Attentato a Parigi: non c’è la pace

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Ultima modifica 11 Novembre 2015

Il mondo è cambiato!

Lo sappiamo tutti, lo capimmo tutti, da quel tragico settembre 2001, che il mondo non sarebbe più stato lo stesso.
E da allora abbiamo vissuto, e continuiamo a vivere, con la paura costante che tutto possa accadere.
E’ evidente che c’è una guerra in corso, sono solo cambiate le modalità. Ogni giorno leggiamo terrorizzati quanto succede nel mondo intero ed intolleranza, odio, violenza, discriminazione, sono ormai parole entrate nel nostro gergo quotidiano.

attentato a parigi

5 minuti di sangue e poi ancora sangue

A spaventarci nuovamente tutti è stato l’attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, del 7 gennaio scorso, un attacco terroristico durante il quale sono morte 12 persone e ne sono rimaste ferite 11.

Attentato a Parigi

È l’attentato terroristico col maggior numero di vittime in Francia dopo quello del 1961 ad opera dell’Organisation armée secrète, che aveva causato 28 morti durante la Guerra d’Algeria.
Ieri sera, davanti all’Ambasciata francese in piazza Farnese, si è svolta una fiaccolata di solidarietà per le vittime dell’attentato mentre lo slogan «Je suis Charlie» faceva il giro del mondo correndo su giornali e social network.
Non è sicuramente questa la sede (né io mi ritengo la persona più adatta a farlo), per raccontare la dinamica dell’accaduto o fare politica, basta accendere la televisione, collegarsi ad internet, leggere i giornali, per vedere immagini da togliere il fiato, assistere passivamente a questo clima di violenza cieca.
Penso si sia trattato di un attentato alla pace mondiale, il tentativo di accendere la miccia e far entrare in guerra l’Europa” ha commentato il giornalista Giulietto Chiesa.
Il sanguinoso attentato a Parigi è un attacco a tutte le libertà dell’Occidente, non soltanto alla libertà di stampa e alla libertà di satira. Il concetto di informazione e di diritto di espressione sono e devono rimanere patrimonio di tutti, perchè valori fondanti della democrazia. E i giornali, di questa democrazia, dovrebbero essere il simbolo. Mettere a tacere la libertà di parola, significa calpestare le nostre radici, la nostra storia, la cultura e le lotte combattute per raggiungerla.
Coltiviamo il mito della società multietnica e multiculturale, illudendoci che il buonismo sia una strada praticabile, ma nel frattempo si parla di razzismo,di ideologia del consumo, di fomentare l’islamofobia, e come mamma ho la responsabilità di dover spiegare (o quanto meno provarci) tali concetti ai miei figli. Come riuscire a far comprendere loro che questo non è il mondo nel quale avremmo voluto farli vivere, che siamo tutti figli di questa stessa terra ma che bisogna darsi da fare per neutralizzare i presupposti della violenza con la forza di valori che non vorremmo veder scomparire?
Sarebbe davvero il caso di capire in cosa consiste il valore della libertà, per riuscire a trasmetterlo correttamente, senza cedere alla paura.

Noi crediamo di essere in pace ma in realtà “Questa è guerra. Altro che islam buono e islam cattivo, altro che multiculturalismo come risorsa e porte aperte all’immigrazione come dovere”. Suonano dure le parole di alcuni giornalisti sulle nostre testate: “Abbiamo un problema di polizia, di servizi segreti che fanno acqua… Il problema non è farsi ammazzare, ma farlo in silenzio. È spalancare le porte di casa senza nulla chiedere in cambio al nemico che si presenta con la faccia affamata e sofferente del profugo. È rinunciare a crocefissi, presepi e tradizioni per non offenderli. È inculcare – anche da parte di eminenti cardinali della Chiesa-nei nostri bambini l’idea che Gesù e Allah pari sono. È stato rinunciare ad inserire le «radici cristiane» nella Costituzione europea. È non capire che siamo sull’orlo di una guerra civile europea tra islamici di passaporto europeo e il resto d’Europa…”
Facciamo valere la nostra voce di sdegno, nella lotta al terrorismo bisogna alzare il livello di guardia ma comunque difendere la libertà di stampa e di critica, senza venir meno mai alla nostra autentica identità occidentale. Abbiamo il dovere di difendere la nostra democrazia, il nostro modo di vivere, dobbiamo avere la libertà di portare i nostri figli in una chiesa o in un museo, di credere in un futuro migliore, di fare scelte di vita responsabili per loro. Difendiamo la democrazia oggi per poterla affidare domani ai nostri figli.

Maria Teresa

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