Ultima modifica 5 Febbraio 2021

Per mio papà ho sempre nutrito, e nutro ancora, una profonda stima e ammirazione. Da piccola, ammiravo la sua capacità di risolvere liti familiari e lavorative con estrema calma e lucidità. Non l’ho mai sentito alzare la voce con noi e, tanto meno, le mani.
Ha sempre amato avere i suoi figli intorno e, così, i nipoti. Ama profondamente la sua famiglia.

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Sul lavoro è sempre stata una gran persona. Proprio un paio di mesi fa, una persona mi ha detto che, di tutti i capi che ha avuto, mio papà è sicuramente quello di cui si ricorda con tanto affetto.

Ammiravo la sua capacità di passare da una lingua all’altra con naturalezza e le poesie che recitava a memoria. Un ingegnere elettronico, che eccelleva in ogni materia (ma non gli piaceva la chimica). Conosce la Divina Commedia a memoria e innumerevoli altre poesie. Ama il cielo con tutte le stelle, i pianeti e le supernove che lo abitano. E, col suo telescopio, adora osservare quel cielo con devozione.

Ricordo quando una volta si è messo a riscrivere i Promessi Sposi in chiave comica, usando come protagonisti i suoi amici.

Quando d’estate si rivedeva con i suoi fratelli, mi piaceva ascoltare le monellate che combinavano alla zia (la mamma morì, quando lui aveva due anni, e di loro si è sempre presa cura una zia), i racconti del periodo della guerra, o quando cucinavano tutti insieme.

Un uomo di chiesa, che ha insegnato a noi figli il culto del volontariato e l’amore per i più deboli e i meno fortunati.

Mio papà mi ha sempre detto la verità, sia quando non apprezzava il ragazzo con cui stavo, sia quando mi esprimeva la sua stima. Un uomo di poche parole, ma capace di emozionarsi e emozionarti con poco. Ora, mi mancano i suoi abbracci, ora, che viviamo a 8000 km di distanza. Mi manca il suo sorriso.

L’ho sempre adorato.

Ha sempre praticato tanto sport. Ogni mattina fa ginnastica e, in passato, correva, sciava, nuotava, correva in bicicletta, giocava a tennis, a baseball. Faceva di tutto, purché fosse sano sport.

Nella foto, qui accanto, sta correndo una maratona con tre dei suoi figli. Io non c’ero, ero in America ma, se anche fossi stata in Italia, dubito che avrei partecipato.

Da adulta, ho imparato a vederne i difetti e le debolezze, ma va bene così, perché mi aiuta ad accettare il fatto che non tutti sono perfetti, nemmeno lui.

Nata ad Ivrea, con il mio compagno condividevo un sogno: vivere in America. Ed è grazie a lui e al suo lavoro (il mio l’ho perso a causa della crisi) che il nostro sogno si realizza.

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