Ultima modifica 21 Aprile 2021

Anche i bambini adottivi, se arrivano in famiglia da piccolissimi (e succede più spesso di quanto le favole metropolitane sull’impossibilità dell’avvenimento raccontino) possono essere allattati al seno.

La cosa non è solo possibile ma anche auspicabile visto l’importanza dell’allattamento al seno. È necessario concentrarsi innanzitutto sull’aspetto psicologico dell’allattamento e, in secondo luogo, sui vantaggi nutrizionali del latte materno.

La produzione del latte, se si verifica, è un piacevole effetto secondario rispetto all’obiettivo più ampio di costruire una felice relazione di allattamento. Certo è importante fissare le proprie aspettative ad un livello ragionevole. Dal momento che è più importante il rapporto che l’attaccamento al seno crea che la quantità di latte materno prodotto, le madri adottive sono ben felici di poter allattare al seno senza aspettarsi di produrre il latte nella quantità che serve al bambino.

bambini adottivi

E’ il rapporto speciale tra mamma e figlio, la vicinanza, l’attaccamento che si crea durante questo momento magico che le madri adottive cercano e desiderano.

Comunque, la maggior parte delle mamme è in grado di produrre latte, anche in minima quantità.

Molte madri adottive riescono ad indurre la lattazione usando un tiralatte ogni 2-3 ore, sia prima che dopo l’arrivo del bambino. Alcune ricorrono ad uno strumento chiamato SNS, Supplemental Nursing System, ossia sistema per l’allattamento con aggiunta, venduto in Italia come Kit per l’allattamento prodotto da Medela e che consiste in una bottiglietta da riempire con latte artificiale e appendere al collo.
Alla bottiglietta sono collegati due tubicini che si fissano accanto al capezzolo.
In questo modo, il bambino riceve nutrimento a sufficienza e contemporaneamente stimola il corpo a produrre latte. Infatti, quanto più il seno viene stimolato – da un tiralatte o dal bambino stesso – maggiore è la probabilità che riesca a produrre latte.

SSNS-02e il bambino adottato è più grandicello, la questione si complica un po’. Alcuni piccoli sono ormai abituati a bere dal biberon e si rifiutano di poppare.
Si tratta di bambini che forse non sono molto interessati a provare cose nuove.
Ma dato che ogni bambino fa storia a sé non bisogna far altro che provare e vedere come risponde il proprio bambino. Per questo può essere di enorme aiuto contattare, ad esempio, la LLL (La Leche League) più vicina a voi, oppure dare un’occhiata alle pubblicazioni a riguardo sul sito web http://www.llli.org/, oltre che per avere consigli e, volendo, anche un consulente al vostro fianco.

Inoltre credo che sia utile la massima discrezione nell’affrontare l’argomento “allattamento al seno” con chi si sta occupando della vostra richiesta di adozione. Ci sono persone comprensive e altre che potrebbero guardarvi con sospetto accusandovi di desiderare solo i neonati.

Certo è che , è bene che lo si sappia, che anche i bimbi arrivati ben oltre ogni pensiero logico di allattamento vi chiederanno di dare una “ciucciatina”.

Mi ricordo ancora quando il mio più grande, 6 anni e mezzo quando è arrivato, mi chiese di potersi attaccare al mio seno. Li per lì rimasi decisamente spiazzata, poi pensai, perché no, se lui lo desidera perché non accontentarlo.

Così ho fatto e la cosa si è risolta con 2 minuti di poppata, coccole ed infinita tenerezza.
Poi l’affermazione di lui: “ma mamma, non viene niente!”.
In risposta alla mia risata e conseguente spiegazione sulla ragione per cui non veniva niente, il mio ometto serio serio mi ha risposto: “ va bhe’ mamma, sono contento lo stesso…. sono così morbide!” e l’esperienza si è chiusa lì.

Riminese trapiantata per amore in Umbria da ormai 18 anni. Ex dietista e mamma attempata, di due fantastici figli del cuore che arrivano dal Brasile. Ma il tempo passa e i figli crescono (e non sia mai avere mamma sempre fra i piedi) ho ripreso a studiare e sono diventata Mediatore familiare, civile e commerciale. E a breve...mediatore penale.

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