Artigiani si, magari anche laureati!

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Il nostro ineffabile Ministro del lavoro, in visita a Torino, la sua città, e più precisamente al salone delle arti e mestieri, si è congratulata con un gruppo si pasticceri-panettieri per il loro “saper usare le mani” chiosando, da par suo, che non sono indispensabili gli studi universitari e che è bello e giusto imparare ad “usare le mani”.

I commenti ironici alle parole del Ministro si sono sprecati. Ma come, dalla bocca di  una studiosa, di una professoressa come lei è, escono tali parole? Invece di incentivare lo studio, di promuovere la cultura, la affossa in tale modo? Lo sa, il nostro sig. Ministro che in Italia la percentuale di laureati è negli ultimi posti della graduatoria mondiale?

Cosi vanno scrivendo le penne più “in” dei media nostrani.

Però se è vero, come è vero, che noi vantiamo pochi laureati, è anche vero, verissimo che non abbiamo sufficienti posti di lavoro nemmeno per quei pochi.

I cervelli migliori espatriano: i cervelli migliori, quelli che non hanno santi in paradiso, s’intende, perché i laureati figli di papà (vero signori ministri?) non hanno bisogno di espatriare perché uno (o più) posti di lavoro per loro ci sono, eccome!

Non voglio dire che non li “meritino”, ma proprio tutti sono così bravi, sono proprio tutti loro i migliori? Permettetemi di dubitarne.

Certo “loro” trovano strade spianate, opportunità e conoscenze migliori, hanno i genitori che possono indicare i giusti percorsi, per tacer delle giuste raccomandazioni e quant’altro.

Ed è, questa mia, una semplice constatazione dei fatti, non un rimprovero, né una recriminazione, perché alzi la mano chi, al loro posto, o nel suo piccolo, non fa, o non farebbe, la stessa cosa?

Detto questo, facendo il punto della situazione, verifichiamo che in Italia si fa poca ricerca, non si sperimenta a sufficienza, non sì implementano (o non o si fa abbastanza) industrie che usano tecnologie innovative, non si è al passo con i tempi, anzi invece di precorrerli restiamo sempre più indietro, arranchiamo faticosamente e perdiamo sempre più terreno.

Ed allora? Quali sono i rimedi? Perseguire corsi di laurea sempre più improbabili, dequalificati, e soprattutto non richiesti dal “mercato”?

Oppure ripiegare ancora una volta sul tanto disprezzato dagli uomini di cultura “usare le mani”?

Ho scoperto che, ad esempio negli Stati Uniti, non è raro che un  falegname possegga una laurea oppure che lo sia un contadino, da noi è impensabile che un giovane laureato impari un mestiere quasi che, per usare le mani non occorresse un cervello e se un giovane che “usa le mani” possiede una buona cultura non sia meglio!

Assistiamo a fenomeni di ritorno alle “arti manuali” di professionisti anche affermati che, stanchi del loro lavoro si ritirano in campagna e diventano produttori di vini.

Ma, sapete, produrre vini fa “figo”, e poi questi signori, non iniziano dal “niente”, hanno guadagnato parecchio nella loro vita precedente e si possono permettere di vivere lussuosamente in belle case rurali, magari con tanto di piscina e campo da tennis ed avvalersi anche di esperti enologi.

Ma guardate che io approvo la loro scelta. Hanno, in un primo tempo, svolto un lavoro che, a lungo andare, non li soddisfaceva più, era stressante e inappagante e, nella loro piena maturità, hanno scelto una via di lavoro diversa, più rispondente al loro io.

Per tornare al nostro Ministro, sono solo d’accordo con lei quando parla di scelta migliore, ma solo se espressione del desiderio dei ragazzi e a patto che la loro scuola dia una formazione completa, non trascurando in alcun modo la loro formazione culturale.

Ma sono anche d’accordo con coloro che ritengono che sia un “delitto” non fornire ai nostri migliori laureati posti di lavoro in patria.

Ma per ottenere questo bisogna stimolare la ricerca, magari detassando in maniera massiccia tutte le industrie, le associazioni e quant’altro che operino in questo campo.

Ma se al governo ci sono persone che pensano come il ministro Fornero…poveri i nostri giovani!

 

Nonna Lì

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Sono una giovane ragazza dai capelli bianchi, un vulcano di curiosità con una voglia irrefrenabile di sorseggiare la vita, una fantasiosa e interessante signora piena di voglia di fare, dire, raccontare, condividere.

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