Avevamo tredici anni e vestivamo malissimo

Ultima modifica 24 Marzo 2021

Avevamo comunque un alibi: eravamo a cavallo degli anni Ottanta e una moda sadica imponeva spalloni il cui ricordo ancora ci turba. Per i capelli ci ispiravamo a Napo Orso Capo e ai nostri lobi pendevano orecchini il cui diametro era pari alla raggio della testa per trequattordici.

Le più sportive esibivano tute in jeans che sarebbero piaciute a SuperMario Bros, mentre gli animi romantici potevano fare affidamento su camicette con colletti c.d. “importanti”, mentre quanto a scarpe…

No, sulle scarpe niente da dire: sono le stesse che i ragazzi indossano adesso. Solo che a loro stanno meglio. E nemmeno puzzano più come allora, ma come è possibile.

Tra le mie memorie di gioventù rimane indelebile l’afrore delle Superga sotto il sole d’agosto (e il ricordo di un’amica che un ragazzo corteggiava fingendo di volergliene sfilare una. La poveretta, consapevole che l’impatto olfattivo le avrebbe tolto ogni carisma e sintomatico mistero, si agitava come un’indemoniata per impedirlo, intimandogli di fermarsi ché “Ho messo il borotalco, ti sporcherai tutto!!”)

A ogni modo. Dicevo?

Ah, già, le scarpe. A loro stanno meglio. Persino i polacchini Timberland, che a noi donavano un’allure da contadino del Wisconsin, alle teenager di oggi regalano passo svelto su gambe fenicottere. E  i leggins hanno acquistato freschezza da quando non si chiamano più fuseaux.

Non so se questo rientri nel normale processo evolutivo, ma le adolescenti di oggi, secondo me, sono splendide. “Belle anche nell’età in cui si è brutte” chiosa un’amica.

Le trovo deliziose infagottate nei loro maglioni dalle maniche troppo lunghe da cui spuntano dita infantili, tenere nelle loro sciarpone e nei piumini extralarge.

E il fatto che vestano capi così simili a quelli indossati da noi venti o trenta anni prima sottolinea ancora più la loro superiorità estetica.

“Non credere – smorza i miei entusiasmi Rita, professoressa di inglese – Sono appena tornata da una gita di due giorni con mia terza. Le ragazze la mattina rifiutavano di farsi vedere da me. Prof vada via, mi urlavano angosciate, non siamo vestite, non siamo truccate!”

Ma questo è in qualche modo consolante.

Cambiano le mode, cambiano i corpi, cambiano le proporzioni e il modo di atteggiarsi. Il senso di inadeguatezza adolescenziale, invece, rimane lo stesso.

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