Asilo Bosco Caffarella: ci siamo state

Ultima modifica 30 Ottobre 2017

Un piccolo casale nel bosco. Un orto. Due spaventapasseri che fanno buona guardia. Un coniglio bianco che spunta dai cespugli e piccole altalene che penzolano dai rami di un ulivo.

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Il Progetto educativo ambientale per l’infanzia Bosco Caffarella è uno di quei luoghi che devi vedere per crederci davvero. Qui bimbetti dai 3 fino ai 6 anni passano le loro giornate a contatto con la natura. Esplorano. Imparano ad arrampicarsi sugli alberi, a riconoscere piante ed erbe aromatiche.

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Asilo Bosco Caffarella – il metodo

La filosofia è quella della pedagogia del bosco, elaborata a partire dal 1950 dall’idea iniziale di una mamma danese, Elle Flatau. Secondo questa scuola di pensiero – che dagli anni Cinquanta a oggi è diventata un movimento mondiale – i bambini imparano facendo, sono educati prevalentemente all’aria aperta e vengono coinvolti nelle scelte quotidiane.Che cosa facciamo oggi?”: a questa domanda si risponde tutti insieme.

Il progetto Bosco Caffarella, partito a luglio 2016, è situato nel vastissimo e meraviglioso parco regionale dell’Appia Antica: lo spazio e il verde certo non mancano. E’ il secondo del suo genere nella zona di Roma e dintorni: il primo è l’Asilo nel bosco di Ostia.

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Francesca Lepori, coordinatrice pedagogica, da vent’anni nell’insegnamento, racconta la giornata tipo del suo gruppo di bambini.

«Io e le mie colleghe siamo qui dalle 8:30. Ma i bambini possono arrivare quando vogliono: 10, 10:30, 11… Invito sempre i genitori a rispettare il ritmo del sonno dei propri figli. Che così qui arrivano meno stressati. La mattinata solitamente la trascorriamo in gioco libero, in attesa che arrivino tutti. Non c’è bisogno di intrattenere i bambini: nella natura a ogni passo fanno una scoperta, in ogni angolo trovano un tesoro. Come sassi colorati da raccogliere per realizzare puzzle oppure delle olive cadute dall’albero che necessitano di una casetta di legnetti che le protegga».

«Almeno tre volte alla settimana facciamo delle gite, anche in bicicletta. Andiamo al lago a fare birdwatching o magari a visitare una fattoria che si trova qui vicino, sempre all’interno del parco. Diamo molto spazio anche alla lettura, da fare all’aperto ogni volta che è possibile. Verso le 16:30 i genitori tornano a prendere i figli. E li trovano sereni, stanchi di una stanchezza sana, ma soprattutto felici».

Andiamo oltre alle nostre convinzioni “italiche”

I bambini del Bosco Caffarella al momento sono sei, in prevalenza figli di stranieri (nordeuropei), più abituati a questo tipo di educazione e meno ingabbiati in certi timori che invece spesso agitano noi genitori italiani. Del tipo: non correre che sudi, attento che se cadi ti sporchi…

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E a proposito di sporcarsi: «I grembiulini rosa e azzurri da noi non esistono. Anzi, non esistono proprio i grembiuli», spiega Francesca. «I genitori sanno che i bambini devono indossare capi comodi e di poco prezzo. Se la felpa si strappa mentre ci si arrampica su un albero non succede nulla. E se ci si sporca di terra lavorando nell’orto, nessuno si preoccupa. Al massimo, per alcuni lavoretti i bambini indossano vecchie T-shirt di mamma o papà».

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I diritti naturali dei bambini

Le famiglie che iscrivono qui i propri figli vengono poi invitate a firmare un patto educativo molto particolare: il manifesto dei diritti naturali di bimbi e bimbe. Che sancisce, per esempio, il diritto all’ozio. O quello al selvaggio: vale a dire il diritto a “costruire rifugi-gioco nei boschetti, avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi”. O ancora, il diritto all’uso delle mani e agli odori. Ma anche al silenzio.

Certo: a questo punto, la domanda sorge spontanea. Un bambino che abbia frequentato una simile scuola dell’infanzia, come si trova al momento di iniziare la prima elementare in un istituto tradizionale? Riesce a gestire il cambiamento radicale di impostazione pedagogica, gli orari scanditi dalla campanella, le lunghe ore in classe, il grembiule?

«La risposta onesta è: non lo sappiamo», ammette Francesca. «La casistica al momento è ancora troppo ridotta per potere effettuare uno studio statistico valido. Quello che posso dirti è che in un contesto come il nostro i bambini imparano prima a gestire le loro frustrazioni. Ci riescono grazie alle esperienze che fanno quotidianamente, tra cui anche una caduta da cui si rialzano. O la pioggia che impedisce la gita. C’è poi un altro aspetto da mettere sul piatto. I bambini che fanno tutto il ciclo della materna in ambienti come il Bosco Caffarella vivono più sereni, anzi felici, dai 3 ai 6 anni. Sono tre preziosi anni di vita di felicità: e questo mi sembra già un ottimo risultato».

Contatti e informazioni utili:

Asilo Bosco Caffarella
Casale Vigna Cardinali
Largo Pietro Tacchi Venturi,
Adiacente Via Latina – 00179 Roma

Telefono:   +39 3393796137

Mail:  boscocaffarella@gmail.com

Sito: Bosco Caffarella

Pagina Facebook: Bosco Caffarella

Virginia Di Marco

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