Autobus sicuri per i nostri figli

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

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Prenoti un’uscita didattica due mesi prima, rigorosamente in linea con la programmazione. Cerchi di assicurare per tempo luogo del laboratorio, visita e mezzo di trasporto.  Una volta a settimana ricordi al segretario della scuola di chiamare l’azienda trasporti convenzionata (semplicemente perché una volta ci ha lasciati a piedi mandando all’ultimo momento un autobus gran turismo “tappabuchi” e un’altra abbiamo accumulato mezz’ora di ritardo… non succederà mica sempre! Però…). Mandi gli avvisi ai genitori e ti prendi la responsabilità di portarli in un luogo non del tutto pacifico (una centrale idroelettrica con tanto di percorso appeso sul fiume).
Te la prendi con piacere e con la giusta tensione.
Poi arrivi alla mattina della partenza, con i bambini parti dalla scuola alle 8.25 per prendere il mezzo prenotato per le 8.30. Ma, all’appuntamento, l’autobus non c’è alle 8.30, né alle 8.45. Alle 8.55 arriva. 

Non so perché, ma ho sempre pensato che l’autobus dovrebbe aspettare i bambini e non viceversa.
Stare 20-25 minuti con 40  bambini a un metro dalla strada non è il massimo dell’aspirazione.
Autista gentilissimo, ma in ritardo, perché il nostro era in coda ad un altro servizio di linea.
In tempi di magra ci può stare. Però prendersi la briga di avvisare o mettere in chiaro subito il fatto, sarebbe stato onesto e “simpatico”, visto che gli esperti di tempi e strade e traffico sono loro, non io.
Diciamo poi che il mezzo era stato immatricolato “tra il ’79 e l’ ’85…”
E’ stato fatto presente all’azienda, ma, non so perché, so già che la prossima volta aspetteremo di nuovo.
Un ritardo, comunque, in confronto ad altri episodi, è pura filosofia.
Ci sono infatti situazioni al limite dell’inconcepibile, tipo questa:  a Torino, un gruppo di genitori dei bambini della scuola primaria Virginia Agnelli  ha notato che gli pneumatici del pullman prenotato per l’uscita erano lisci e deteriorati. 
Una piccola pioggia, una frenata, una sterzata improvvisa: non ci vuole tanto.autista
Questi genitori  hanno avuto la prontezza di bloccare il mezzo e chiamare la Stradale e, da quello che si legge, avrebbero anche forzato la mano e discusso con l’autista. Ma, ci rendiamo conto?
Alla fine, multa poco salata, non importa. Quello che conta è che il mezzo sia stato sostituito con un altro idoneo.
Leggendo altre notizie poco confortanti, viene voglia di smettere di uscire con i mezzi: il problema delle revisioni-truffa effettuate solo sulla carta; assicurazioni non rinnovate; autisti che superano il limite massimo di ore di guida, strizzati fino all’osso; autisti con i cellulari appesi all’orecchio per tre quarti del viaggio.

Noi, intanto, cosa possiamo fare?
Possiamo controllare lo stato degli pneumatici, la presenza di estintori a bordo, controllare le cinture di sicurezza, assicurarsi  dell’integrità della cassetta di pronto soccorso, controllare l’assicurazione del mezzo e poi chiedere la cortesia di utilizzare il cellulare con l’auricolare e solo per motivi di lavoro.

Per il resto cosa facciamo prima di salire a bordo: portiamo l’etilometro, controlliamo la scatola nera o invitiamo il “nostro meccanico di fiducia”? E’ una follia.
Qualcosa, in realtà, si è mosso a Mantova dove, ad aprile 2014, il Comune ha varato il piano “Gite scolastiche sicure” . La Polizia Stradale, avendo un promemoria delle gite che si devono effettuare e l’orario delle partenze, si presenta all’appuntamento controllando tutto ciò che si deve, compresa la scatola nera del mezzo. In uno dei controlli ha rilevato che l’autista aveva sulle spalle un monte ore di guida oltre il limite e per questo è stato multato (e spero, sostituito, anche se non è riportato nell’articolo).
Certo che è veramente triste che serva sempre la paura e il controllo, per evitare certi episodi.
Ma è un’iniziativa intelligente da far “girare” in tutti i comuni, per evitare che la furbizia o la crisi ricadano in modo drammatico sui nostri bambini e ragazzi.
 Ylenia Agostini

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