Ansie d’ottobre in prima primaria

Ultima modifica 20 Giugno 2019

Ottobre a scuola è un mese bello, in cui i bambini di prima, in generale, riescono a comprendere il nuovo ambiente della scuola primaria e la maggior parte di essi inizia anche ad accettarlo ed apprezzarlo.

Imparare ogni giorno è una sensazione adrenalinica che “dà dipendenza”:
– Maestra oggi scriviamo l’otto vero?-
– Maestra leggimi qui, dai dai mi leggi che poi capisco da solo? – (che è bellissima, no?)

Ansie d'ottobreSono alla terza volta in prima e mi stupisco sempre più di quanta voglia di capire si respiri.
Ecco, è questo il pedale dell’acceleratore del leggere, dello scrivere e del contare.
Ma attenzione: a volere troppo, a mandare troppa benzina in partenza, ci si ingolfa.
Quest’anno, in particolar modo, mi rendo conto di quanto ogni bambino abbia bisogno del SUO inizio, ed in questo i genitori e i nonni e gli zii e le baby sitter ci devono aiutare.
Come?
In primo luogo stando tranquilli. L’affanno fa male. La preoccupazione affannata distrugge ciò che si costruisce a volte con fatica.
L’ansia d’ottobre non deve entrare in casa. 

E’ ovvio che in una classe ci siano bambini che sanno già leggere e bambini che non riconoscono le vocali. All’ingresso, il 14 settembre, non spariamo un microchip di prerequisiti, quindi ogni storia va rispettata e fatta crescere dal punto in cui è.
E’ anche ovvio che alcuni bambini siano in tiro e altri si annoino.
Ma la fatica e la noia fanno parte della vita, come le lucine di Natale, ad intermittenza.
Che vogliamo farci?
Voi forse non vi accorgete di tante piccole cose che noi insegnanti notiamo guardandoli insieme e ogni giorno.

La prima lievissima impressione che abbiamo è  che di voi che li accompagnate al banco… non importa più un fico secco almeno fino alle 13.00.
Voi restate il motivo per cui lavorano, la stella guida della loro volontà.
Ma mentre lavorano per farvi felici, non hanno bisogno della vostra presenza. Anzi. Ahaha.

State sereni, che tutte le volte che dicevano “Voglio andare a casa” si sono tramutate in
1- Maestra mi aiuti?
2- Maestra guarda!
3- Maestra ti ho fatto un disegno!
4- Maestra come si scrive Biagio?
Ed è la loro più grande conquista di serenità.
Ormai non piangono più e lo sguardo smarrito è un bellissimo ricordo.

Sanno dov’è il bagnobardellosportClubdelleWinks… e sono abili inventori di scuse improbabili come
Mi deve essere caduta in bagno la gomma…maé prima ho bevuto poco…non ho scaricato…vado a vedere perché non torna Samuele.
Poi tu li mandi uno alla volta, ma loro ormai conoscono anche i bambini delle altre classi quindi no problem, la chiacchierina se la impostano lo stesso.

Sono proiettati verso i compagni e il lavoro da quando entrano: qualcuno ha già in mente che giorno è oggi per scriverlo sulla data. Siamo in situazione abbondantemente.
Sì. Iniziano ad associare visi e nomi dei compagni, a guardarsi intorno, perché se il cuore è tranquillo ci si può proiettare all’esterno.
Viparessepoco

Per loro questo mese è stato un anno di lavoro emotivo.

E in tutto ciò hanno iniziato a mettere insieme vocali e consonanti, a correre in su e in giù per i numeri, a scoprire il bello di trovare una risposta.
Hanno toccato i limiti e ogni giorno si sono esercitati a starci dentro… anche se per qualcuno la strada è più faticosa.
Capire che una regola non sta lì a comandare, ma ad aiutare, è un percorso duro come nella vita.
Capire poi che chiamare la maestra 8 volte in 20 minuti non si può, perché ci sono altri 22 che hanno bisogno, ecco… su questo ci stiamo attrezzando. Stelline.
L’obiettivo “ridurre a 4” lasciamolo per novembre.
Quindi mi raccomando, fiducia, aiuto e relax, ricordando comunque che ogni cartello è buono per leggere e ogni numero è buono da guardare perché, come dico sempre, la scuola è il più grande affare di famiglia che esista.

Ylenia Agostini

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