio-emotivo  quale la disorganizzazione dell’attaccamento, possa man mano sostituirsi con un attaccamento sicuro grazie a nuove relazioni di cura. È per questo che l’adozione è definita come una forma di intervento naturale. Tuttavia, è la restante quantità di minori nei quali persiste  un disturbo dell’attaccamento  benché inseriti nel nuovo contesto familiare che richiede attenzione e approfondimento.

È a partire da queste considerazioni che il laboratorio per il sostegno alla genitorialità  dell’Università di Pavia ha messo a punto un progetto di ricerca  nato nel 2009 e proseguito con le stesse famiglie per due anni, che ha coinvolto, tramite i centri adozione dei servizi territoriali di alcune aree della regione Lombardia, bambini collocati in adozione entro i 5 anni di età ed i loro genitori adottivi con interviste, questionari e osservazioni di laboratorio e domestiche del quale,  noi genitori adottivi, attendiamo con interesse i risultati nella speranza che da tale studio possa finalmente nascere un percorso di sostegno nel periodo post adottivo capace di aiutare le coppie in questa fase particolarmente delicata.

Elisabetta dal Piaz

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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