Ultima modifica 21 Ottobre 2019

Avete mai sentito parlare di alimentazione complementare a richiesta?

La richiesta in questione è quella del neonato, che una volta completato un primo ciclo alimentare basato unicamente sul latte materno o latte in polvere, comincia il suo percorso di scoperta verso nuovi cibi. La richiesta di solito si manifesta come un’attenzione, una curiosità verso il cibo dei genitori. Per questo si parla anche di “Autosvezzamento”.

La caratteristica di questo “processo” è che scompare il “vizio” di mettere tutto ciò che capita in bocca e si manifesta un processo di selezione per alcuni cibi che, per l’appunto, completano le esigenze alimentari.

svezzamento

Quando inizia l’Alimentazione Complementare a Richiesta?

In generale – ma anche secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – si raccomanda di non incominciare l’introduzione di cibi solidi prima dei 6 mesi di vita, perché fino ad allora il latte materno assicura tutto il nutrimento necessario. E da questa età in poi che il bimbo comincia a manifestare i primi segnali di curiosità alimentare, come:

  • La capacità di mantenere una posizione eretta più adatta alla digestione;
  • L’interesse, che si manifesta innanzitutto visivamente, per il cibo (guardare il cibo, portarlo alla bocca, coordinare i gesti in funzione della presa);
  • Perdita dell’estrusione, ovvero del riflesso che permette ai bimbi di poppare tirando fuori la lingua quando si sfiorano le labbra (lo stesso riflesso permette di respingere il cibo solido);
  • Aumento della salivazione, i cui enzimi facilitano la digestione di cibi solidi.

Cosa fare?

Durante questa fase i bimbi imparano a muovere la lingua, e a deglutire cibi solidi anche se non ci sono i dentini. Per questo è importante cominciare a introdurre cibi solidi sminuzzati finemente. In questa fase, con molta gradualità, il bimbo incomincerà a capire sempre meglio la sensazione di sazietà e a diminuire la sua richiesta di latte.

Ma attenzione: ci vorrà molta pazienza!

E’ molto importante che il bimbo cominci in questa fase a vivere il momento della tavola, “condividendo” il momento del pasto con i propri genitori e più in generale con gli adulti. Vanno evitate costrizioni e approcci rudi, mentre va stimolato il contatto diretto con il cibo, magari utilizzando anche il gioco (avete presente il famoso “aeroplanino”?).

Fidarsi è bene

In questa fase di solito la mamma – ma anche il papà – si carica spesso di forti ansie legate alla possibile mancata ingestione del cibo, dovuta magari ad una masticazione incompleta o ad una distrazione del bimbo.

Purtroppo non c’è niente altro da fare: bisogna essere molto pazienti, molto attente, ma soprattutto fidarsi anche un po’ del proprio bambino.

Frullare tutto non è una soluzione e non aiuta il nostro bimbo a diventare un ometto.

Trent’anni, farmacista, laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche presso l’Università della Calabria si occupa di informare e sensibilizzare su temi che riguardano la salute, curiosità sui farmaci, bellezza, prevenzione e tanto altro, attraverso un linguaggio semplice, ironico e adatto alla vita di tutti i giorni.

2 COMMENTS

    • ahahahahah ecco, anche a me è capitato!!! solo che poi alla fine aveva più interesse per la tetta della mamma e quindi è passato altro tempo. Poi dalla tetta è passato direttamente alla pasta con il sugo 😛

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here